L’esperienza del Movimento Nazionalista Lombardo

Movimento Nazionalista Lombardo

Movimento Nazionalista Lombardo

Quando ancora professavo il Lombardesimo radicale, ebbi modo di dar vita, assieme ad altri, a due movimenti politico-culturali, di cui uno tuttora in vita: il Movimento Nazionalista Lombardo e Grande Lombardia. Qui tratterò il primo.

Tutto ebbe inizio verso la fine di aprile del 2008.

Il mio primo contatto con la politica militata risale ad allora, quando decisi di schierarmi attivamente dalla parte del Fronte Indipendentista Lombardia, partito nato due anni prima e conosciuto grazie ad un forum etno-nazionalista, poi chiuso per via delle solite ingerenze.

Ciò mi permise di conoscere alcuni giovani in gamba desiderosi di battersi per il bene della Lombardia, in particolar modo Adalbert Roncari.

Egli non era un tesserato del Fronte ma quanto me conosceva alcuni suoi esponenti.

La mia esperienza frontista durò però praticamente un mese e non produsse, chiaramente, nulla di che; questo perché a giugno il FIL, guidato da Max Ferrari, confluì nel solito cartello regionalista pataccaro, questa volta denominato Lombardia Autonoma e capeggiato da uno dei principali legaioli pataccari in circolazione: Roberto Bernardelli.

Essendomi tesserato per l’etno-nazionalismo e l’indipendentismo, mandai tutto al diavolo e aspettai tempi migliori, rimanendo in contatto con altri ex frontisti con cui decisi di collaborare al fine di dar vita ad un serio soggetto identitario lombardista.

Questa fase transitoria durò un biennio e nel 2009 conobbi il sunnominato Adalbert Roncari, Luinese classe ’88, con cui fu subito intesa.

Con lui nacque un confronto sincero e schietto che corroborò il reciproco cameratismo al punto di consolidarsi in una irremovibile posizione etno-nazionalista, nonostante il resto dei personaggi con cui si imbastiva il progetto identitario scivolasse inesorabilmente verso il trasversalismo e l’opportunismo politico.

E fu così che nell’agosto 2010 noi e la combriccola di indipendentisti-e-basta giungemmo in rotta di collisione e ognuno andò per la sua strada; questo anche perché i benpensanti non riuscivano a tollerare le posizioni “estremiste” del sottoscritto palesate attraverso i miei blog.

Liberati dal fardello politicamente corretto decidemmo di stendere subito un nostro personale progetto lombardista, abbandonando al loro destino gli ex frontisti da cui poi per la cronaca, nel settembre 2011, nacque Pro Lombardia Indipendenza, movimento assestatosi su posizioni progressiste e sterilmente indipendentiste, sulla falsa riga dei movimenti separatisti storici europei.

Io e Roncari ci attivammo subito contattando ipotetici compagni di viaggio che potevano tornare utili per il nostro progetto.

Punti fondamentali del nostro programma erano il pan-lombardesimo, che riunisse tutti i Popoli lombardi (Insubrici, Alpini, Orobici, Cenomani, Padani, Piemontesi), l’identitarismo etnico, che puntasse all’auto-difesa dei Lombardi ma anche dei Mittel e degli Europei, e la caustica critica al cristianesimo, mirata al ridimensionamento di ogni corpo estraneo abramitico, a partire naturalmente da colui che ha scavato la fossa all’Europa, il cristianesimo appunto.

Il tutto racchiuso in una Weltanschauung schiettamente etno-nazionalista, lombardista, ed indipendentista ovviamente.

Nome pensato per il soggetto fu “Grande Lombardia”, affinché fosse chiaro da subito il nostro intento pan-lombardista storicamente ed etno-geograficamente; simbolo la Croce Lombardista, l’integrazione della lombarda Croce di San Giorgio con l’indogermanica ruota solare; esordio ufficiale previsto per il 21 dicembre 2010, capodanno astronomico e vigilia dello sciagurato annus horribilis 2011, anniversario dei 150 d’Italia (questo almeno era quanto pensavo all’epoca, si capisce).

Qualcosa però andò storto e due mesi prima di tale data, il 21 ottobre, la questura di Bergamo vide bene di spedirmi a casa due tizi della DIGOS e due della postale per farmi le pulci e denunciarmi per istigazione all’odio razziale e vilipendio a mezzo Internet.

Me lo aspettavo, chiaramente: da mesi ormai zecche, liberali, pretaioli, giuravano di farmela pagare per i miei “incendiari” scritti, non avendo nulla di meglio a cui pensare.

E così il progetto ebbe una battuta d’arresto, e io e Roncari decidemmo di attendere tempi più proficui, lasciando che le acque si chetassero.

