Lombardia attuale

Regione Lombardia

Regione Lombardia

Con il disastro bellico, l’Italia perdette Briga e Tenda, Nizzardo e Corsica (occupati), Monginevro, Valle Stretta, Moncenisio, Venezia Giulia storica, Dalmazia e gli altri territori sud-orientali occupati.

Nel nord-est vi fu l’abominevole fenomeno delle foibe frutto delle perfide politiche genocide di Tito, e il conseguente drammatico esodo istro-dalmata verso l’Italia attuale.

Il nostro Paese era tra gli sconfitti, nonostante il furbesco voltafaccia di monarchia, regio esercito e partigiani, e nonostante, in una maniera proprio maramaldesca e inutile, avesse dichiarato guerra all’ex alleato giapponese, prostrato poi dalle atomiche americane.

L’Italia aveva confidato troppo nella Germania, e d’altro canto non aveva certo le forze per sobbarcarsi un conflitto divenuto mondiale, e lo stesso Giappone era remoto per poter contare su suoi concreti aiuti durante le operazioni belliche; la guerra divenne mondiale e l’Asse si trovò a fronteggiare il mondo intero, stretta com’era tra Alleati (e loro colonie) e Sovietici. La sconfitta fu inevitabile, e stupisce comunque la resistenza tedesca durata cinque anni, cinque anni in cui dopotutto non aveva potuto contare su alleati valevoli. Si aggiunga che sia Hitler che Mussolini di guerra sapevano poco o nulla, e i loro capricci costarono caro a Germania, Italia ed Europa.

Nel 1946, nel referendum istituzionale del 2 giugno, tra monarchia e repubblica a spuntarla fu quest’ultima, anche grazie alle massicce preferenze lombarde che andarono alla repubblica; i Lombardi, memori dello sfacelo sabaudo durante il periodo bellico, votarono al 64.1% in favore di quest’ultima.

Purtroppo si trattò di una repubblica plasmata da partigiani, democristiani, rossi, liberali e tutti gli altri tirapiedi del blocco occidentale e (meno) orientale, ossia dei vincitori, e ancor oggi ne avvertiamo le conseguenze, dato che lo stato italiano è sempre più uno strumento dei capricci atlantisti degli USA, alleato di Israele e pedina del mondialismo anti-identitario, nonché ente sempre più svuotato di sovranità dalla franco-tedesca Unione Europea (già Comunità Europea).

Il dopoguerra fu anche il periodo del boom economico, che interessò soprattutto il Nord Italia, portando a quegli esodi meridionali che hanno stravolto il tessuto etno-sociale originario delle terre cisalpine occidentali. In parte questo sviluppo fu certamente grazie agli aiuti americani, ma ben poco importa: quelli prima distruggono e poi vogliono lavarsi la coscienza col Piano Marshall, col solo scopo di legare a sé ancor di più i destini degli Europei occidentali. Il progresso moderno lombardo era comunque in atto da secoli ormai.

Negli anni ’50 e ’60 del Novecento, Milano si arricchì di edifici, infrastrutture, aziende, complessi industriali, servizi.

Venne inaugurata anche la stagione del terrorismo nero e rosso (etichette di comodo per coprire misfatti governativi internazionali) con l’attentato di piazza Fontana del dicembre ’69. Da ricordare anche quello di piazza della Loggia a Brescia, nel maggio del ’74. Atti terroristici che fecero decine di vittime e centinaia di feriti.

Nel 1970 nasce la Regione Lombardia, parziale raggruppamento di genti lombarde manchevole di VCO, Novarese, Ticino, Grigioni italiano e volendo anche Tortona, Piacenza e il Trentino occidentale, ossia territori etno-linguisticamente lombardi. Sua insegna una ridicolizzazione delle incisioni rupestri camune, la famosa Rosa, che in realtà sarebbe meglio rappresentata dallo svastika rinvenuto a Sellero. Ma si sa, il politicamente corretto impazza, e come simboli tradizionali lombardi sarebbero certamente meglio o il Ducale Visconteo o la Croce di San Giorgio.

Vennero anche inaugurati parchi naturali come quello del Ticino, primo parco fluviale europeo, nel 1974. Altri parchi regionali sono quelli di Colli di Bergamo, Alto Garda bresciano, Alpi Orobiche bergamasche, valtellinesi, Groane, Mincio, Serio, Adda, Adamello, Oglio, Pineta di Appiano Gentile e Tradate, Valle del Lambro.

Altro, molto meno nobile, primato è quello che inaugurò la stagione dei disastri ecologici europei: la fuoriuscita di diossina dalla ICMESA di Seveso, nel 1976.

Nel 1987 l’alluvione della Valtellina, classico caso italiano di dissesto idrogeologico.

Nel 1992 nascono le province di Lecco e Lodi, che “rubano” territori a Como, Bergamo e Milano, e si uniscono a quelle di Milano, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia, Sondrio, Varese (già staccatasi da Como in precedenza); nel 2004 è stata istituita invece quella di Monza e Brianza, a svantaggio della provincia milanese. Un processo alquanto ridicolo quello dello scorporo di province storiche, in quanto invece di dare adito al campanilismo, la Lombardia dovrebbe aggregarsi suoi storici territori oggi svizzeri, piemontesi ed emiliani (anche se quest’ultimi tecnicamente emiliani appunto, almeno linguisticamente).

