Lombardia romana

Gallia Cisalpina

Gallia Cisalpina

Nel V-IV secolo avanti era volgare dunque, i Galli storici si insediarono nella Pianura Padana, scacciandovi gli Etruschi e stabilendo una continuità coi Liguri, già celtizzati dalla Cultura di Hallstatt.

Gli Etruschi, fondamentali per l’antica cultura italica e per la formazione della civiltà romana, si attestarono primariamente in Toscana e Lazio, (l’Etruria padana era più che altro un’espansione commerciale degli stessi); nel Lazio antico invece, gli Italici proto-villanoviani (Villanova era primariamente associata agli Etruschi), Latini, migrati dalla Pianura Padana fondarono Roma nel 753 a.e.v., sovrapponendosi alla civilizzazione tirrenica, gettando le basi della Repubblica Romana (che venne dopo il periodo monarchico). Nel periodo 264-146 a.e.v. essa conquistò il Mediterraneo e quasi tutta l’Italia, unificandola.

Grazie a campagne militari che andarono dal 225 al 194 a.e.v., i Romani si assicurarono il controllo della Gallia Cisalpina, che venne annessa così all’Italia. Fondarono diverse colonie tra cui Piacenza, Lodi, Cremona, Acerrae (Pizzighettone).

I Galli Cenomani, stanziati nel territorio lombardo orientale e nel Veneto occidentale, si allearono coi Venetici e giunsero in conflitto con i Galli Insubri che invece legarono con i Boi in funzione proprio anti-romana. I Cenomani divennero, come i Venetici, alleati dei Romani.

Nel 222 a.e.v. i Romani sconfissero proprio gli Insubri nella Battaglia di Clastidium, Oltrepò pavese, ne distrussero l’esercito e ne approfittarono per conquistare Mediolanum, estendendo così il proprio dominio alla regione gallica transpadana. Il pericolo gallico che portò al sacco senone di Roma ad opera di Brenno (390 a.e.v.) fu scongiurato.

Tre anni prima gli Insubri si resero assai pericolosi, costituendo una “lega” celtica che invase il territorio italico ma venne sconfitta dai Romani a Talamone.

Durante la Seconda guerra romano-punica (218-202 a.e.v.), il cartaginese Annibale che invase l’Italia dalle Alpi sobillò Insubri e Boi contro Roma. Qualche ingenuo osservatore moderno vorrebbe vedere un’occasione di unità per i popoli celtici del Nord Italia; in realtà essi si misero dalla parte di un più forte invasore nord-africano, che calò nella Pianura con tanto di elefanti, divenendo suoi mercenari e avversando così i Romani, che come il resto degli Italici erano indoeuropei e lontani fratelli dei Celti. I corsi e ricorsi storici: ancor oggi lo straniero semina zizzania tra Europei per dilaniarne il Continente a suo favore.

Annibale sconfisse i Romani sul Ticino e sulla Trebbia, calò lungo la Penisola e, sempre grazie all’appoggio insubrico, li sconfisse sul Trasimeno (qui si mise in mostra il leggendario Ducario). Poi venne la volta della disastrosa, sempre per i Romani, Canne (216 a.e.v.). Il vittorioso epilogo della guerra però, come sappiamo, arrise a Roma grazie a Scipione l’Africano che sconfisse Annibale a Zama ridimensionando le ambizioni di Cartagine.

La Gallia Cisalpina divenne così una provincia romana. Le colonie portarono all’insediamento in terra padana di elementi italici mentre l’elemento gallico venne in parte sterminato, schiavizzato e disperso, ovviamente in area insubrica. Questi dati non sono da esagerare certamente, ma gli Insubri vennero duramente castigati dai Romani, mentre i Boi presero in massa la via della migrazione transalpina, verso la Boemia che, come Bologna, prende il loro nome.

La Lombardia fu così suddivisa in Gallia Transpadana (dalla Sesia all’Oglio) e Venetia et Histria (Brescia, Cremona, Mantova, l’area cenomane).

I Cenomani alleati dei Venetici, e dunque dei Romani, vennero “premiati” annettendoli al resto dei loro alleati, staccandoli dalla Gallia togata, e da qui nasce l’equivoco della Lombardia orientale “veneta”, poi corroborato dalla dominazione marciana moderna. I Venetici non misero mai piede al di qua del Garda e la Lombardia orientale è gallo-romanza e gallo-italica al pari del resto della Lombardia.

La guerra contro le popolazioni alpine (celto-reto-liguri) invece continuò anche dopo il 42 a.e.v. (anno dell’annessione all’organismo italico della nostra Gallia) con Augusto e i suoi figli, ma l’esito fu scontato e popoli come Vennoneti, Bergalei, Camuni e Triumplini dovettero arrendersi di fronte allo strapotere romano, che portò così il confine dell’Italia sino alle Alpi.

I Romani diffusero l’uso del latino, delle loro leggi, dei loro costumi, della loro religione e realizzarono numerose opere di urbanistica e infrastrutturali. Dobbiamo ai Romani reti viarie, idriche, fognarie. In questo periodo fiorirono i commerci e l’agricoltura, sorsero e si ingrandirono città e paesi.

La romanizzazione della Gallia Cisalpina fu fondamentale per i nostri Avi e per noi, inserendoci appieno nella Civiltà. Non fu solo conquista militare, politica, culturale, amministrativa, fu anche etnica, sebbene il grosso del popolo rimase di estrazione celto-ligure, ma romanizzato.

