Grande Lombardia

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Grande Lombardia

Il 6 novembre 2013, nel suggestivo scenario medievale del Castello Visconteo di Pavia, capoluogo morale lombardo, è nata l’associazione politica Grande Lombardia, continuazione del fu Movimento Nazionalista Lombardo.

Come si sa, ne sono uscito lo scorso aprile per via della mia volontà di recuperare l’Italia e prendere le distanze dall’indipendentismo, ma ne parlo ugualmente volentieri essendo stata un’esperienza particolare che non rinnego e che ha certamente avuto il suo senso.

Nell’estate dello scorso anno, il Movimento Nazionalista Lombardo, fondato da Adalbert Roncari e dal sottoscritto, fu sciolto per poter dare spazio a questo nuovo progetto lombardista, che senza rinnegare le posizioni di partenza le ha estese a quella che potrebbe essere considerata Lombardia orientale (ne parlo in termini storici, più che altro, perché nel Medioevo il termine “Lombardia” designava in buona sostanza la maggior parte del territorio italiano settentrionale).

Come MNL ci eravamo soffermati sulla Neustria longobarda, fondamentalmente, vale a dire Aosta, Piemonte, CH lombarda, Regione Lombardia, Emilia fino al Panaro e altri brandelli di territorio padano appartenenti a varie realtà amministrative; con GL si allarga il discorso lombardista all’Austria longobarda, ossia Trentino, “Lombardia” venetizzata e Friuli, escludendo per ragioni etno-storiche il Tirolo, il bacino dell’Isonzo, l’Emilia al di là del Panaro, la Romagna e le coste venete con l’entroterra.

Allo stesso modo escludemmo la Liguria dalla parte occidentale perché poco e tardi longobardizzata e inoltre pienamente mediterranea a differenza del territorio lombardo vero e proprio (che sarebbe un po’ anello di congiunzione tra Mediterraneo ed Europa Centrale), e così Bolognese e Ferrarese, adriatici e solo all’ultimo conquistati dai Longobardi.

L’associazione politica Grande Lombardia, nata nell’antica capitale longobarda Pavia, è stata fondata da me, dal sepriese Adalbert Roncari (attuale presidente), dal pavese Achille Beltrami, dal friulano Ludovic Colomba e dal vogherese Alessandro Poggi, e si propone di affrancare mediante l’etno-nazionalismo lombardo (Lombardesimo) il sentimento identitario di tutte le genti cisalpine lombarde, che possono dirsi tali perché fondamentalmente evolutesi dalla Langobardia Maior (e “Lombardia” deriva da questo); logicamente non si tratta di fare i germanisti ma di preservare l’Identità genuina dei Lombardi, che è il risultato della fusione tra Protocelti (Celto-Liguri), Galli, Goti e Longobardi, senza dimenticare popoli come Liguri, Reti, Etruschi, Venetici e Romani che hanno contribuito all’edificazione della Lombardia, o come la chiama l’omonimo movimento, della “Grande Lombardia”.

Chiaramente, queste sono le posizioni di GL, non le mie attuali, che come si evince dal contenuto di questo blog hanno preso una piega diversa.

Grande Lombardia abbraccia le terre dalle Alpi Occidentali a quelle Orientali e da quelle Centrali all’Appennino, accomunate dall’eredità innanzitutto gallica cisalpina romanizzata e in secondo luogo dall’impronta longobarda, che ha caratterizzato tutto il Nord vero e proprio della Repubblica Italiana; nel Medioevo se un Transalpino doveva varcare le Alpi diceva sovente: “Vado in Lombardia” (d’altro canto, nello stesso periodo, il termine “Italia” designava più il Centro-Nord che il Sud).

I territori estromessi sono stati poco e tardi longobardizzati (Liguria, Padova, Bologna e Ferrara) o per niente colonizzati dai Longobardi (Romagna e coste venetiche), oppure appartengono geograficamente e storicamente alla Lombardia allargata (Tirolo e Isonzo) ma etnicamente sono popolati da, tecnicamente, allogeni (Bavari e Sloveni).

La tenzone identitaria granlombarda è rivolta alle realtà galloromanze cisalpine longobardizzate e dal Medioevo ritenute lombarde (e qui si pensi a chi costituì la Lega Lombarda). Città come Trento e Verona fino al Medioevo parlavano lombardo e non è certo azzardato ipotizzare che la porzione di Regione Veneto inclusa nelle cartine lombardiste sia stata venetizzata dalla Serenissima, spezzando quel continuum linguistico che doveva esserci in tutto il Nord grazie alla sovrapposizione di Celti e Longobardi latinizzati.

Il movimento Grande Lombardia prende dunque le mosse dalla realtà etno-culturale genuina della Lombardia, unendo le due “Lombardie” storiche, occidentale e orientale, nel nome della loro comune eredità e delle sfide future che le attendono.

