La Lombardia

Lombardia carolingia

Lombardia carolingia

Il concetto di “Grande Lombardia”, di Lombardia storica, di Lombardia tout court insomma contrapposta alla “Pirellonia” già “Formigonia”, diffuso dall’MNL, ricalcava più o meno quello che proposi nel settembre del 2009 su alcuni blog.

Oggi preferisco parlare solo di Insubria, per indicare grossomodo i territori linguisticamente lombardi, poiché a ben vedere “Lombardia” è un concetto vago, parziale, arbitrario che, se ci pensate, si potrebbe applicare a buona parte dell’Italia in quanto ex Regno Longobardo (Langobardia Maior – Langobardia Minor, un etnonimo di origine bizantina riferito ai territori in mano longobarda).

La Toscana ad esempio venne subito conquistata e colonizzata da Alboino, e i Longobardi vi lasciarono una forte impronta, anche in senso genetico e fisico.

Certamente, da un punto di vista storico, etnico e geografico, col termine “Lombardia” si suole indicare il nord-ovest italiano, e questa era, più o meno, l’idea pan-lombardista dell’MNL.

La mia idea primigenia di Grande Lombardia, poi nel tempo corretta, era la seguente: Regione Lombardia, Ticino, Grigioni lombardofono, Piemonte orientale, Trentino occidentale, Emilia, Bologna e Ferrara e pure la Lunigiana. Era piuttosto in linea, peraltro, con l’idea geografica padana che Dante palesò nella Commedia, parlando di un oscuro personaggio bolognese:

“rimembriti di Pier da Medicina,
se mai torni a veder lo dolce piano
che da Vercelli a Marcabò dichina.”

(Inferno XXVIII, 73-75)

Correggendo il tiro, nei mesi del 2010 sistemai meglio la mia ex idea granlombarda giungendo, anche grazie al confronto con Adalbert Roncari, alla posizione dell’MNL: Regione Lombardia, Ticino, Grigioni lombardofono, tutto quanto il Piemonte, la Val d’Aosta, Trentino occidentale, Emilia senza la parte estrema fuori dal bacino del Po e alcune porzioncine di Veneto. Senza però Massa e Carrara che sono liguri anche se “lombardofone” per influssi ducali padani.

Espongo ora l’allora pensiero lombardista che aderisce al concetto storico di Lombardia (terragna) che nacque in epoca carolingia. Da un ipotetico punto di vista macro-regionale, la Lombardia potrebbe essere il nord-ovest dell’Italia, con l’aggiunta di Nizza, Liguria, Lunigiana (e volendo anche Garfagnana), Bolognese e Ferrarese, che all’epoca escludevamo.

Parlando di Lombardia, la prima cosa di cui si deve tener conto, il primo punto fermo, sono i sacri ed intoccabili confini geografici: la Lombardia combacia col bacino idrografico del fiume Po.

Per questo, ma non solo, ritroviamo nella nostra idea di Lombardia territori franco-provenzali, occitani, e liguri, perché facenti parte dell’ambito alpino-padano.

E davanti ai confini geografici, davanti ai baluardi naturali, signori miei, c’è poco da questionare.

In secondo luogo abbiamo l’amalgama etnica gallo-germanica, celto-longobarda, che accomuna tutti i Lombardi, quelli centrali (Insubrici), orientali (Valtellinesi, Orobici, Cenomani), occidentali (Piemontesi) e meridionali (Padano-Emiliani); parimenti quella linguistica galloromanza cisalpina, escludendo la Romagna che non è lombarda (a cui possiamo tranquillamente aggiungere le papalino-bizantine Bologna e Ferrara) e la Liguria che è mediterranea.

Da ultimo c’è la questione culturale e storica, nata nel Medioevo, che dopo la Gallia Cisalpina e la Langbobardia ha visto il sorgere della marca imperiale di Lombardia, dei Liberi Comuni, delle Signorie germaniche, del Ducato di Milano e poi di Lombardia, prima della frammentazione cinquecentesca.

E dunque ecco una Grande Lombardia così ripartita: Lombardia Centrale (Insubria), Lombardia Orientale (Valtellina-Orobia-Cenomania), Lombardia Occidentale (Piemonte, Val d’Aosta), Lombardia Meridionale (Emilia-Padania).

All’interno del nostro territorio possiamo trovare minoranze franco-provenzali e provenzali a ovest, liguri a sud, e alemanniche (Walser) a nord.

