Lombardia moderna

Ducato di Milano

Ducato di Milano

Mentre il Ducato di Milano cominciava il valzer degli occupanti coi Francesi, il 14 maggio 1509 la Serenissima venne sconfitta dagli stessi ad Agnadello, nella guerra della Lega di Cambrai, con cui perdeva provvisoriamente i suoi possedimenti lombardi orientali.

Nel periodo 1512-1515 gli Svizzeri, aderenti all’alleanza anti-francese, presero Milano strappandola ai Transalpini e vi insediarono il figlio del Moro, Massimiliano Sforza; la Valtellina e i contadi di Chiavenna e Bormio passarono ai Grigioni; nella Battaglia di Marignano (Melegnano) Francesi e Veneziani alleati sconfissero gli Svizzeri e i Milanesi dello Sforza, che perse così il Ducato; Bergamo, Brescia e Cremona tornarono ai Veneti.

Tra il 1521 e il 1525 si riaccese la guerra per il possesso del Ducato milanese: se lo contesero Francesco I re di Francia e l’imperatore Carlo V che, vittorioso nella decisiva Battaglia di Pavia, insediò a Milano il fratello di Massimiliano, Francesco II Sforza.

Lo Sforza morì senza eredi nel 1535; lo stato milanese, con Cremona tolta a Venezia, passò così alle dirette dipendenze degli Spagnoli e fu una catastrofe: oscurantismo cattolico, anarchia, torbidi, carestie, epidemie, guerre, scorrerie, pestilenze, ecatombe di Milanesi nel 1630 per via della peste “manzoniana” furono le conseguenze del malgoverno iberico targato Asburgo.

Il Cinquecento fu però, anche per la Lombardia, un periodo florido artisticamente parlando e non mancarono artisti di fama internazionale che accorsero alle corti lombarde: Leonardo, Lotto, Tiziano, Giulio Romano, Paolo Giovio, Scamozzi etc.

Inoltre, prolifica l’attività architettonica, con la costruzione di bastioni e cinte murarie a Milano come a Bergamo, di logge, di teatri, di piazze, di musei, di biblioteche e di pinacoteche (da segnalare quelle ambrosiane volute dal cardinal Federico Borromeo).

Il ‘5-600 fu anche periodo di gravi lotte religiose e politiche; l’Europa si spaccò in due per via dello scisma scatenato da Lutero e anche la Lombardia, comunque soggiogata alle conseguenze del Concilio di Trento e alla dittatura papista di Spagnoli e personaggi come i Borromeo, risentì a nord degli influssi protestanti d’Oltralpe.

L’episodio più clamoroso fu certamente il cosiddetto Sacro Macello del 15 luglio 1620 in Valtellina, in cui una rivolta popolare anti-protestante fece centinaia di morti riformati.

Ciò comunque non valse a liberare Chiavenna, Sondrio e Bormio dal dominio dei Grigioni.

L’epoca moderna fu segnata anche dalla Guerra dei Trent’anni, tra Impero e potentati protestanti, e anche in questo caso la Lombardia subì i suoi letali contraccolpi.

Tra il 1627 e il 1631 l’estinzione del ramo principale dei Gonzaga diede il via alla guerra per la successione di Mantova: Carlo Emanuele I di Savoia, alleato degli Spagnoli, venne battuto dall’esercito francese; 25.000 lanzichenecchi forieri di peste, luterani ma al servizio della Spagna, saccheggiarono Mantova nel luglio del 1630; con il Trattato di Cherasco il pretendente sostenuto dalla Francia, Carlo di Gonzaga-Nevers, ottenne il Ducato mantovano.

Tra il 1628 e il 1631 a Milano, per effetto della peste “manzoniana”, della carestia, della calata dei lanzi, la popolazione urbana passò da circa 130.000 a 60.000-70.000 abitanti.

Mirabile affresco di questi cataclismi, scatenati anche dal servaggio insubrico per lo straniero e dalla mancanza di unità nazionale, è offerto dal Manzoni nel suo capolavoro de “I Promessi Sposi”, il romanzo storico tutto lombardo ambientato tra Ducato di Milano e Orobia marciana, in cui una frase colpisce su tutte, una frase che il Manzoni riferisce allo scenario cui Renzo Tramaglino assiste durante gli orrori della peste in quel di Milano e che sintetizza la natura etno-razziale lombarda: “quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo” (in riferimento alla madre di Cecilia).

La Lombardia orientale non subì i tracolli che purtroppo subì quella occidentale perché la Serenissima, sicuramente più rispettosa dell’Identità e delle autonomie locali degli Asburgo di Spagna, garantì ai suoi sudditi protezione, buongoverno, liberalità, e una gestione razionale e illuminata della carestia e della peste che attanagliavano la Pianura Padana; inoltre protesse le popolazioni dalle scorrerie dei lanzichenecchi mediante i presidi sul confine bergamasco abduano e montano. I danni furono dunque limitati in un certo senso e non si ebbero le brutture e il soqquadro milanese, di una città, Milano, che mentre affondava veniva abbandonata a sé stessa. Venezia del resto, era un potentato italiano, non straniero.

La squallida situazione, che durò praticamente per tutto il Seicento, non sfuggì all’attento occhio dei visitatori stranieri che denotavano la contraddittoria situazione di una regione frammentata di per sé ricca, florida, gloriosa, sviluppata, ma barbarizzata da un governo ottuso, superstizioso, corrotto, rapace, ed alieno come quello spagnolo del tempo.

Ma la ruota gira per tutti, anche per la Spagna, che con l’avvento del Settecento conobbe il suo inesorabile declino durato sino agli anni settanta del Novecento.

Nel 1707, nel corso della guerra di successione spagnola, Eugenio di Savoia occupò Milano in nome dell’imperatore Giuseppe I, ponendo fine allo scellerato dominio spagnolo in Lombardia; il passaggio all’Austria delle terre milanesi e di Mantova venne confermato dalla Pace di Utrecht e dal Trattato di Rastadt (1713-14).

Nel 1738 la Pace di Vienna sanzionò le modificazioni territoriali intervenute con la guerra di successione polacca: Carlo Emanuele III di Savoia ottenne a spese di Milano Novara, Tortona e le Langhe.

Tra il 1740 e il 1748, Guerra di successione austriaca: la Pace di Aquisgrana riconfermò all’imperatrice Maria Teresa d’Austria il possesso della Lombardia occidentale e meridionale; Voghera con l’Oltrepò, Vigevano con la Lomellina, Ossola e Valsesia invece passano ai Sabaudi di Carlo Emanuele III.

Il Settecento fu anche l’epoca dei Lumi, cosiddetti, che sboccò nella borghese Rivoluzione Francese, intenta a seppellire l’Europa nella fossa scavata per secoli dal giudeo-cristianesimo; la farsa di un oscurantismo universalista, che ne vuole sostituire un altro, a scapito delle vere radici europee, dell’Identità, della Tradizione (già pervertite dal monoteismo abramitico).

Illuminismo e Rivoluzione potevano avere anche nobili propositi, come l’affrancamento del popolo dalla dittatura papista, clericale, “aristocratica” (si fa per dire) e la battaglia contro l’oscurantismo di una religione assolutista straniera ma i risultati furono disastrosi e tutto andò nella direzione del relativismo borghese che ha gettato le basi della contemporanea Europa auto-genocida e asservita ai loschi poteri internazionali e mondialisti.

Ma di Illuminismo, massoneria, giacobinismo, ebraismo internazionale, Rivoluzione Francese e Napoleone ci occuperemo nel prossimo appuntamento.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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