La Lombardia orientale

Svastika camuno

Svastika camuno

La Lombardia orientale (volgarmente detta Orobia in contrapposizione all’Insubria, ma l’Orobia vera e propria sarebbe il solo Bergamasco) comprende i territori transabduani, alpini (retici), e di transizione tra Lombardia ed Emilia. La fascia meridionale lombarda la tratterò comunque a parte.

A differenza della Lombardia occidentale non ha mai avuto un grande centro catalizzatore che esercitasse anche una koinè linguistica e culturale e questo perché la Lombardia orientale è un territorio composito e non omogeneo: geograficamente parlando, troviamo una Valtellina linguisticamente insubrica (quantomeno ad ovest) assieme al Grigioni italiano, un nerbo lombardo orientale bergamasco-bresciano, e una fascia di transizione meridionale.

Il nome convenzionale di “Orobia” può essere quindi usato solo per comodità; parlare di Lombardia orientale è certamente meglio (oppure Insubria orientale, considerando la nuova denominazione che mi venne in mente, ma adesso come adesso potrebbe ingenerare equivoci).

La Lombardia orientale comprende i territori di Sondrio, Valtellina, Bregaglia, Poschiavo, Bergamo e tutta la sua Val San Martino, Camunia, Brescia, Giudicarie, Riva del Garda, la sponda occidentale del Benaco, Crema, Cremona, Mantova. Alcune porzioncine di territorio come la Val di Lei (Madesimo), Livigno, e l’Oltremincio sarebbero geograficamente extra-lombarde, così come l’Oltrepò mantovano andrebbe considerato Emilia geografica.

La Valtellina seppur linguisticamente insubrica non è certo centrale, è retica e orientale, e dunque va considerata assieme a Bergamo e Brescia che sarebbero un po’ il fulcro della regione (le Alpi Orobie peraltro sono anche valtellinesi); Cremona è linguisticamente di transizione tra lombardo e padano ma è al di qua del Po quanto Mantova che linguisticamente è meridionale. L’alto Mantovano è invece orientale anche a livello di dialetto, così come il Trentino occidentale.

La parte meridionale lombarda (Pavia, Cremona, Mantovano centro-meridionale, ma anche Tortona, Voghera e Piacenza che io colloco in Emilia) verrà trattata in un altro articolo.

La suddivisione provinciale di queste terre potrebbe essere la seguente: provincia di Sondrio (con il Grigioni italiano, ma senza Mesolcina che è ticinese); provincia di Bergamo (con tutta la Val San Martino che in parte, dal 1992, è sotto Lecco e il Cremasco); provincia di Brescia (con l’alto Mantovano). Quest’ultima potrebbe inglobare il Trentino occidentale, lombardofono, ma considerando che esisterebbe una etno-regione tirolese (cisalpina naturalmente) le Giudicarie e Riva potrebbero rimanere sotto Trento.

Gli stemmi provinciali si rifanno a quelli dei capoluoghi, e dunque bipartito bianco-azzurro per Sondrio (anche se esiste un vessillo storico valtellinese a strisce verticali bianche e rosse), bipartito rosso-dorato, solare, per Bergamo e il classico leone bresciano (tramutato in Leonessa da Carducci).

La cosiddetta “rosa camuna” invece, ma non quella dell’attuale Regione Lombardia bensì lo svastika delle incisioni, è un ottimo stemma per la etno-regione lombarda, e difatti lo propongo spesso, con orgoglio.

La Lombardia orientale quindi è costituita da un nucleo orobico-cenomane linguisticamente orientale, da un nord retico linguisticamente occidentale (eccetto le vallate orientali) e da un sud padano-cenomane linguisticamente di transizione, sebbene il dialetto mantovano di transizione non sia essendo emiliano.

I dialetti genuinamente orientali sono bergamasco, cremasco, alto mantovano, bresciano, camuno, trentino occidentale, parlate gardesane, bormino, livignasco e il famoso gaì, il gergo dei pastori bergamaschi e camuni.

Il valtellinese e il dialetto del Grigioni italiano sono occidentali, il cremonese è a cavallo tra lombardo ed emiliano, il mantovano è considerato emiliano.

Non esiste alcuna koinè nonostante il bergamasco sia per svariati motivi il dialetto lombardo orientale più prestigioso e noto, nonché parodiato (basti pensare al fatto che nel ‘500 era riconosciuto dagli umanisti come uno dei principali volgari d’Italia, e a tutta la letteratura che ruota attorno al dialetto di Bergamo, dalla Commedia dell’Arte alle traduzioni di testi toscani famosi, fino ai burattini e ad Olmi, passando per i saggi gallo-italici del Biondelli).

La Lombardia orientale insomma, a differenza di quella occidentale, non è molto omogenea.

