La Lombardia occidentale (Insubria etnica)

Biscione Visconteo

Biscione Visconteo

La Lombardia occidentale, o Insubria etnica come la si potrebbe chiamare per comodità, è il fulcro della Lombardia, il centro della etno-regione, suo cervello, cuore e motore.

“Insubria” deriva dal termine celtico *suebro-, “forte, violento”, riferito agli antichi celto-liguri Insubri. Tale etnonimo passò poi ai Galli storici del IV secolo avanti era volgare (probabilmente Biturigi) che occuparono il territorio lombardo fino al fiume Oglio (a Bergamo, contrariamente a quanto si crede comunemente, si stanziarono proprio questi, e non i Cenomani, e non a caso il Bergamasco venne inserito, dai Romani, con Milano nella Gallia Transpadana, e non nella Venetia con Brescia). Anche la Cultura di Golasecca andava dalla Sesia fino al Serio, in territorio orobico, dove si trovavano appunto i celto-liguri Orobi.

Corrisponde all’antico territorio abitato fondamentalmente dai celto-liguri Insubri e Leponzi, e dopo Roma discretamente germanizzato dai Longobardi che si diedero come centri vitali Milano, Monza, e il Seprio (Pavia, la capitale, è situata nella fascia meridionale lombarda), e che più tardi corrisponderà al nerbo del Ducato di Milano.

Milano, la grande capitale della Lombardia e della Lombardia occidentale, è da sempre il perno dell’Insubria, la città che ha plasmato il territorio circostante da Lodi al Ticino. Socialmente, politicamente, culturalmente, linguisticamente.

Il territorio insubrico (genuino) è formato dai territori di Milano, Lodi, Monza, Brianza, Lecco, Como, Legnano, Busto Arsizio, Varese, Novara, Intra e Pallanza (Verbania), Canton Ticino e Mesolcina (oggi sotto la CH). La Svizzera inoltre comprende anche la Valle del Sempione, anch’essa parte insubrica del bacino del Po come la restante area lombarda.

Si tratta di una regione piuttosto omogenea, sia etnicamente che culturalmente, con un solido sostrato proto-celtico/celto-ligure (Golasecca e Canegrate) e gallico (Insubri gallici), corroborato dalla dominazione longobarda che ha profondamente inciso sul territorio, e poi dalla signoria dei Visconti, che sotto l’egida del germanico Bisson ha retto le sorti dell’Insubria ducale si può dire fino al 1500.

Fondamentale fu l’opera di romanizzazione dei Latini, perché come sappiamo i Romani sottomisero i Galli della zona massacrandoli, schiavizzandoli o disperdendoli, e colonizzarono deducendo varie colonie.

L’area è omogenea pure linguisticamente perché la koinè milanese ha costituito un ottimo collante politico-culturale, anche se degni di nota sono pure il ticinese, il brianzolo, il laghee, il lodigiano e le parlate più occidentali influenzate dal piemontese.

Anche Valtellina, Grigioni italiano e Pavese risentono degli influssi del milanese e le parlate di quei luoghi, i primi due soprattutto, sono classificate come lombardo occidentale. I dialetti di Pavia (eccetto quelli della Lomellina) invece sono di transizione con l’emiliano. Un discorso simile si potrebbe fare con la Valsesia, stretta tra Piemonte e Insubria.

Volendo suddividere amministrativamente la Lombardia occidentale avremmo la provincia di Milano (con Monza), la provincia di Como (con Lecco, Mendrisio e Chiasso), la provincia di Varese (con il grosso del Seprio e Lugano), la provincia del Ticino (con Bellinzona e Locarno), la provincia di Novara, e la provincia di Verbania (con il Sempione). Lodi, pur essendo territorio linguisticamente insubrico, la preferisco con Pavia per motivi geografici e storici. Dopotutto è comunque un’area padana a differenza del Milanese, e risente dell’emiliano.

Attenzione, qui non si tratta di federare aree lombarde ma di plasmare una etno-regione lombarda (o insubrica in senso poetico) con province ridisegnate in base a criteri più sensati degli attuali.