Nel gennaio-febbraio 2011 riprendemmo in mano il progetto senza mutarlo dal punto di vista ideologico, dottrinale, programmatico, mantenendo come simbolo la Croce Lombardista, arricchendola tramite l’impiego del sacrale cromatismo tripartito di origine indoeuropea bianco-rosso-nero, ma cambiando il nome del soggetto in un ben più concreto Movimento Nazionalista Lombardo; in fondo la Lombardia è la Grande Lombardia, e la REGIONE Lombardia non è che un troncone di Nazione Lombarda, neutralizzato, rattrappito e italianizzato fino all’infiltrazione mafiosa (questo sempre secondo quanto pensavo allora).

Presidente nazionale dell’MNL Roncari, segretario nazionale il sottoscritto, per evitare problemi.

A ranghi serrati, giungemmo ad una decina di associati militanti, stante la difficoltà ovvia nel reperire tesserati attivi.

Capisaldi ideologici dell’MNL, un movimento politico-culturale senza intenti meramente politici, erano il Lombardesimo etno-nazionalista, il razionalismo che sempre puntualmente manca ad ogni soggetto itaglione o legaiolo, la critica alla religione oscurantista ed in particolar modo al semitismo.

Sangue e Suolo, Popolo e Razza, Identità e Tradizione, i binomi del Movimento Nazionalista Lombardo (in cui credo ancora, si capisce).

Esso venne alla luce nella luinese Valtravaglia, già parte del nobile contado longobardo del Seprio, il 6 maggio 2011, data mediana tra l’equinozio di primavera e il solstizio d’estate, con i due suoi padri fondatori Roncari e Sizzi immersi in uno splendido ambiente naturale poco sopra il Verbano, con tanto di sacre farnie, cascata della Froda, e massi erratici con incisioni solari di origine celtica. Nella sella del Pian Nave, nel comune di Porto Valtravaglia, vicinissima al luogo della fondazione dell’MNL, i nostri antichi Padri celtici festeggiavano con roghi e ruote solari incendiate il solstizio d’inverno.

Colore sociale dei nostri vessilli e delle nostre divise, impiegati chiaramente non per scimmiottare corpi paramilitari del passato ma per dare un senso d’appartenenza ad ogni associato e un salutare tocco d’ordine e disciplina al movimento, il grigio plumbeo, colore asettico, razionale, spartano, “prussiano”, che nulla ha a che vedere con il grigiore borghese, bensì con la rigida morale indoeuropea.

Il Movimento Nazionalista Lombardo era un soggetto metapolitico che lottava per l’affrancamento del sentimento nazionale lombardo, riunendo sotto le proprie insegne tutti gli orgogliosi patrioti lombardi; ingenuamente, volevamo culminasse nella Salvezza e nella Vittoria della Lombardia mediante Lombardesimo, nazionalismo etnico, razionalismo, ed indipendentismo mai e poi mai staccato dall’identitarismo Blut und Boden.

Per noi l’indipendenza era un mezzo per raggiungere la vittoriosa salvazione lombarda e non lo sterile fine da perseguire con la bassa politica inciuciona, vittimista, e trasversale a cani e porci.

Tale soggetto durò pochi anni, come si può immaginare, dal 2011 all’estate 2013, e poté fare solo iniziative simboliche. Essendo esordienti, con pochi soldi, militanti, risorse, e con idee del tutto impopolari non si poteva fare altrimenti.

Ciò nonostante facemmo la nostra brava propaganda multimediale, e discretamente famoso divenne il canale YouTube che aprimmo, con “video-prediche” realizzate dal sottoscritto.

Venni anche intervistato per Il Post e le “Invasioni barbariche” della Bignardi, su La7, e in seguito mi occuperò anche di queste controverse pagine della storia lombardista.

Nell’aprile 2013 sono stato condannato, come risaputo, e decisi allora di togliermi dal movimento per lasciare spazio agli altri ed evitare di andare a pesare sulle sorti dello stesso, dovendo poi badare ai miei affari giudiziari.

Questo però si sciolse nell’estate di quell’anno e nell’autunno confluì in Grande Lombardia, un soggetto politico lombardista aperto anche a quella che si potrebbe ritenere, con delle forzature, Lombardia storica orientale, il Triveneto.

Nonostante questa esperienza sia durata poco, e sia stata di scarso peso, costituisce comunque una tappa del mio percorso ideologico ed è servita a farmi una idea circa il movimentismo e la sua organizzazione.

Inoltre mi ha aiutato anche a capire cosa è più giusto per il Popolo lombardo stesso, e di certo non è l’indipendentismo o una trovata lombardista estrema.

Del Movimento Nazionalista Lombardo, di positivo, rimane certamente la fusione romantica con l’ambiente regionale e quel sano particolarismo culturale (al netto dell’indipendentismo si capisce) che comunque ha portato a gustare intensamente gli aspetti peculiari della mia Urheimat.