Abbiamo pensato anche ad una ripartizione del territorio stesso.

Per mere questioni statistiche e di comodo suddividiamo la Lombardia in quattro aree geografiche (appunto centro-est-ovest-sud) a loro volta suddivise in cantoni con capoluoghi e distretti.

Avremo così: Lombardia Centrale – Bassa Insubria (Milano capitale storica di Lombardia, con i distretti di Busto Arsizio, Monza, Lodi e Pavia), Alta Insubria (Como, con i distretti di Lecco, Lugano e Varese), Libicia (Novara, con i distretti di Vercelli, Biella, Varallo e Vigevano), Leponzia (Locarno, con i distretti di Domodossola, Intra, Bellinzona); Lombardia Orientale – Orobia (Bergamo, con i distretti di Crema, Clusone, Zogno), Rezia (Sondrio, con i distretti di Tirano e Chiavenna), Alta Cenomania (Brescia, con i distretti di Rovato, Desenzano, Darfo e Riva), Bassa Cenomania (Cremona, con i distretti di Casalmaggiore e Mantova); Lombardia Occidentale – Alta Taurinia (Torino, con Ivrea, Lanzo, Pinerolo, Susa), Bassa Taurinia (Cuneo, con Alba, Mondovì, Saluzzo), Ambronia (Alessandria, con Asti, Casale, Acqui e Novi), Salassia (Aosta); Lombardia Meridionale – Maricia Occidentale (Piacenza, con Voghera e Tortona), Maricia Orientale (Parma, con Fidenza e Fiorenzuola), Bononia (Modena, con Reggio di Lombardia e Carpi).

I nomi dei cantoni sono etnonimi che si rifanno alla principale popolazione, celtica o celto-ligure, che ha dato l’impronta fondamentale al territorio; i capoluoghi sono le città principali dei cantoni; i distretti sono le città minori.

Milano è la grande ed unica capitale di Lombardia, motore della sua potenza e della sua gloria, volano del Lombardesimo assieme al nordico Seprio e al Nucleo Lombardo (la Grande Insubria golasecchiana dalla Sesia al Serio che costituisce la Lombardia basica), guida aristocratica di tutta la Nazione.

C’è da dire che la nostra ipotetica suddivisione amministrativa rispecchia anche la nostra idea politica di Lombardia che più che federalista è moderatamente centralista (a che serve il federalismo tra fratelli?), con Milano intoccabile capitale, presidenziale, repubblicana ma aristocratica, senza tutta quella patetica e farraginosa intelaiatura federale o pseudo tale che rischia di fomentare le solite grandi pecche lombarde ossia egoismo, particolarismo, campanilismo e materialismo.

Questa l’idea di Lombardia allargata che avevo all’epoca.

In realtà, penso ora, che un’idea ampliata di Lombardia dovrebbe invece, come detto poc’anzi, riflettere abbastanza il concetto medievale di territorio lombardo, vale a dire: l’attuale Regione, la Svizzera italiana (Sempione, Canton Ticino, Grigioni italiano), il Piemonte con la Val d’Aosta e i territori padani sotto la Francia (Moncenisio, Valle Stretta, Monginevro), Nizzardo, Liguria, Apuania (Lunigiana e Garfagnana), Emilia includendo Bolognese e Ferrarese, Trentino occidentale (le Giudicarie e Riva del Garda insomma). Rimarrebbe esclusa la Romagna, che storicamente è contrapposta alla Lombardia, pur essendo gallo-italica.

Tuttavia Aosta, Nizza e gli altri territori oggi “francesi”, Garfagnana, Bolognese e Ferrarese, sono da considerarsi lombardi a livello marginale. Ma indubitabilmente settentrionali e italiani, si capisce; nella mappa postata non compaiono Bologna e Ferrara, in quanto “regalate” da Carlo Magno, pur essendo territori conquistati dai Longobardi, al papa.

Quest’area coincide con la Padania (ossia il bacino dell’Eridano), col fulcro della Gallia Cisalpina e della Langobardia Maior (Pavia, Milano e Monza), e ricalca inoltre il territorio che con Carlo Magno assunse per la prima volta il toponimo “Lombardia”: per l’appunto, il nord-ovest italiano.

Il Triveneto è sempre stato più noto come “Venezie” e la Romagna ovviamente è sempre stata esclusa dall’ambito longobardo-lombardo pur essendo anch’essa Gallia Cisalpina, fino a Senigallia.

