Non rinunciamo a questo Paese

Credo sia abbastanza sterile ed inutile, soprattutto oggi e in questo particolare momento storico caratterizzato dalla dittatura mondialista, dividere gli identitari su questioni statuali. Mi spiego.

Se una persona culturalmente e politicamente impegnata crede fermamente nel Sangue, nel Suolo e nello Spirito (Sangue come etnia e razza, Suolo come Patria naturale, Spirito come insieme di peculiarità culturali, linguistiche, religiose tradizionali) è abbastanza deleterio che si metta a bisticciare con altre con i medesimi valori solo per questioni inerenti l’organizzazione dello stato: centralismo, federalismo, autonomismo, indipendentismo… Vale davvero la pena forse dilaniare l’Italia e le altre nazioni europee con queste faccende che rischiano, seriamente, di gettare il Paese nel caos, e praticamente sempre e solo per questioni economiche?

Io penso che gli identitari italiani abbiano un preciso dovere, essendo per certi versi la parte più culturalmente sana d’Italia: quello di essere esempio, e di educare, soprattutto i giovani, all’amore per la grande Patria (l’Italia) e le sue piccole patrie (le regioni storiche).

Che senso avrebbe concordare su tutto ma perdersi in diatribe regionaliste sulla gestione dello stato? Per carità, importanti, ma non basilari, perché qui si deve imparare a ragionare in termini nazionali e non statali: l’Italia è una plurimillenaria realtà etno-culturale e territoriale, unita, prima di Roma, dalle popolazioni italiche della Penisola, dal Triveneto alla Sicilia.

Checché ne dica Metternich (e quelli che ancor oggi pendono dalla sua famigerata esternazione anti-italiana), l’Italia dalle Alpi alla Sicilia costituisce un continuum mediterraneo, neolitico, romano, romanico, romanzo, e non è solo un contenitore geografico di popoli disparati; lo stacco lo si può ravvisare in aree estreme, dove si possono trovare minoranze straniere di origine germanica, slava, balcanica, albanese, greca. Minoranze, appunto.

Perché pensare che l’unità d’Italia porti alla perdita delle differenze regionali, ovvie, che rappresentano comunque una grande ricchezza del Paese? E se invece l’unità le corroborasse e le valorizzasse sotto l’egida della romanità? Noi Italiani siamo il popolo “prediletto” dai Romani, loro discendenti, loro figli, e abitiamo quella che è la loro Patria d’elezione, unificata politicamente innanzitutto da loro, in tempi repubblicani (e poi ordinata da Augusto, come ben sappiamo).

Il leghismo è nato per l’insofferenza verso lo stato, che spesso fa odiare l’Italia confondendola con l’apparato romano, e così fenomeni come il duosicilianismo e l’indipendentismo sardo o siciliano che si concentrano sulle (ingigantite) magagne sabaude risorgimentali che avrebbero, secondo loro, schiacciato il Sud.

Curioso davvero, perché “Italia” è un nome che nasce nella punta della Calabria (un nome peraltro di tradizione indoeuropea, non “terrona”, saracena, araba, ebraica o chissà che altro, un nome totemico molto probabilmente riferito al toro, animale sacro ANCHE per i Celti della “Padania”).

Auspico davvero che tutti coloro che hanno sensibilità identitaria possano unirsi nel nome della comunanza di valori etno-razziali che stanno tanto a cuore ad ogni serio patriota.

Difendere l’Italia non implica banalizzare la difesa delle piccole patrie, ma anzi, significa responsabilizzarla, perché quando si dice “Italia” si dice anche varietà regionale, naturalmente.

O forse essere italiani ci fa schifo e ci vergogniamo dei nostri natali? E vogliamo davvero berci quegli uggiosi stereotipi anti-italiani molto in voga nella patria, per antonomasia, del nulla identitario, gli USA? Ma anche nei tanto osannati Paesi nordeuropei, efficienti, ordinati, all’avanguardia quanto volete ma fanalini di coda per quanto riguarda la difesa dell’Identità e della Tradizione.

Non ragioniamo troppo in termini di stato, ragioniamo in termini nazionali, sociali, comunitari, e riscopriremo il piacere di essere Italiani, e figli di una gloriosa Terra che tutto il mondo ci invidia ma che proprio noi Italiani troppo spesso insultiamo e vituperiamo, anche col micro-sciovinismo padanista o neoborbonico. Gli Italiani sono campioni nell’inventarsi identità alternative, inevitabilmente destinate alla farsa.

Essere italiani non significa smettere di essere settentrionali, o centrali, o meridionali, o isolani, casomai significa responsabilizzarsi per cercare di essere quello che in effetti siamo, una Nazione.

Il Nord non è germanico, e il Sud non è greco o arabo; le differenze regionali risalgono ai tempi preromani, e i secoli di divisione politica (ringraziamo il papa) non hanno alterato etnicamente il grosso degli Italiani.

Certo, ne hanno indebolito lo spirito d’appartenenza e quello civico, ma questo potrebbe anche valere a livello regionale: cosa accomunerebbe, se ci rifacciamo alla mera politica, un Torinese e un Trevigiano? O credete forse che la soluzione sia davvero fare a pezzi il Paese e permettere che ogni popolo vada per conto suo? Finendo inevitabilmente nelle mani dello straniero.

Spesso, penso che una “Padania” libera sia un regalo ai Franco-Tedeschi, una sorta di macro-regione che quelli potrebbero un domani decidere di staccare per far fallire lo stato italiano, alla stregua di quello greco.

Io non voglio essere il “terrone” dei Centro-Europei, e spero che al Sud non vogliano essere un feudo di Spagnoli, Greci o peggio ancora.

Un’Italia unita è innanzitutto un plauso agli Italiani: una Patria libera, sovrana, indipendente.

Puntiamo con tutte le nostre forze a questo, anche per poter, un domani, darci uno stato davvero italiano e svincolato da ogni potentato straniero.

Ma questo, è un altro discorso.

Non rottamiamo l’Italia, rottamiamo chi l’ha tramutata in una parodia (verbo “rottamare” non usato a caso).

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2014/11/non-rinunciamo-a-questo-paese.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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