La questione simbologica

Razza Viscontea

Razza Viscontea

Parlando di simboli, insegne, stemmi, bandiere, vessilli vari, la Lombardia può fregiarsi di un nutrito armoriale che all’occorrenza fornisce emblemi di tutto rispetto e di sicuro prestigio.

La sua bandiera storica potrebbe essere la milanese Croce di San Giorgio, croce rossa in campo bianco, nonostante personalmente non nutra molta simpatia verso di essa essendo un simbolo precipuamente genovese e legato al cristianesimo.

Però è chiaro: essendo vessillo plurisecolare legato alla Lega Lombarda, alla Battaglia di Legnano, ai Liberi Comuni lombardi che si contrapponevano all’Impero e alla sua insegna da guerra con croce bianca in campo rosso (Croce di San Giovanni Battista o Blutfahne, nel caso del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica), è degna di nota e considerazione, anche se francamente, a mio modesto parere, è più indicata per il comune di Milano, dato che da lì proviene. E poi come detto è stata più che altro resa famosa da Genova.

La Croce di San Giorgio è il simbolo per antonomasia delle Crociate, e per qualcuno anche il vessillo della “vera croce” di Cristo, basti pensare a certi dipinti in cui il Cristo risorto la impugna.

Insomma, la Croce milanese può prestarsi a varie interpretazioni, ma al di là di tutto è senza dubbio un’insegna storica lombarda, nonché stemma di città come Milano, Lecco, Varese, Alessandria, Novi, Acqui, Alba, Vercelli, Ivrea, Reggio, Mantova, Bologna, Padova, e ovviamente Genova, per un motivo o per un altro legate a Milano e alla Lega Lombarda.

Anche Padova, Bologna e soprattutto Genova l’hanno come simbolo appunto; le prime due in onore della Lega Lombarda, la terza perché genitrice di tale bandiera, o per lo meno storicamente è senz’altro genovese innanzitutto e poi milanese, lombarda, inglese (sebbene la leggenda vuole che tale vessillo sia di origine longobarda e, nel caso milanese, inizialmente insegna vescovile poi passata al municipio).

Fosse per me la lascerei a Genova e quindi alla Liguria, ma senza dimenticare il dato storico, che fa della Croce di San Giorgio una bandiera anche alpino-padana e lombarda.

Pure la sunnominata Croce di San Giovanni Battista appartiene storicamente alla Lombardia, in quanto insegna di quelle città fedeli all’imperatore quali Novara, Domodossola, Como, Pavia, Lugano e poi anche Aosta, Cuneo, Asti, Fidenza, Vicenza, Treviso, Ceneda.

Queste due tipologie di croci, in Italia, sono tipiche della Pianura Padana e sintomatiche dell’antica contrapposizione tra guelfi e ghibellini.

Ad ogni modo le mie simpatie vanno innanzitutto per il Biscione, el Bisson, emblema dei Visconti, della Milano ducale, della Lombardia longobarda e pagana, uno splendido simbolo assieme all’Aquila imperiale del Sacro Romano Impero (ovviamente retaggio romano delle legioni). Ritengo questa insegna degna bandiera regionale lombarda.

La Vipera è un simbolo sacro per i Longobardi, si ricollega ai miti celtici dei draghi d’acqua padani (tra cui il drago Tarantasio del Lago Gerundo), ed è anche un emblema guerresco perché l’omino che ingolla, in origine, era moro. Questo, si dice, perché i Visconti l’avrebbero “scippata” ai musulmani di Palestina, durante le Crociate, invertendone il significato apparentemente ctonio, dovuto alla vita che nasce dalla bocca del serpente.

Deve essere confluito un certo sincretismo simbologico nell’attuale Biscione milanese.

Dunque abbiamo la Croce di San Giorgio come bandiera storica milanese, il Biscione e l’Aquila viscontei, ghibellini, imperiali, come vessillo regionale, e poi abbiamo altre importanti insegne locali e comunali, soprattutto quelle cittadine.

La Lombardia occidentale (Insubria vera e propria) si fregia anche della famosa Scrofa Semilanuta simbolo della Milano gallica di Belloveso, mentre la Lombardia orientale (cosiddetta Orobia) ha il nobile swastika camuno, che non è la rosa pirelloniana ma una vera e propria croce solare ariana, scavata nelle rocce della Val Camonica, millenario emblema solare della nostra gente che accomuna tutti gli Europei grazie al loro retaggio indoeuropeo.

Secondo me, degno stemma lombardo, anche per riscattarlo dalla banalizzazione da supermarket frutto dell’attuale bandiera regionale, manopola di rubinetto bianca su sfondo verde Calderoli. Cosicché avremmo anche una sorta di par condicio tra ovest ed est della etno-regione.