Se si dovesse invece parlare di Nord Italia globalmente, è chiaro che la sua area di pertinenza andrebbe, anche culturalmente, dalle Alpi a Senigallia (linea linguistica Massa-Senigallia) e dal fiume Varo al Monte Nevoso, nella Venezia Giulia storica.

Checché se ne dica comunque, il Nord non è esattamente omogeneo e vi sono diverse differenze etniche. Proprio per questo, oggi, preferisco un’Italia etno-regionale rispettosa dei principali criteri etno-culturali, geografici e linguistici, senza ammucchiate macro-regionali che rischiano di fare il solito pastrocchio.

Innanzitutto va riformata l’Italia, ma in secondo luogo anche le sue regioni, da tramutare in etno-regioni federate.

La mia attuale visione è schematizzata qui, ma ne riparlerò con calma più avanti.

Concludendo, direi che “Lombardia” può tranquillamente continuare ad indicare l’attuale regione, da rivedere, e l’Italia nord-occidentale, ma si tenga presente che, essendo tale coronimo contrazione di “Longobardia”, non stonerebbe applicato anche a Triveneto (pensate al Friuli o a Verona), Toscana, Umbria e Sannio (Ducato di Benevento).

Con buona pace dei venetisti orobici, “Insubria” è un etnonimo che può tranquillamente indicare tutta l’area dialettale lombarda (continuum etno-culturale celto-ligure), ed è di certo originale rispetto a quello lombardo.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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8 risposte a La Lombardia

  1. Marco ha detto:

    È sempre un piacere segurti.
    Avendo antenati milanesi, penso che in un auspicata Italia etno-federale , la lombardia dovrebbe mantenere il proprio nome, con il ducale visconteno come stemma e Bandiera.
    Se la maggioranza dei lombardi in seguito a referendum decidesse di rinominare la regione Insubria sarei favorevole.
    Capoluogo regionale milano con simbolo(stemma e bandiera) vedrei bene il biscione visconteo originale.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Milano e il Ducale non sono in discussione. A me personalmente il nome “Lombardia” piace e va a genio ma come esposto ha, secondo me, delle controindicazioni. Può tranquillamente rimanere com’è, ma penso che l’etnonimo insubre sia più indicato.

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  2. Max ha detto:

    Io sono lombardo purosangue. Quando sto in Italia molte volte ho spinte secessioniste per la Lombardia, però quando esco dall’Italia e sono all’estero non riesco a non dirmi italiano e a non sentirmi romano. Da li ho capito che anche un lombardo duro e puro come me non può non dirsi italiano. Ognuno di noi anche se non vuole sente la romanità dentro di se, ogni lombardo ce l’ha una parte di noi che prima o poi esce fuori.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Per certi versi siamo più (antico)romani noi dei Meridionali. Vogliamo forse rinunciare davvero alla fetta di gloria che ci spetta di diritto? O vogliamo davvero preferire degli influssi celto-germanici alla nostra vera anima romanza?

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      • Davi De ha detto:

        Ma volendo , alla fine i romani e i longobardi sono l’unico anello di congiunzione tra Nord e Sud , no ?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Scherzi? L’Italia condivide il medesimo sostrato mediterraneo e neolitico (al Sud è più forte il dato levantino); gli Italici non si sono attestati solo nel Centro-Sud: inizialmente, provenendo dall’area danubiana, essi diedero vita alla cultura proto-villanoviana che non era altro che proto-latina; i Liguri chiamavano sé stessi Ambrones, un endonimo palesemente collegato a quello umbro; i Romani dedussero al Nord svariate colonie che immisero nella Pianura Padana altri Italici, e anche Magno-Greci. Eppoi Goti, Longobardi, e altri popoli germanici minori.
        Centro e Nord sono contingui, anche geneticamente. Lo stacco è col Sud, e deriva dal fatto che, per via della sua posizione, esso è meno indoeuropeo ma più levantino rispetto al Nord. Con la Sardegna naturalmente isolata in quanto in buona parte paleo-mediterranea.

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  3. Anonimo ha detto:

    Padania Libera!

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Anche se, fantapoliticamente, si riuscisse a raggiungere una cosa, anti-storica, simile rimarremmo Italiani per il resto dei nostri giorni: siamo stati Italia per millenni e continueremo ad esserlo anche dopo (se va bene, perché qui si rischia di diventare Africa, ormai), pure agli occhi del mondo.

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