L’esperienza lombardista precedente è stata una sorta di laboratorio, di cammino preparatorio al grande salto di qualità che punta a riunire tutti i “Lombardi” sotto l’insegna della Croce Lombardista (GL unisce, nel suo simbolo, le due croci alpino-padane storiche), dello Svastika camuno e del Ducale Visconteo, del Biscione; GL è un movimento politico, ma anche culturale, che non punta ai voti, alle poltrone, ai quattrini, ma ai “Lombardi” e alle “Lombarde” della “Grande Lombardia”, che vogliono battersi per l’affrancamento, la difesa, la promozione e l’auto-affermazione, innanzitutto etnica, delle genti in questione.

Oggi come oggi, personalmente, credo che questa battaglia abbia un senso laddove sia squisitamente comunitarista, ruralista, solidarista, e non vada contro la storicità della Nazione italiana. Inoltre, oggi, non condivido l’impostazione granlombarda, in quanto porterebbe ad una forzatura sciovinistica di territori che lombardi non si sentono manco per sogno (Piemontesi, Emiliani, Veneti di terraferma, Trentini e Friulani). Peraltro, lo stesso termine “Lombardi” è impreciso, vago ed arbitrario e designa il popolo che meno di tutti ha influito sulle sorti etniche italiane: i Longobardi. Superfluo ricordare che questi conquistatori germanici si attestarono anche in Toscana, Corsica, Centro Italia e Sud Italia, e non solo nel Nord.

Mi sono distaccato da questo progetto perché desideroso di contestualizzare la Lombardia classica (attuale regione, Svizzera italiana, Novarese, VCO e al limite Tortona, Piacenza e Trentino occidentale) nella sua naturale cornice italiana, una tradizione plurimillenaria, non un capriccio “giacobino-massonico” di due secoli fa.

La stessa esigenza di allargare il raggio d’azione lombardista, parlo per me naturalmente e non per i cofondatori di GL, è stata sintomatica della mia volontà di non rinchiudermi nel ghetto del micro-sciovinismo campanilista: dal nord-ovest mi allargo al nord-est e, di conseguenza, rivaluto anche la prossimità italiana, soprattutto del Centro-Nord: la Regione Lombardia indipendente è troppo piccola per andare per conto proprio, mentre la “Padania” sarebbe troppo grande, ed erroneamente avulsa dal resto della Penisola Italiana (pensate agli stessi leghisti, coloro che lanciarono la moda secessionista del Nord, che estesero il loro concetto di “Padania” fino a Terni).

Certamente siamo, relativamente, distanti dal Sud Italia, ma la genetica ci mostra come gli Italiani, tutti, siano sud-europei, messi “in fila” lungo un asse che rappresenta proprio lo Stivale; i Nord Italiani si collocano, a livello autosomico, tra Iberici a nord e Toscani a sud.

Altra cosa che non condivido più, infatti, è l’inserimento della Lombardia in una sorta di macro-regione gallo-germanica centro-europea: no, io penso che la nostra macro-regione sia quella italiana, anche irredenta, e non voglio onestamente essere il “terrone” dei Mitteleuropei o dei Galli transalpini.

Che fare dunque del Sud? Venderlo ai Greci? Lasciarlo andare per conto suo? Gettarlo tra le fauci dell’ISIS? Non scherziamo, e piuttosto diamoci da fare per riconquistarlo, proprio come fecero gli adorati nordici Longobardi.

Grande Lombardia potrebbe però ricoprire un ruolo importante in direzione comunitarista, come già evidenziato, per sviluppare quel salutare attaccamento al Sangue e alla Terra, quella genuina solidarietà tra corregionali, quel robusto senso montanaro e contadino, oserei dire, che contraddistingue i Lombardi.

Ho rigettato l’indipendentismo ma non la difesa, seria e razionale, dell’Identità e della Tradizione lombarde che, anzi, sono quelle che continuo a sentire più vicine a me: prima sono bergamasco e lombardo e poi, italiano. E mi sembra naturale. Ma sia chiaro che sono ANCHE italiano. Esserlo non è un orpello retorico: gli Italici, Roma, la latinità, la Cultura italo-romanza, la nostra incommensurabile Storia nazionale parlano chiaro.

Faccio gli auguri di buon compleanno a Grande Lombardia e le auguro anche buon lavoro: gli identitari europeisti (völkisch) non devono sterilmente dividersi, ma combattere assieme per ciò che unisce, ossia il culto della nostra continentale Patria Europa e la sacra memoria dei nostri arii Padri.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a Grande Lombardia

  1. Leòn ha detto:

    A quando il Movimento Nazionalista Italico?

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  2. Dario ha detto:

    Riproporrai articoli riguardanti gli alimenti tipici dei Lombardi? Sarebbe interessante.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Riguardo la cucina la parte del leone la fa l’amico Roncari. Ma sicuramente ci sono vari aspetti, circa il mondo lombardo, da approfondire.

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