La questione etnica

Zampognari in Brianza

Zampognari in Brianza

Si sarà capito che per me il concetto di nazionalità è rigorosamente determinato dallo ius sanguinis, essendo lo ius soli un’autentica buffonata progressista ed universalista.

Pertanto uno è lombardo e italiano se lo è per Sangue e per Suolo, e poi chiaramente per Spirito; questo non è razzismo suprematista, questa è la Natura.

Nello specifico, un individuo può fregiarsi dell’etnonimo di lombardo se ha almeno i 4 nonni, biologici si capisce, cognominati alla lombarda, e in alcune zone è un autentico miracolo, credetemi.

La nazionalità è quella italiana, si capisce, e anche qui, se uno è di schietta discendenza italica, è italiano a tutti gli effetti. Non concepisco nella maniera più assoluta una nazionalità basata su sciocchezze burocratiche.

La cittadinanza dunque deve essere basata su severi criteri nazionali, proprio perché l’Italia è una Nazione e non gli USA. Sebbene l’intento americano sia proprio quello di ridurre l’Europa ad una sua fotocopia e succursale (cosa che in parte è già), quando si parla di nazionalità e cittadinanza le cose vanno sempre messe in chiaro: Lombardi e Italiani, ed Europei ovviamente, si nasce, non si diventa. Altrimenti possiamo pure cambiare i nomi delle nostre realtà etniche e tramutarle in bordelli.

Come sappiamo il principale problema della Lombardia è la sovrappopolazione (10 milioni circa di abitanti su di un territorio di quasi 24.000 kmq) il che impone, al fine di preservare Popolo e Natura, di, innanzitutto, bloccare l’immigrazione e rimpatriare gradualmente almeno parte degli allogeni che abbiamo in casa.

I Lombardi devono riprendere a fare figli, ma è forse più importante cominciare a sfollare chi qui non ci dovrebbe stare. O si collassa: immigrati, cemento, inquinamento sono una miscela esplosiva. Credo sia nota ai più la disastrosa situazione di Milano e del suo Hinterland.

Da 10 milioni, se vogliamo avere un futuro eco- ed etnosostenibile, dobbiamo passare a non più di 5 milioni di abitanti (e son già tantissimi direi, per il territorio lombardo), pertanto si capisce anche il perché di una certa mia simpatia verso endogamia, controllo delle nascite e aborto in caso di stupri o di casi clinici problematici.

C’è in ballo il nostro futuro e non c’è cristianesimo militante o laico che tenga nella lotta per la sopravvivenza e per l’affermazione dei nostri sacrosanti diritti etno-nazionalisti.

Chiaramente, andrebbero innanzitutto rimpatriati gli allogeni fatti e finiti, ossia gli extra-Europei, e in un secondo momento andrebbe contenuta drasticamente l’immigrazione europea, fissando un tetto massimo che non preveda ulteriori arrivi; non me ne vogliano gli amici meridionali, ma sarebbe anche il caso di promuovere un rientro, almeno parziale, anche di parte di essi. L’etnia lombarda va preservata, recuperata e tutelata perché sempre più minacciata di estinzione, soprattutto nell’area occidentale.

Non ne faccio una banale questione pecuniaria ma eminentemente etno-culturale e territoriale, il che nobilita la mia battaglia e quella comunitarista, non indipendentista, di altri.

Non è solo etnica e culturale per l’appunto, è anche ambientale, perché la sovrappopolazione e l’immigrazione selvaggia cagionano inquinamento, cementificazione, urbanizzazione belluina, traffico indiano, distruzione del suolo, della flora, della fauna, delle acque, dei beni culturali ed ambientali, del nostro habitat insomma, dell’humus in cui affondano da millenni le nostre lombarde e italiche radici.

