Lombardia preistorica e protostorica

Incisioni camune

Incisioni camune

La “Lombardia” del Pliocene (l’epoca più recente dell’era cenozoica o terziaria, tra i 5 e i 2 milioni di anni fa) aveva un’estensione territoriale differente da quella attuale.

Mentre l’arco alpino era ben definito la Pianura Padana era ancora del tutto assente. Questa deve la sua formazione al deposito dei detriti portati a valle dal fiume Po e dai suoi affluenti nel corso dei milioni di anni successivi fino ad oggi; inoltre, alla spinta tettonica che la placca africana esercita contro la placca europea. Questa spinta nel corso delle centinaia di migliaia di anni ha fatto sollevare la crosta terrestre dell’Europa, e in particolar modo dell’Italia e della Lombardia, di alcune decine di metri.

Questi due fattori combinati insieme hanno fatto sì che al posto dell’Adriatico che occupava il Golfo Pliocenico Padano, abbiamo oggi una verdeggiante pianura tra le più fertili e ricche (purtroppo anche inquinate e cementificate, conseguenza della sovrappopolazione immigrata) d’Europa.

Durante l’ultima glaciazione (Würm), quella che interessò le Alpi tra i 110.000 e i 12.000 anni fa, la Lombardia alpina e prealpina presentava compatte calotte glaciali e ghiacciai montani. I ghiacciai montani e pedemontani modellavano il territorio asportando virtualmente tutte le tracce delle precedenti glaciazioni di Günz, Mindel e Riß, depositando morene di base e morene terminali di differenti fasi di ritrazione, e depositi di loëss (argille sabbiose finissime e giallastre di origine eolica), e spostando e ri-depositando le ghiaie attraverso i fiumi che scendevano dai ghiacciai. Al di sotto della superficie, essi ebbero un’influenza profonda e duratura sul calore geotermico e sulle tipologie di flusso delle acque sotterranee.

I celeberrimi laghi prealpini lombardi si formarono proprio in questo periodo, dalla ritirata dei ghiacciai.

Durante l’ultima glaciazione va anche detto che la Val Padana appariva decisamente decentrata ed estesa rispetto ad oggi, tanto che il Po sfociava nell’Adriatico all’altezza di Ancona.

Le prime tracce circa la presenza dell’uomo in Nord Italia risalgono al Paleolitico. La presenza dell’Uomo di Neanderthal è dimostrata da ritrovamenti risalenti a 50.000 anni fa, sebbene scarsi rispetti al resto d’Europa. La comparsa dell’uomo moderno invece è da attribuire a 34.000 anni fa (Paleolitico superiore), stando ai reperti.

Nel Neolitico (VI millennio avanti era volgare) si cominciano ad intravvedere le prime forme concrete di civiltà, grazie alla diffusione della ceramica impressa. Si affermano i manufatti di origine ligure, e gli individui appartenenti a questo filone artigianale possono dirsi di tipo mediterraneo. La Cultura della ceramica cardiale si originò però nel Levante e giunse in Italia dai Balcani, innestando nella mediterranea, e arcaica (cromagnoide), Pianura Padana il tipo dinarico.

Il Neolitico è il fondamentale strato italiano, da un punto di vista genetico, ed è quello che accomuna, in senso mediterraneo e (meno) levantino, tutta la Penisola. La principale differenza etno-razziale tra gli Italiani deriva proprio dal fatto che più si scende verso il Mediterraneo più si riscontrano influssi anatolici e mediorientali. Naturalmente le componenti anatolico-caucasiche e mediorientali degli Italiani non hanno nulla a che vedere con quelle di coloro che abitano oggi Asia Minore e Medioriente perché portate da genti diverse: Arabi, Ebrei, Saraceni, Ottomani, e pure Greci, hanno influito ben poco sul Sud, a livello di DNA.

Gli uomini neolitici, dediti ad attività agricole, erano organizzati in società matriarcali incentrate su figure femminili, non solo a livello gerarchico e sociale ma anche culturale: culti ctoni, lunari, legati alla fertilità, al ciclo delle stagioni e alla Madre Terra, la Dea Madre: tutto da lei nasceva e a lei ritornava (quindi, inumazione).

Erano società pacifiche, imbevute di artisticità, artigianato, raffinatezza, ricchezza e benessere. Per quei tempi, si capisce.

Gli oscuri Liguri, popolo di base pre-indoeuropea che si estendeva dalla Francia sud-occidentale alla Toscana, erano eredi di questa temperie culturale, anche se nel tempo furono indoeuropeizzati. Il loro endonimo era Ambrones, palesemente indoeuropeo, e facilmente accostabile a quello degli italici Umbri e degli omonimi Ambrones germanici. Dovrebbe ricollegarsi al celtico *ambr- e al latino imber, che significano “acqua, pioggia” e quindi anche “fiume, torrente”.  