I Galli divennero gallo-romani per lingua, religione, cultura, usi e costumi, progresso, civiltà, infrastrutture e servizi, ma questo non implicò l’eradicamento totale della stirpe gallica. Altrimenti, anche oggi, l’Italia sarebbe un blocco unico dalle Alpi a Lampedusa.

Certamente noi Lombardi non siamo gallici e basta o celto-germanici e basta. Credo che i Lombardi siano primariamente di ceppo ligure (indoeuropeizzato), eppoi celtici e, meno, germanici. Ma siamo anche decisamente italo-romani, e anche per Sangue, non solo per lingua e cultura. Sebbene la primaria linea paterna lombarda sia celtica/celto-ligure il nostro DNA è euro-meridionale ma badate che l’Europa meridionale non è mica mediterranea al 100%, dipende dalle zone: il Nord Italia è proprio a metà strada tra il Mediterraneo e il Continente.

Diversi funzionari romani si stabilirono in Gallia Cisalpina, così come i veterani di guerra ricevettero, in virtù delle loro prestazioni, terreni lombardi. La Lombardia diede i natali tra gli altri a due autorità del mondo culturale romano: Virgilio, di Mantova, Plinio il Vecchio, di Como e Cornelio Nepote, di Pavia.

Si registrarono delle infiltrazioni germaniche nella Val Padana, ben prima delle invasioni storiche che portarono alla creazione dei regni romano-barbarici sul finire dell’Impero Romano d’Occidente; Cimbri, Teutoni, Ambroni, Teufali, assieme a schiavi gallici deportati in Lombardia come forza lavoro.

Il dominio di Roma, repubblicano ed imperiale, su quella che oggi è Lombardia durò 700 anni. Chi ignora questo basilare periodo della nostra storia ingigantendo il prima celtico e il dopo germanico è solo un ciarlatano in quanto Roma trasformò la Pianura Padana nel capo d’Italia.

Nel 292 Diocleziano, con la riforma politica-amministrativa dell’Impero, designò Milano a residenza di uno degli imperatori, Massimiano. Milano divenne capitale dell’Impero Romano d’Occidente, fino al 402, quando Onorio trasferì la capitale a Ravenna.

Certamente Roma, sul finire della sua potenza, divenne un ente parassitario che sfruttava e strizzava le varie province per arricchirsi sulle loro spalle, succhiandole come un vampiro, vessandole con rapaci funzionari, lasciandole sguarnite di fronte alla crescente aggressività dei Popoli germanici e barbarici che premevano sul famoso Limes, minacciati com’erano dai mongoloidi Unni. Chiaramente sono i difetti di tutti gli imperi che non siano un’armonica confederazione di realtà etno-nazionali. Ma questo è un concetto moderno.

La decadenza romana venne cagionata dall’orientalismo, dall’effeminatezza e dal prolasso dei costumi, dal meticciamento e dall’eresia giudaica cristiana che sfilacciava l’ethos romano già indebolito dall’età imperiale.

Diocleziano tentò di salvare il salvabile, rinviando di due secoli il crollo del gigante romano dai piedi d’argilla. In quel periodo ormai Roma contava poco o nulla.

L’Editto di Caracalla (212), sull’universalità dell’Impero (tutti “romani”), e l’Editto milanese di Costantino nel 313, che garantiva libertà religiosa a tutti i cittadini romani, avviarono l’Europa sulla strada della dittatura cristiana bimillenaria. Teodosio compì l’opera proclamando il cristianesimo come unica religione obbligatoria dell’Impero.

Il cristianesimo si diffuse in Lombardia, con tutto il suo strascico di magagne mediorientali, e nel 374 Ambrogio fu acclamato vescovo di Milano.

Nel 402, come ricordato poc’anzi, la capitale venne spostata nella paludosa Ravenna, in un clima congeniale allo stuolo di parassiti statali che ormai di romano non avevano più nulla. La stessa culla della romanità versava in pessime condizioni, preda del malgoverno, della corruzione, dell’incuria, dei liberti, dei cristiani e dei dinosauri attaccati tenacemente ai loro privilegi. Una situazione che ricorda invero quella attuale.

Il destino dell’Impero era segnato, e nonostante buona parte dell’esercito fosse rimpinguata da freschi soldati germanici (la schiatta guerriera italica era ormai esausta) la relativa vicinanza della Lombardia al confine danubiano favorì numerose incursioni di popoli barbarici nordici nel suo territorio, che poi venne trascinato nella polvere, nel fango e nelle macerie dall’inesorabile crollo della, comunque da tempo, ingessata potenza romana, decentratasi a nord e ad est (Costantinopoli).

Lo sciro Odoacre depose Romolo Augustolo, un ragazzino fatto ultimo imperatore-fantoccio dalle congiure di palazzo. Era il 476 dell’era volgare e il dominio di Roma, la prima Roma, ebbe fine, per convenzione.

Con il definitivo crollo dell’Occidente, si contesero il possesso della Lombardia Ostrogoti e Bizantini, e fu la volta del grande Teodorico.

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Lombardia, Storia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Lombardia romana

  1. Il Noddigo ha detto:

    Basta con sta Lombardia romana.
    Noi che siamo celti e longobardi, non siamo merdaccia levantina o mediterranea. Noi la padania bianca e cristiana, bianca e cristiana. Quelli di Lepanto con le bandiere nel cuore crociato. Noi, noi che non diventeremo mai islamci. Noi, noi seguaci di Bossi, fino alla fine!!!!

    Mi piace

  2. Lacedemone ha detto:

    Ottima analisi,i lombardi romani sono miei fratelli,i “noi,celti e longobardi” sono meno di nulla.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...