Non serve dunque un’insegna insubrica, in senso stretto, perché quella classica del Ducale Visconteo (aquila imperiale e Biscione) a mio avviso è l’ideale per la Lombardia, al posto dell’attuale caricatura delle incisioni camune. Le province invece possono tranquillamente utilizzare le insegne storiche delle loro città precipue, e dunque Croce di San Giorgio per quella di Milano, Croce di San Giovanni Battista per Como e Novara, bandiera sepriese (quella scaccata bianco e rossa) per Varese, bipartito rosso-blu per il Ticino, aquila imperiale nera su sfondo dorato per il VCO.

Sembra che la Croce di San Giorgio milanese non sia prodotto d’importazione genovese; pare sia nativa di Milano, come emblema personale di alcuni vescovi longobardi, e quindi forse slegata da Genova e dal papa, e simbolo di origine longobarda poi ripreso dal comune di Milano, dalla Lega Lombarda, dai liberi Comuni padani e da altre realtà extra-lombarde. La bandiera crociata più famosa è però genovese, concessa agli Inglesi per motivi commerciali.

Naturalmente abbiamo poi il Biscione e il Ducale viscontei, originari dell’Insubria, che costituiscono il primo, il simbolo se vogliamo del Popolo lombardo, del suo retaggio celto-germanico (essendo un simbolo nordico) ma soprattutto della sua Cultura storica, il secondo il miglior emblema possibile per la Lombardia e la sua etno-regione, rappresentato da un quadripartito bianco-dorato in cui, alternandosi, troviamo l’Aquila del Sacro Romano, latino-germanica, cui l’Alta Italia faceva parte, e appunto il Bisson dei Visconti, blasone prima visconteo (ma in origine della città ambrosiana e delle sue milizie comunali) e poi sforzesco, indissolubilmente legato a Milano e alla Lombardia intera.

Per quanto riguarda invece la questione linguistica diamo qui una veloce carrellata dei principali dialetti occidentali del lombardo: milanese (il lombardo per antonomasia), dialetti milanesi, legnanese, brianzolo, ticinese, ossolano, varesotto, bustocco, comasco, laghee, lecchese, lodigiano, novarese, lomellino, e alcune parlate gergali.

Inoltre, dobbiamo aggiungere le parlate della Valtellina e del Grigioni italiano, in territorio orientale.

Questione etnica. Il grosso della Lombardia occidentale è etnicamente celto-romanzo, gallo-italico, e le sue componenti principali sono quella arcaica ligure, quella celto-ligure, quella gallica (insubrica), ovviamente quella italo-romana e quella minoritaria germanica (Goti e Longobardi). A livello sub-razziale, predomina il tipo alpino assieme a quello atlanto-mediterranide/padanide (dinaride + atlanto-mediterranide), con spruzzate nordiche qua e là, soprattutto in area prealpina e alpina.

L’unica minoranza indigena è quella degli alemannici Walser che si trovano nel nord-ovest del territorio.

La Lombardia occidentale è racchiusa nel bacino imbrifero del Padus, zona tipicamente lacustre, ed è delimitata a nord dalle Alpi Lepontine, ad ovest dalla Sesia, a sud dal Po, e ad est dall’Adda. Pavia è una via di mezzo tra Insubria e Padania (intesa qui come Emilia).

L’Insubria è da sempre il motore della Lombardia, l’area economicamente più ricca e avanzata, animata da intraprendente spirito imprenditoriale perfettamente incarnato dai Milanesi e dal Ducato che fu.

Dal secondo dopoguerra, per via del Boom economico e anche di sciagurate politiche centraliste, il triangolo industriale è stato investito da milioni di Meridionali che hanno, volenti o nolenti, stravolto il tessuto etnico e sociale del territorio nord-occidentale, soprattutto per arricchire i soliti noti, a scapito degli indigeni.