Una cosa che faccio a tutt’oggi, chiaramente, ma allora era arricchita da quel rituale völkisch tradizionale che in un certo senso mi manca, ora, non essendo in alcun soggetto metapolitico, politico o anche solo culturale.

D’altro canto, insistere ancor oggi con certe modalità che rimandano al passato (anche se involontariamente), è del tutto infruttuoso, per quanto romantico possa essere. Bisogna adoperarsi per nuovi modi di testimoniare il proprio identitarismo, chiaramente senza rinnegare i propri principi perenni basati su Sangue, Suolo e Spirito.

Son passato da “Saluu Lombardia!” ad Ave Italia!“, ma la base etno-nazionalista rimane la stessa, cambia solo la prospettiva geopolitica, assieme al doveroso recupero dell’Italia romana e ariana, in chiave naturalmente federale.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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10 risposte a L’esperienza del Movimento Nazionalista Lombardo

  1. Anonimo ha detto:

    Quando tornerai a fare video?

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  2. Anonimo ha detto:

    Useresti il fascio come simbolo di un partito nazionalista italico?

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  3. Asterix un po' giudaico ha detto:

    Ma va là, sciur Sizzi, l’è diventà un comune fasista filo-terùn. Resta però sempre antisemita e antiamericano, oltre che anticattolico. Io invece sono per l’Unione Europea, ripensata in modo un po’ meno bancocentrico e germanocentrico. Dal suo lombardesimo ho ricevuto alcune suggestioni, che ho però tradotto in senso filogallico: me ne impippo dei langobardi, le radici della “Lombardia” sono galliche (gallo-romane). Quindi, i parenti più prossimi sono i francesi. Questo mi va benissimo, perché la Francia è anche la modernità e l’illuminismo, che a me vanno benissimo. Sono gallocentrico ma anche per la contaminazione, essendo io stesso un meticcio con un quarto di giudaico (ashkenazita però, cioè con elementi slavi e germanici) e un quarto di italiano (etrusco e apulo). Questo le farà orrore, e mi fa piacere che glie lo faccia!! Però una cosa è vera: l’Italia settentrionale, ad esclusione del Veneto, che è un altro popolo, è GALLO-ROMANZA. Sono favorevole alla decostruzione dell’identità italiana a favore di quella europea dall’alto, e lombarda galloromanza “dal basso”. E credo che le cose si evolveranno più facilmente nella direzione da me apprezzata, che in quella fascio-arianista che piace a lei! Aggiungo: viva Oriana Fallaci, sulla natura dell’Islam aveva visto benissimo. Mi faccia sapere quando si convertirà al jihadismo, che la denuncio all’anti-terrorismo!! Che’l staga ben, sciur Sizzi!!!

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Già dal suo nomignolo poco sobrio capisco che forse ha esagerato alzando il gomito. Vede quale è il suo problema? Che è filo-, e come tutti i filo- o gli anti- si dimentica della nostra vera identità, che è quella italiana. Noi Italiani siamo imbattibili nell’inventarci identità alternative a quella reale, per chissà quale mania. E si finisce per preferire i filo- e gli anti- al patriottismo.
      Inseguire chimere gallo-germaniche quando la nostra naturale collocazione è il Nord dell’Italia? La genetica la smentisce amico mio: i Nord Italiani sono tra Iberici e Toscani, altro che Francesi. E sicuramente i Francesi riderebbero come polli all’idea che un “padano” giochi a fare il mangia-baguette perché si vergogna di essere italiano. Anzi, tutti i forestieri se la ridono di fronte a questi italianucci divorati dal campanilismo anche estremo.
      L’etichetta “gallo-romanzo” è opinabile: linguisticamente i dialetti lombardi sono affini all’occitano, che viene classificato come ibero-romanzo. Io preferisco definirli, e definirmi, gallo-italico, senza tante seghe mentali su quell'”italico” che fa vedere i sorci verdi agli Italiani settentrionali “in denial” come si suol dire in inglese. O ai duosiciliani, quei rimbambiti.
      Trovo da pavidi auspicare una “Padania” che finisca inghiottita dagli Hollande e un Veneto dalle Conchita Wurst, ma son gusti, faccia pure. Meglio capo d’Italia che lustrascarpe di Francesi e Tedeschi.
      Sulla Fallaci ecc., torno a dire che deve aver bevuto troppo: i jihadisti sono funzionali ai beniamini fallaciani.