Gli anni ’90 proseguono l’impetuoso sviluppo della regione: l’aeroporto di Malpensa (nato nel ’48) diventa internazionale (vedi anche progetto Malpensa 2000), quello di Orio (rinato nel ’70 come aeroporto civile) si irrobustisce, e vengono discussi progetti di grandi opere infrastrutturali come la BreBeMi e la Pedemontana (il cui impatto ambientale è ovviamente drammatico), poi attuati. Il traffico autostradale lombardo è quello più intenso d’Europa.

L’altra nota dolente è la spaventosa sovrappopolazione di questa regione (densità di 418,85 ab./km²!), già minata da cemento, inquinamento, traffico, conseguenza dell’esodo meridionale e della più recente migrazione allogena. L’area transabduana, ma anche la città di Brescia, sono un inferno.

Risultato? Oggi, su 10 milioni circa di abitanti della Lombardia, alcuni milioni non sono nativi.

La Lombardia è uno dei quattro motori europei (assieme a Baden-Württemberg, Catalogna e Rodano-Alpi), nonché estremità meridionale della cosiddetta “Banana blu”, dorsale economica e demografica che dalla Val Padana, attraversando il territorio dell’antica Lotaringia, culmina nell’Inghilterra meridionale.

Siamo indubbiamente una regione ricca, prosperosa, industriosa, fertile, avanzata, e dalla grande tradizione imprenditoriale, i cui sforzi, economicamente parlando, vengono premiati; anche in materia di sanità, benessere, servizi, agricoltura, artigianato, si è sicuramente ben messi. La Lombardia è la regione trainante dello stato italiano, ma sarebbe anche ora di far camminare le altre regioni, del Sud ovviamente, con le proprie gambe.

Credo si dovrebbe pensare, almeno in parte, ad un rientro dei Meridionali stabilitisi in Lombardia, perché hanno svuotato le proprie aree d’origine per sovraffollare quelle settentrionali.

Inutile dire che l’immigrazione allogena vada fermata con tanto di rimpatrio perché essa giova solo a chi la sfrutta, non certo agli indigeni, e nemmeno agli allogeni oserei dire, perché sradicati e catapultati in realtà straniere. Con le conseguenze che tutti conosciamo.

Nel 2005 è nato il nuovo polo fieristico Rho-Pero, parte del sistema della Fiera di Milano. Nel 2015 è invece prevista l’Esposizione Universale Milano 2015, tra maggio e ottobre, una grande vetrina intercontinentale per Milano e la Lombardia ma anche, ahimè, una grande fonte di lucro per personaggi non molto cristallini.

Purtroppo la Milano di oggi identitaria non è, e come tutte le altre metropoli europee presenta gravissime lacune in materia di preservazione etno-culturale. Si aggiunga che a differenza di altre, presenta anche le classiche tare italiane, che passano anche per quella fastidiosa mancanza di coscienza etnica, culturale, tradizionale, territoriale, tipica invece delle realtà germaniche.

Le uniche manifestazioni di “orgoglio” lombardo, al di là delle innocue iniziative culturali di provincia, sembrano essere quelle clericali, in una regione in cui l’unico dato identitario ufficiale è quello cattolico, che identitario di certo non è.

Ma se ci pensate la Lombardia è stata proprio stritolata dal centralismo romano post-risorgimentale, con tutti i suoi bravi cliché sull’Italia esclusivamente mediterranea e meridionale, e naturalmente rintronata da bibbie, rosari, madonnine e santi di ogni forma e colore. Le bianchissime province lombarde sono l’anticamera del Vaticano.

Al leghismo, fiorito negli anni ’80, va il merito di aver sollevato la questione settentrionale, poi banalizzata nel tempo con tutta una serie di pagliacciate propagandistiche culminate nella Padania, e dunque inflazionata. Il fatto è che anche i Lombardi, notoriamente grandi lavoratori, ma poco propensi alle attività umanistiche lasciate totalmente in mano al Meridione, hanno le loro responsabilità, avendo perduto le redini del processo risorgimentale. Ricordiamoci che se la criminalità e il malcostume meridionale hanno attecchito è perché hanno trovato terreno fertile, basta vittimismi. Per non parlare di Tangentopoli, con svariati protagonisti “padani”.

Cavalcando “Mani pulite” e la fine della prima repubblica, con susseguente nascita della seconda, la Lega è riuscita a sfondare politicamente senza però ottenere nulla di concreto perché appiattitasi sulla linea dell’altro fenomeno nato in Lombardia, ossia il berlusconismo di Silvio, il lombardissimo controverso personaggio per vent’anni sulla cresta dell’onda.

Bossi, lombardissimo come Silvio e nella sua fase calante parimenti controverso (vedi alla voce “cerchio magico”), oltre che da sempre ben poco lucido, si è inventato la secessione dell’immaginaria Padania, col tempo rinnegata per far posto alle ricche prebende romane; la Lombardia, però, di queste farse propagandistiche non ha bisogno: essa ha bisogno di un robusto etno-federalismo, che se da una parte la faccia finalmente respirare a pieni polmoni in senso identitario localista, dall’altra le permetta di recuperare quel sano Italianesimo italico e romano che vuole ripartire proprio dalle imperiture glorie peninsulari per farla finita con l’italietta caricaturale figlia di “polentoni” e “terroni”.

Il separatismo è una inutile scempiaggine e perdita di tempo. Badiamo al sodo, o identitari, ed impegniamoci tutti quanti per un’Italia redenta, sociale e nazionale, federale, e sempre più europea. Attenzione, ho detto europea, non Unione Europea, negazione dell’Europa.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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