La Valtellina che comprende anche il Grigioni italiano, etnicamente è celto-retica e linguisticamente occidentale; così l’alta Orobia e la Val Camonica soprattutto, sebbene esse siano orientali linguisticamente, ma risentano del sostrato retico (pensate alle famose sorde aspirate); Bergamo e l’Orobia fanno parte della Cultura di Golasecca e sono quindi proto-celtiche (orobiche) ed insubriche (qui in senso gallico), ma il dialetto è orientale (in questo gli influssi veneti furono decisivi) quanto nel Bresciano e nei territori che gli gravitano attorno (Giudicarie, Garda, la Bassa, l’alto Mantovano); questi ultimi sono etnicamente cenomani allo stesso modo di Cremona e Mantova, e pure Trento e Verona, solo che Cremona è di transizione, Mantova è padana, Trento sta bene col Tirolo e Verona col Veneto. Non dimentichiamoci poi dei forti influssi etruschi nella Lombardia sud-orientale.

Come ben sappiamo buona parte della Lombardia orientale finì nelle mani di Venezia e della Serenissima ma questo incise solo linguisticamente e in minima parte culturalmente; nonostante una porzione di questa regione lombarda, già in epoca romana, venisse associata alla Venetia, popoli venetici qui non ce ne furono, poiché gli Euganei erano liguri. Gli influssi veneti sono forti nell’area bresciana orientale ma per questioni confinarie.

Riconosco il buongoverno cinque-secentesco di San Marco rispetto al marasma franco-spagnolo che imperversava ad ovest, ma questo non giustifica nella maniera più assoluta le patetiche rivendicazioni dei venetisti che si aggrappano a tre secoletti di politica glissando spaventosamente sulla vera Storia delle nostre Terre che è Storia eminentemente lombarda, come lombarda è la lingua e lombarda è l’etnia, plasmata da Celto-Liguri e Longobardi, e soprattutto Romani, si capisce. Piuttosto, parlando di Lombardia orientale, va riconosciuto il contributo tirrenico che era retico a nord ed etrusco a sud.

Il Veneto, o Venethia, comprende i Veneti e non gli ex sudditi della Repubblica di San Marco; pertanto Lombardi orientali, Friulani, Ladini, Istriani, Dalmati, e abitanti vari del Mediterraneo orientale, se indigeni, non sono veneti. Non ci vuol poi molto a capirlo, non parlano nemmeno veneto.

I Lombardi orientali sono essenzialmente alpinidi con forti influssi dinaridi; trova spazio anche il consueto tipo padano del Biasutti (dinaride + atlanto-mediterranide) e qualche spruzzata nordide soprattutto lungo l’arco alpino. In Lombardia il tipo nordico è prevalentemente periferico, dunque miscelato con elementi autoconi (nordo-mediterranide, alpo-nordide/sub-nordide, dinaro-nordide/noride).

La Lombardia orientale fu Austria longobarda, ariana, bellicosa e assai tradizionalista rispetto alla Neustria occidentale cattolica.

Questo ha sicuramente inciso sui nostri Popoli, anche a livello somatico e caratteriale.

Nonostante l’est, da un punto di vista economico e sociale, sia rimasto indietro, rispetto all’ovest, tra Ottocento e metà Novecento, il divario è stato colmato e purtroppo il progresso ha avuto le sue velenose controindicazioni: immigrati da ogni dove, quartieri cittadini ridotti a ghetti, forte meridionalizzazione. La situazione si fa davvero drammatica a Brescia e dintorni.

Se poi ci aggiungiamo l’atavico bigottismo cattolico, lo strapotere delle curie, e la nefanda politica democristiana unita al fumo verde il quadro è ancor meglio definito. Un caso l’accoppiata Roncalli-Montini?

La nostra Terra non è sicuramente rimescolata quanto il Piemonte e la povera Insubria, e lo stesso vale per la zona meridionale della Lombardia, dove il progresso ha attecchito più tardi e dove comunque Identità e Tradizione sono dure a morire seppur inquinate da cattolicesimo e socialismo marxista.

Ed è proprio Brescia la più malconcia, essendo il centro orientale più importante, ricco com’è di industrie e di “allettanti” occasioni criminali.

La Lombardia orientale deve fare del proprio conservatorismo (non cristiano o reazionario, per l’amor del cielo!) il punto di forza che aiuti la Lombardia tutta a sbarazzarsi del laido disinteresse per le proprie radici e la propria Storia e Cultura.

Noi orientali abbiamo moltissimo da dare in termini di forze fresche, dure e pure, decise, determinate, pronte a correre in soccorso dei fratelli occidentali proprio come accadde per la Battaglia di Legnano, in cui il nerbo guerriero era costituito dalla transabduana Compagnia della Morte. Lungi da me esaltare retoricamente Legnano ma questo fatto storico è suggestivo.

D’altro canto, in tutta Lombardia, è forte il campanilismo e la rivalità provinciale (Bergamo e Brescia, Monza e Como, Varese e Como, Cremona e Piacenza e tutti contro Milano) ma oggi come oggi può avere un senso solo a livello sportivo e segnatamente calcistico.

Oggi occorre riscoprirsi lombardi, italiani ed europei per fare fronte comune contro il nemico mortale delle nostre Terre, che è la globalizzazione.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a La Lombardia orientale

  1. Gianluca ha detto:

    Bell’articolo. Concordo su tutto, soprattutto sul punto del buon governo veneziano, fino al 1700 dove è iniziata la decadenza della Serenissima, io lì avrei visto molto bene la conquista dei territori bergamaschi e bresciani da parte degli Asburgo, molto prima dell’800.

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