L’Europa, la nostra grande Famiglia

L’Europa è la nostra grande famiglia continentale. Si tratta di un territorio omogeneo innanzitutto geneticamente, come si può dedurre dagli studi di genetica delle popolazioni, anche di un buonista come Cavalli-Sforza.

Convenzionalmente, i suoi confini geografici vanno dalla Galizia iberica agli Urali e da Capo Nord a Malta, e racchiudono un territorio che per motivi etno-razziali, culturali, storici e appunto geografici può dirsi senz’altro europeo.

Ci sarebbero anche territori periferici come Cipro, Anatolia, Caucaso, Ponto, che potrebbero, in parte, dirsi europei, ma geograficamente appartengono ad altri settori eurasiatici; ciò nonostante, mi sembra chiaro, l’Europa ha tutto l’interesse per mantenere buone relazioni con tutte le realtà indoeuropee eurasiatiche, e ovviamente la Russia, che è Europa pur inglobando la sterminata Siberia.

Sì, la Russia è Europa, nonostante nel corso della sua Storia abbia assorbito ideologie intrise di mentalità asiatica e mediorientale (bolscevismo), e metterlo in dubbio significherebbe fare il gioco dei gendarmi d’Oltreoceano che vorrebbero fare a pezzi il nostro Continente per dominarlo meglio; abbiamo il dovere di instaurare una duratura alleanza con l’Orso russo e non solo perché europeo ma anche perché, oggi come oggi, è l’unica grande potenza identitaria, per nulla impegolata con le mafie atlantiste.

Naturalmente non si confonda l’Urss con la Russia, così come non si deve confondere la Repubblica Italiana partigggiana con la millenaria Italia, nostra Patria, perché è un errore fatale banalizzare le ragioni nazionaliste ed europeiste (Sangue e Suolo) facendo un tutt’uno di stato e Nazione, come se a contare veramente fosse la struttura governativa che ad esempio, in Italia, ci opprime dal secondo dopoguerra.

Al netto del razzismo e del suprematismo bianco (una stupidaggine tutta americana visto che “bianco” non vuol dire un accidente), credo che noi Europei si debba recuperare la nostra genuina dimensione continentale promuovendo una sorta di eurocentrismo, non capitalista e colonialista, al fine di rimettere al centro le nostre priorità, che sono innanzitutto le salvaguardie dei nostri aspetti peculiari in senso etnico, genetico, fisico, territoriale, culturale.

Questo sottintende buoni rapporti con tutti gli Europei sparsi per il globo, e col resto delle realtà indoeuropee dell’Eurasia, perché, quantomeno a livello elitario, condividono quei fondamentali aspetti spirituali e culturali che hanno reso grande l’Europa (e perché poi noi dobbiamo guardare verso Est, e non verso Ovest, verso l’altra sponda dell’Atlantico che ormai di europeo ha sempre meno, lasciando da parte l’aspetto geografico che ovviamente con l’Europa non ha nulla a che vedere).

Anche in questo caso l’etno-nazionalismo ci viene in soccorso per dare una regolata a questa Europa riorganizzandola in chiave schiettamente identitaria. Dal mio modesto punto di vista l’Europa non ha alcun bisogno di centinaia di stati-francobollo inutili e dispersivi stile Lussemburgo, Liechtenstein, e peggio Andorra, Monaco, San Marino e via dicendo. E nemmeno ha bisogno di Padanie, Occitanie, Catalogne libere, Scozie a spasso e Russie frammentate.

Io credo che all’Europa servano alcune macro-regioni, omogenee, federali o confederali a seconda del grado di omogeneità, a loro volta confederate tra di esse, che garantiscano finalmente una struttura politica altamente identitaria al nostro Continente, senza più farsesche unioni (europee solo di nome) che non servano a nulla, eccetto che a scaldare i piedi di Americani e affini.

Eventualmente poi si potrebbe creare un consorzio “imperiale” che le racchiuda e le coordini sulle tematiche cruciali, ma senza rubare le sovranità nazionali che spettano ad ogni singolo stato.

Queste macroregioni, a mio modesto parere, potrebbero essere Iberia, Gallia-Francia, Britannia, Scandinavia, Germania, Balto-Slavia (anche staccati), Russia storica (quella originaria, con Ucraina, Bielorussia, Russia occidentale), Carpazia (Romania + Ungheria), Iugoslavia, Ellade e ovviamente Italia (cui spetterebbe, a mio avviso, anche il controllo della costa adriatica orientale, Albania inclusa; al di là degli stereotipi razzisti Italia e Albania hanno molto in comune).

Sicuramente qualcuno potrebbe storcere il naso leggendo ciò ma ripeto: queste sarebbero macro-regioni, che racchiudono realtà federali o confederali a seconda dell’omogeneità. Ad esempio in aree come Britannia o Carpazia sarebbe necessaria una struttura confederale, mentre in altre come Italia o Iberia, o Gallia, basterebbe un robusto federalismo etnico.

Basta guerre tra Europei, le nostre priorità sono altre, e proprio per raggiungere la concertazione necessaria i vecchi conflitti vanno messi da parte regolandoli diplomaticamente.

Utopia? Può essere, ma tutto l’identitarismo, oggi come oggi, è in parte utopico. Questo però non significa rinunciare ai sogni e smettere di lottare per essi, perché è esattamente quello che vorrebbe il $istema.

Naturalmente sono mie riflessioni e non pretendo di avere la verità in tasca. Credo però che sia l’Italia che l’Europa abbiano bisogno di federalismo etnico, che non significa dispersione ma anzi, coesione dove serve, per affrontare le sfide che oggi più che mai si pongono alla nostra attenzione.

L’ideale imperiale nato con Roma, continuato con la Germania e sfociato, sotto certi aspetti, nell’impero russo, è quello in cui dobbiamo ancora fortemente credere, dandogli però aspetto genuinamente europeo e non romano, germanico o russo. Bisogna essere uniti ma nel rispetto della propria diversità etnica, altrimenti non si va da nessuna parte, e tanto varrebbe tenersi lo schifo di Bruxelles (così come l’attuale disastrato stato italiano atlantista).

Ridiamo speranza all’Europa, e prima di questo ridiamo un significato ad “Europa”, ora vilipeso dall’accozzaglia d’Eurolandia, ma un tempo onusto di glorie patrie diretta conseguenza della grandezza dei genuini Popoli europei, corroborati dall’incommensurabile Civiltà indoeuropea.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2014/10/leuropa-la-nostra-grande-famiglia.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a L’Europa, la nostra grande Famiglia

  1. Tessale ha detto:

    Quale pensi sia la lingua più prossima all’antico Proto-Indoeuropeo?Io credo sia l’Osseto,l’unica lingua Iranica rimasta nell’Est Europa,ai tempi molto popolata di Sciti e Sarmati(discendenti dei Proto-Indoeuropei ancora stanziati nelle steppe della Ponto-Caspia),le cui impronte linguistiche sono ancora rintracciabili nell’Ucraino e nel Russo meridionale.(https://www.youtube.com/watch?v=Jzmcd1mREhw questo è un esempio di musica,lingua e cultura Osseto-Alana)

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Direi il lituano, la lingua indoeuropea più conservativa di tutte. Il ceppo indo-iranico si è sviluppato più tardi rispetto a quello indoeuropeo occidentale, e infatti si è rivelata erronea la tesi ottocentesca dei primi comparativisti tedeschi che vedevano nel sanscrito la lingua più vicina alla lingua protoindoeuropea comune.

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