Durante l’Età dei Metalli, comparve in Lombardia la Cultura di Remedello (III millennio a.e.v.). In questa fase (Età del Rame), abbiamo i prodromi delle prime vere grandi civiltà protostoriche lombarde. Elementi caratteristici del periodo sono i megaliti (statue stele, statue-menhir in Lombardia)  e il vaso campaniforme.

La protostoria italiana cominciò proprio col Calcolitico e arrivò fino all’Età del Ferro, passando per quella del Bronzo.

L’Età del Rame, quella di Remedello, vide il fiorire del megalitismo anche in area padana, dove la Val Camonica cominciò ad emergere culturalmente grazie alle stele antropomorfe; sul finire del Calcolitico, comparve la Cultura del vaso campaniforme, che portò in Lombardia elementi di origine franco-iberica e centro-europea (indoeuropea, in questo caso). La fase finale di Bell Beaker (all’inglese) fu infatti indoeuropeizzata nel Centro Europa, entrando in contatto con le ondate ariane provenienti dalle steppe ponto-caspiche. Pare che il tipo fisico di questa cultura fosse dinarico.

La civiltà camuna esplose nell’Età del Bronzo (II millennio a.e.v.), producendo le famosissime incisioni rupestri (principiate comunque nel Mesolitico), dove cominciarono a comparire i primi simboli solari e guerrieri di origine ariana, penetrati in Italia dalle Alpi orientali. I Camuni erano un popolo alpino reto-ligure (i Reti erano dei tirrenici al pari degli Etruschi, ma più autoctoni che anatolico-caucasici), indoeuropeizzato. A sud della Camunia, erano attestati gli Euganei, una popolazione ligure. Altro popolo alpino del Bresciano erano i Triumplini.

Reti erano pure i Vennoneti della Valtellina, e non a caso parte delle suddette incisioni sono state trovate anche nel settore orientale della provincia di Sondrio.

All’Età del Bronzo appartiene anche la Cultura di Polada, che interessò soprattutto la Lombardia orientale, intrisa di elementi “mittel” di filiazione indoeuropea.

Finalmente, nella tarda Età del Bronzo (XIII secolo a.e.v.), ecco la Cultura dei campi di urne, indoeuropea, proveniente dall’area centro-orientale dell’Europa, che in Lombardia trovò linfa vitale grazie a Canegrate e Golasecca. Nella bassa lombarda invece si fece sentire l’influenza proto-villanoviana, e poi villanoviana, di culture collegate agli Italici e agli avi dei Romani.

La Cultura di Golasecca (Età del Bronzo finale) andava dalla Sesia al Serio ed era proto-celtica, emanazione di quella di Hallstatt; riunì elementi delle precedenti Culture di Polada (Liguri palafitticoli indoeuropeizzati), della Scamozzina (Liguri indoeuropeizzati) e di Canegrate (celto-liguri Leponzi) nascendo attorno al XII secolo avanti era volgare, e vide come protagonisti gli Insubri pre-gallici, gli Orobi che fondarono Como, Lecco e Bergamo, e i Leponzi stanziati nel Ticino. Costoro, fondendo caratteristiche mediterranee e preindoeuropee liguri con l’identità indoeuropea, virile, solare, guerriera, nordica, gettarono le basi della Lombardia preromana, irrobustite poi dai Galli storici, dai Romani e da Goti e Longobardi, popoli germanici originari della Svezia meridionale.

Fortificazioni, armi e oggetti in bronzo, campi di urne, culti solari e celesti, monili ariani e solari, allevamento di cavalli, uso del carro da guerra, cittadelle, classici toponimi in -ate, -aco, -ago, -uno, e tracce della varietà linguistica del celtico parlato allora nella Lombardia centro-occidentale (leponzio), erano alcune delle principali peculiarità della protoceltica civiltà di Golasecca.

Nella Bassa occidentale erano insediati altri Liguri arianizzati (Levi e Marici) e così nel Novarese (Libici o Lebeci).

Le migrazioni ariane in Nord Italia andarono dalla media Età del Bronzo (metà del II millennio a.e.v.) al V-IV secolo a.e.v. (Età del Ferro, iniziata nel I millennio). E proprio in questo periodo irruppero i Galli storici.

Le invasioni storiche dei Galli transalpini resero di fatto Gallia Cisalpina il territorio compreso tra le Alpi Meridionali e l’Appennino Settentrionale e tra le Alpi Occidentali e Orientali, soprattutto la cosiddetta Gallia Transpadana (rispetto a Roma) che andava dal Piemonte al fiume Oglio e dallo spartiacque alpino al fiume Po.