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  4. Asterix un po' giudaico ha detto:

    Sciur Sizzi, grazie per la pubblicazione del mio post (che credevo finisse subito censurato). Era fra il serio e il faceto. Sul “gallo-italico” posso senz’altro essere d’accordo. (Di genetica s’intende di certo molto di più lei, ma l’affinità coi francesi resta – e sia anche prevalentemente con gli occitani, che un po’ gallici comunque lo sono di certo, magari mescolati con i liguri come gli stessi gallo-italici. Dal punto di vista linguistico, lingue gallo-italiche e occitano sono strettissimamente imparentate, e lo si sente subito a orecchio: molto, ma molto più vicine di quanto non lo siano, ad esempio, lombardo e napoletano). Ecco vede, io non sono per cancellare l’Italia, ma per farla assorbire nell’Europa Unita, e per un certo grado di federalismo anche “dal basso”, che salvi ad esempio le lingue regionali, fra cui quelle gallo-italiche. (Io ho imparato almeno un po’ di lombardo dai nonni materni, e mi dispiacerebbe vederlo scomparire del tutto). Quanto agli Hollande e le Conchite Wurst: non mi scandalizzano. (I Celti peraltro erano tranquillamente bisessuali, se è a questo che si riferisce, e ciò non ha impedito loro di riprodursi. Ai Galli, quando non guerreggiavano, piaceva mangiare, bere e giacere senza troppi problemi con donne e anche giovani uomini, e inventarono pure il materasso: non sono mai stati guerrieri rudi e spartani come i Germani, che erano un popolo ben distinto, e che hanno lasciato la loro impronta sui tedeschi odierni). Quanto ai jihadisti, non credo che siano una invenzione dei fallaciani: sono farina del sacco dell’Islam, certo fatta lievitare dall’incontro-scontro con la modernità occidentale (che per lei probabilmente sarà decadente, a me invece pare avere magari dei difetti, ma anche dei pregi).

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      L’Identità prima di essere linguistica e culturale è razziale, di Sangue: in questo la genetica non mente, e siamo più vicini ai Toscani che agli Occitani o ai Franco-Provenzali. Non ritengo altresì galloromanzi i dialetti gallo-italici perché mancano di alcuni tipici fenomeni del romanzo occidentale. Sicuramente sono più vicini all’occitano del napoletano ma io sa, preferisco essere capo d’Italia che “terronia” dei Francesi. Poi non so lei. Io ho smesso con le sagre “celto-germaniche”, manco fossimo Inglesi, e gradirei che anche gli altri “padani” la facessero una buona volta finita capendo che le priorità sono altre e che le piazzate alla Asterix se le possono giusto permettere quelli dell’Armorica. Dei costumi sessuali dei suoi Celti (che allo stato puro lascio a chi il celtico oggi lo parla) me ne frega ben poco, o forse dovremmo andare in giro nudi, coi capelli lunghi, a cavallo senza sella, col viso colorato perché lo facevano anche loro? Mi sento più vicino ai Romani che ai Celti, visto che solo un pirla può ridurre a barzelletta 700 anni di romanizzazione della Pianura Padana. Poi le ricordo la società patriarcale degli Indoeuropei o il pensiero di un Catone, prima che mi dica che anche Greci e Romani se lo buttassero. Sulla jihad: il fallaciano crede che la decadenza occidentale sia colpa dell’islam e del suo fondamentalismo; ma quando mai?! Siamo decadenti perché rimbambiti da 70 anni di americanizzazione e se l’Isis o chi per esso ce lo piazza sarebbe esclusivamente per colpa nostra, visto a quel che sono degradate le forze armate e i nostri corpi di polizia, ridotti a fare le crocerossine o a inseguire i nazzzisti del uèbb. Quel che mi fa ancor più ridere poi è che la paladina di voialtri stolidi (la stessa Fallaci) era antifascista viscerale, salvo poi lamentarsi degli antifa dei cessi sociali che la bersagliavano e vogliono la società multirazziale. Continuiamo a demonizzare pure il Fascismo e Hitler, così continueremo a ignorare le vere minacce dell’oggi.

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      • Asterix un po' giudaico ha detto:

        Sciur Sizzi, non replicherò oltre, anche perché credo che su queste pagine l’ultima parola spetti giustamente a lei. Posso solo constatare che la sua è una svolta molto decisa. Posto che io non ambisco per ora a nessun ruolo politico attivo, mentre lei probabilmente sì, le nostre posizioni sono culturalmente molto distanti.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Sicuramente se si profilasse qualcosa del genere non potrei che mostrarmi favorevole. Comunque l’Italianismo non cestina il Lombardesimo, semplicemente lo contestualizza. L’indipendentismo non solo è astorico è anche utopico e infantile. E poco pratico da un punto di vista geopolitico. Ma sicuramente ognuno è libero di pensarla come vuole, visto che io stesso per anni ho pensato che l’indipendenza fosse una via sensata.

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