Non voglio dare adito a del vieto anti-meridionalismo, ma tutte le immigrazioni di massa sono sbagliate. Tutte. Se l’Insubria oggi annaspa sotto il peso di smog, cemento, inquinamento e traffico “indiano” è anche per questo.

Assieme ai Meridionali, circa un milione di Veneti si è spostato in territorio lombardo, uniti agli esuli istro-dalmati cacciati dal criminale Tito. Anche molti Lombardi orientali cercarono fortuna ad ovest.

L’Insubria oggi è piuttosto malridotta e martoriata da una densità demografica mostruosa, dovuta a immigrazione selvaggia (da ogni dove), e dall’industrializzazione scriteriata, ed è un vero peccato perché il territorio insubrico è incantevole, tra laghi prealpini, fiumi, aree collinari, campi e pianure, risaie, e ovviamente monti e Alpi.

Un tempo, pensavo che la soluzione potesse essere l’indipendentismo, ma ora non lo credo più. Quello che serve è invece il comunitarismo, che permette il recupero della solidarietà fondamentale, tra corregionali, al fine di riscoprire e dunque difendere le proprie radici, e in primo luogo etno-federalismo, che allentando la morsa di uno stato oggi centralista e statolatrico (spesso animato da figure meridionali che si rendono insopportabili) garantisce senza inutili separatismi utopici coesione, unità, armonia ma nel pieno rispetto di tutte le identità locali, l’unico modo per cercare di far davvero funzionare questo Paese.

Gli Insubrici sono in via d’estinzione, prendiamone atto, e promuoviamo serie politiche federaliste per far riguadagnare loro terreno, a casa propria, perché con la loro estinzione parlare di Insubria non avrebbe più senso.

E allo stesso modo, parlare di Lombardia, di Italia e di Europa senza più i loro autoctoni.

Cambiamo la situazione italiana o il “Francia o Spagna basta che se magna” rimarrà un triste motto, stavolta filo-elvetico, anche e soprattutto nel XXI secolo.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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3 risposte a La Lombardia occidentale (Insubria etnica)

  1. Nico ha detto:

    Credo proprio che la “Croce di San Giorgio”,sia un un simbolo antecedente al cristianesimo e alla chiesa cattolica.

    Le ipotesi sul origine di questo simbolo sono due:

    1)La prima ipotesi ,la più avvalorata dagli storici ,vede la Croce di San Giorgio nativa della della citta di Genova in Liguria.
    I primi reperti archeologici di questo simbolo a Genova sono datati VI secolo D.C durante l’occupazione bizantina della città.
    Tale simbolo si affermera nei secoli sucessivi come stemma e bandiera della città di Genova e della repubblica marinara di Genova.
    Ancora oggi esistono dipinti che dimostrano scontri tra la flotta navale genovese e la flotta navale inglese,con le navi inglesi sventolanti la bandiera di Riccardo I.
    La bandiera di Genova era diventata celebre quando le navi musulmane cominciarono ad evitarla per non farsi colare a picco.
    Diverse nazioni trattarono con Genova l’uso della bandiera crociata e Genova la concesse a due nazioni: l’Inghilterra e la Lombardia.

    2)Possibile Stemma Antecedente Ai longobardi e ai Romani.
    Affascinante l’ipotesi che la natura del simbolo sia pre-romana e di retaggio Celto-ligure
    Questa foto dimostra la diffussione del simbolo nel nord Italia.
    http://i.imgur.com/Lb5gN7p.gif?1

    Io credo che la croce di san giorgio sia nativa di Genova,visto che i visconti reintrodussero a Milano la “bissa” ,simbolo che era gia presente all’interno dell mura cittadine da secoli.
    Ci sono anche diversi storici che affermavano che lo Stemma con cui i Longobardi ideficavano la propria nazione e il proprio popolo,fosse proprio il biscione visconteo.
    Il simbolo inoltre sarebbe legato in qualche modo alla leggenda del drago “Tarantasio”.

    Molto bella l’immagine del Biscione Visconteo da te postata.

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