Le ondate galliche portarono i Biturigi di Belloveso alla fondazione di Milano, la nostra “capitale”, e occuparono il territorio che già fu dei Golasecchiani (dalla Sesia al Serio); i Cenomani di Elitovio fondarono Brescia e occuparono il suo territorio e quello di Cremona, Mantova, Trento e Verona; i Boi occuparono l’Emilia, ma anche il Lodigiano, e liquidarono gli Etruschi (un impasto mediterraneo-villanoviano-anatolico), che precedentemente erano arrivati sino alla Bassa lombarda, sfruttandola più che altro per motivi commerciali (vedi il famoso emporio mantovano del Forcello).

I Galli trovarono una realtà transpadana occidentale già in parte celtizzata, instaurando un continuum celtico che sarebbe poi quello leponzio-gallico continentale che ha fatto da sostrato linguistico ai dialetti gallo-italici.

Prima che i Romani conquistassero gradualmente la Lombardia, annettendola all’organismo italico, i Galli cisalpini suddivisi in tribù celtizzarono il territorio, continuando l’opera dei proto-celtici predecessori, da un punto di vista culturale e razziale, trovandosi a loro agio tra alture, colline, pianure, in riva ai nostri laghi di origine glaciale e in mezzo alla sterminata foresta di farnie, carpini e frassini che ricopriva la Pianura Padana.

Il Celta come si sa amava immergersi nella continentale Natura circostante, una caratteristica che comunque ritorna nella tipica religiosità indoeuropea, fondata com’è sul Sangue della Stirpe e il Suolo della Patria.

La toponomastica lombarda divenne fortemente gallica, la lingua leponzia (il gallico parlato in Lombardia) si rafforzò, sorsero sempre più abitati fortificati posti in collina (i famosi duni), aumentò l’incinerazione dei cadaveri, la produzione di manufatti celtici stavolta in ferro (armi in particolar modo) perché l’Età del Ferro è l’epoca celtica per antonomasia in Nord Italia, la costruzione di santuari e la dedicazione di boschi.

La schiatta gallica, composta a livello nobiliare da Nordidi del tipo Keltic, biondi, fulvi, castani, con occhi verdi o azzurri, con lunghi mustacchi e lunghi capelli, alti e robusti, bellicosi e pervasi dal furore, nordicizzò la Lombardia, contribuendo, assieme ai popoli germanici, al modesto apporto nordico della terra tra Alpi e Po.

In termini antropologici però, la Lombardia si basa sull’elemento alpino, erroneamente definito “celtico” perché assai diffuso nelle Gallie e nell’Europa Centrale, dove con La Tène la Civiltà gallica si sviluppò per poi irradiarsi in Europa.

Non mi azzarderei a definire la Lombardia celtica e basta, perché la ritengo celto-ligure, così come non la definirei mai indoeuropea e basta, ma certamente gli Ariani hanno più inciso nel Settentrione che altrove, parlando di Italia.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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5 risposte a Lombardia preistorica e protostorica

  1. Anonimo ha detto:

    Molto interessante l’argomento ,è bello rivedere i popoli che si sono succeduti nell’abitare la Lombardia.
    Secondo te dal punto di vista tassonomico come erano i Liguri?
    Te lo chiedo perchè conoscendoli “bene” direi di aver visto nell’entroterra ligure (zone incontaminate da secoli),diversi “borreby” e diversi “iron age nordic” caraterizzati da una fronte medio alta ed inclinata con arcate sopracigliari(supraorbital ridge) marcate.
    Io pensavo che il tipo ligure fosse essenzialmente un mediterraneo con influenze dinariche ,un “dinaro-mediterraneo” ma forse mi sbagliavo.
    Curioso il fatto che il fattore Rh negativo sia diffuso soprattuto in Liguria e nei paese baschi.
    Secondo te è possibile che Liguri e i baschi rapressentino l’archetipo cro magnoide che abitava il continente prima dell’ondata Ario-indoeuropea?
    In tal caso sarebbe corretto dire che i Liguri furono Celtizzati sia dal punto di vista tassonomico ,sia dal punto di vista culturale?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Inizialmente il tipo ligure era mediterraneo, atlanto-mediterraneo, o anche di tipo arcaico (cromagnoide), simile a Iberi e Sicani. Successivamente, con l’infiltrazione di elementi continentali di origine indoeuropea, i Liguri si sono nordicizzati, ed è anche capitato con gli Etruschi o coi Reti.
      I Baschi non hanno parentele in Europa, e così i Sardi, altrimenti non sarebbero isolati; sono i resti del Mesolitico, figli di cacciatori e raccoglitori, parzialmente indoeuropeizzati da un effetto fondatore celtico (che ha diffuso la linea paterna R1b).
      L’Rh- è diffuso tra i Baschi e in Scozia (Pitti) e in alcune aree dell’Europa orientale, retaggio cromagnoide. Certamente legato a cacciatori e raccoglitori, non ad agricoltori/pastori neolitici come potevano essere i Liguri.

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  2. Max ha detto:

    Why you’re Nazist?

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