A completare il quadro simbologico identitario lombardo, abbiamo la Razza Viscontea, araldico simbolo dei Visconti, che consiste in una raggiera gialla e rossa che rappresenta il Sole Invitto con al centro uno scudo vagamente tedesco argenteo contenente il Biscione azzurro coronato, un simbolo formidabile, ariano, pagano, terragno (per quanto, al solito, inflazionato dalla cristologia); la sunnominata Aquila latino-germanica, nera, ad una testa, coronata, su sfondo dorato, emblema classico della continuità imperiale romana ereditata dalla Germania; e naturalmente la ruota solare, il disco solare nero, schietta e perentoria insegna indoeuropea, banalizzata dal cristianesimo ma senza dubbio di filiazione pagana, che per noi rappresenta l’intera Europa e il suo retaggio ario.

Ci sarebbe poi anche la sacra tripartizione cromatica bianco-rosso-nero della tripartita società indoeuropea, che ritorna nel Tricolore italico del Sangue, dove troviamo il verde al posto del nero ad indicare il Suolo e chi lo lavora (nonché il suo nume tutelare, Flora, ma anche Quirino).

Il piatto è ricco e la Lombardia in fatto di simboli non ha nulla da invidiare a nessuno, ed è chiaro sintomo di Identità, di Tradizione, di lecite aspirazioni all’auto-determinazione federale, chiaramente su basi etniche, non certo esclusivamente economiche.

La ruota solare, impreziosita dal cromatismo indoeuropeo, che ideai per i movimenti lombardisti, è il risultato dell’incontro tra la Croce di San Giorgio, la Croce di San Giovanni, e il disco solare ariano, un’integrazione che riassume in sé il significato etnico della Lombardia: cisalpina, romano-germanica, indoeuropea.

Oggi ovviamente, avendo recuperato l’italianità della nostra regione, dalla valenza di questo simbolo prendo in parte le distanze.

I simboli, le bandiere, i colori, degni di rispetto e considerazione perché ammantati di sacri rimandi, sono sempre imbevuti di Spirito guerresco, proprio per il fatto che la Civiltà europea è stata plasmata dalla guerra. E la Tradizione europea passa proprio per le armi, con cui fu unita la stessa Italia.

La concreta risposta alla funerea barbarie universalista figlia del giudeo-cristianesimo, del giacobinismo, del marxismo e dell’attuale mondialismo capitalistico, è la simbologia tersa, solare, fulgida, patrimonio di tutta Europa, destinata a concretizzarsi nella lotta identitaria per la salvaguardia della nostra eredità etnica, spirituale, territoriale.

Se essere lombardi, italiani ed europei, di retaggio indoeuropeo, ha ancora un senso per noi, è giunto il momento di farci valere per non soccombere di fronte al dilagante relativismo, frutto anche, e nemmeno troppo paradossalmente, dell’assolutismo cristiano basato sull’unico dio straniero di matrice semitica, e sulla sua opera di desertificazione e di castrazione delle genti europee.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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3 risposte a La questione simbologica

  1. Anonimo ha detto:

    Da “Zeneise” oggi genovese credo proprio che quella chiamata Croce di San Giorgio (in realta crôxe de Zêna) sia il simbolo della mia città.
    Il primato nell’uso spetta proprio a noi Liguri della Città di Genova.
    Quel simbolo ci appartiene da ben prima che Jacopo da Varagine la associasse al cristianesimo,e il simbolo in generale fosse associato a tale religione.
    La croce di San Giorgio, issata dalle Navi della Repubblica marinara di Genova, incuteva rispetto e rappresentava una sorta di immunità per chi navigava sui mari.
    Nel 1190 L’Inghilterra chiese e ottenne la possibilità di utilizzare la bandiera crociata per avere le sue navi protette dalla Flotta Genovese nel Mar Mediterraneo.
    Per tale concessione il Re inglese corrispondeva a Genova un tributo annuale.
    Esistono fonti storiche tra cui quelle di Francesco Accinelli, secondo cui I i Milanesi assunsero in seguito lo stendardo di Genova,egli infatti scrive «E mandati dalla Repubblica 500 balestrieri con la suddetta insegna in soccorso dei Milanesi nel 1247, espugnata col loro valore la città Vittoria nuovamente fabbricata da Federico II vicino a Parma, vollero i Milanesi per maggiore onore assumersi dello stendardo de’ Genovesi l’insegna»
    In epoca Sforzesca invece,Milano adotto ufficialmente come bandiera il ducale visconteo.
    Per la bandiera italiana discorso diverso,aspettando l’articolo dove parli di un suo eventuale rinnovamento o modifica in chiave identitaria.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Trovo anche io che la croce sia più indicata per la Liguria che per la Lombardia (al di là di Milano), ma credo che l’uso storico di tale simbolo sia avvenuto indipendentemente (dopotutto si tratta di una croce rossa su sfondo bianco, nulla di così originale). E ovviamente la sua origine è cristiana, non altro.
      Il Ducale Visconteo come lo conosciamo fu adottato dai Visconti nel 1395-’97, quando su concessione imperiale, Gian Galeazzo inquartò l’Aquila imperiale accanto al Biscione araldico della sua casata.

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      • Anonimo ha detto:

        è possibile come dici tu che il simbolo sia nato indipendentemente,Accinelli potrebbe però aver detto il vero .
        Purtroppo non ci sono dati certi e non sappiamo neanche quali simboli utilizzassero Milano e Genova durante l’epoca romana.

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