Lasciamo dunque perdere il progressismo, il liberalismo, il cristianesimo, l’universalismo e il mondialismo, nonché il pietismo e il capitalismo, ma anche quell’untuoso indipendentismo di matrice marxista o liberale, europeista, il cui motto è roba del tipo “veneto è chi il veneto fa”. Che poi è l’indipendentismo più classico, che demonizza le Nazioni storiche per le proprie ridicole battaglie micro-sciovinistiche, dettate da tracotanza finanziocratica e nemmeno da identitarismo.

Il Sangue non è acqua, il Suolo non è noccioline, lo Spirito inteso come lingua, Cultura, Identità, Tradizione, non è flatus vocis; questa triade è ragione di Vita per ogni degno Lombardo e Italiano, orgoglioso delle proprie radici, dei propri natali, della propria grande Patria Europa, culla della Civiltà plasmata dai nostri arii Padri.

“Lombardo è chi il lombardo fa” è lo sciagurato, nonché tristissimo e patetico motto, degli “handipendentisti” della mutua, che dicono di battersi per la fantomatica Lombardia pirelloniana libera fregandosene di tutto quello che ostacola il cammino referendario: signori, l’Italia è stata unita con le armi, se vi credete più valenti di chi fece il Risorgimento perché non fate altrettanto? Perché preferite imbracciare smartphone piuttosto che fucili, e perché le magagne italiche che denunciate costantemente sono anche le vostre, di magagne. Comoda scappare quando la nave affonda: perché invece non si rimane e si combatte? Lo avrebbero fatto anche i tanto osannati Padri celtici e longobardi, veri guerrieri (I Longobardi poi, volevano unire guarda caso, non dividere, ma dovettero fare i conti con gli storici patroni del guelfismo: i preti).

Un serio cammino identitario locale si chiama comunitarismo, e non contempla pagliacciate separatiste o leghiste ma culto della Terra, della Stirpe, dello Spirito, nel rispetto della millenaria Tradizione italo-romana.

L’azione politica deve essere inoltre accompagnata da quella metapolitica perché altrimenti ci si continua a comportare come automi indottrinati dal $istema e completamente privi di solide basi etno-culturali. E nulla può davvero cambiare.

Bisogna avere calma, cautela, pazienza, costanza, perseveranza, senso della misura e del reale e non travestirsi da Andreas Hofer lombardi, tra l’altro banalizzando in maniera indecente, come già han fatto quelli dell’Alberto da Giussano, le nostre sacrosante ragioni.

Personalmente, essendo stata dopotutto una mia creazione, vedo ancora nell’associazione Grande Lombardia l’unica via per quei Lombardi desiderosi di promuovere serio comunitarismo etnico in insubrica terra, e al di là dell’indipendentismo e dell’idea di Lombardia allargata da cui mi sono distaccato, la ritengo tuttora un movimento valido e serio.

Non dobbiamo giocare a fare i politicanti, ma divenire sempre più esempio per i nostri connazionali, affinché si riscuotano dal torpore e seguano la via dell’Identità, e non della dissoluzione.

Che forse ci vergogniamo di essere Lombardi, Italiani, Europei? Abbiamo davvero il cervello così lavato e ridotto ad omogeneizzato dai nostri nemici sedicenti amici?

Ricordatevi che l’Identità è innanzitutto etno-razziale: dobbiamo dunque tutelare e preservare il nostro retaggio caucasoide europeo, la nostra specificità nazionale e regionale, nonché il nostro pool genico.

Prima il Sangue, poi il Suolo, poi lo Spirito e tutte le sue manifestazioni.

Il resto viene dopo.

Se non c’è la sacra triade etnica che fa di un insieme di individui un Popolo ben preciso è inutile cianciare di soldi, welfare, politiche sociali, benessere e sviluppo.

Siamo Uomini, non banchieri, o mercanti, o strozzini, o preti.

E da Uomini dobbiamo vivere all’insegna dell’Identità e della Tradizione, senza le quali la vita non sarebbe che un mucchio di banalità materialistiche e animalesche.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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