Note religiose

P. Sizzi

P. Sizzi

Sono cresciuto in una realtà famigliare e sociale paesana, in cui il bigottismo cattolico è all’ordine del giorno.

Da sempre la Bergamasca è considerata un po’ come “l’anticamera del Vaticano”, non solo per la mitologia del “papa buono” di Sotto il Monte (che dista pochi chilometri da Brembate di Sopra, casa mia) ma perché millenario e assai radicato è il tradizionalismo cattolico espresso dalla Terra orobica, una terra alquanto rustica e contadina.

Anche in tempi recenti, nonostante la svolta universalista del Concilio Vaticano II, Bergamo rimane nota per il bigottismo papista che bene o male contagia un po’ tutti i suoi figli, particolarmente quelli che come me sono nati in famiglie vetuste, le cui origini sono ancorate all’humus povero e semplice del contado bergamasco tra le due guerre mondiali. Naturalmente anche qui, oggi, la presa del cattolicesimo è alquanto ridimensionata, nonostante l’alone di perbenismo da sacrestia rimanga.

I miei genitori, classe ’35 il padre e ’45 la madre, sono stati allevati a suon di imperativi morali cattolici, famigliari e lavorativi: cà-césa-laurà, laurà-césa-cà, in cui “ol Signùr” rimane sempre al centro delle preoccupazioni e degli interessi.

Se poi ci aggiungiamo l’ignoranza e l’atmosfera fascista di quei tempi la frittata è fatta.

Per carità, ho sempre riconosciuto il ruolo per certi versi positivo della triade succitata; il culto della casa sprona all’endogamia famigliare proficua e al radicamento nel territorio, il che comporta attaccamento ai propri natali; il culto della Chiesa, sebbene superstizioso, allontana i grilli dalla testa della gioventù e contribuisce ad acquisire uno stile di vita sobrio e austero; il culto del lavoro allontana gli spettri dell’assistenzialismo e del lassismo che imperversano nel sud europeo, suscitando le mafie e il guadagno truffaldino.

Però si capisce che le controindicazioni sono parecchie: il culto della casa può rendere ottusi, misoneisti, campanilisti, misantropi; il culto della Chiesa, che è da dimenticare, rende schiavi del semitismo e dell’oscurantismo cattolico; il culto del lavoro, avvelena il Lombardo facendogli credere che si viva per lavorare e non che si lavori per vivere, cosicché i furbastri se ne approfittano e noialtri facciam la figura degli asini da soma ignoranti, bifolchi, e succubi del sistema che ci frega ormai da decenni, dopotutto per il nostro disinteresse politico.

Questo credo è profondamente intriso di alpinismo (antropologicamente parlando), risente della mentalità piuttosto squallida tipicamente alpina, basata com’è sul bigottismo, sulla ristrettezza mentale, sull’idolo del lavoro, del denaro, della parsimonia che esonda nella taccagneria, sulla cocciutaggine scontrosa che però svanisce di fronte al pungolo delle gerarchie, che se ne approfittano delle credule paure del popolino nostrano.

Servirebbe una possente paganizzazione delle nostre Terre, una gentilità di ritorno, al fine di salvarle dalla deriva auto-genocida e di preservarle dalla dittatura cattolica. Di scempi ne ha fatti abbastanza, e per cosa? Un mucchio di favole atte a tener buono il popolaccio.

A conti fatti la moderna religione cattolica non preserva affatto dall’auto-genocidio, anzi, lo fomenta! Peggio del protestantesimo e soprattutto dell’ortodossia!

Del resto “cattolico” significa “universale”, ma pare che a Roma lo abbiano capito solo col mio scomodo conterraneo Roncalli.

Tornando al sottoscritto, come ho già avuto modo di dire, sono rimasto cattolico credente fino al 17 marzo 2009 anche se praticante smisi di esserlo nell’ottobre 2008.

Questa abiura scaturì da un generale prolasso religioso principiato nella primavera del 2006 proprio quando mi avvicinai alla dottrina etno-nazionalista.

Fino ad allora ero stato, a partire dai 14 anni, un cattolico duro e puro, gran bigotto, assiduo frequentatore di chiese e oratori, spietato nemico di blasfemia, ateismo, agnosticismo, modernismo, sincretismo, deviazionismi, eresie, sette e ostile agli altri credi, tra cui quelli pagani. Naturalmente, ma quello ancora oggi, ostile anche al degrado morale e spirituale delle giovani generazioni che mi circondavano. Più che cristiano ero cattolico insomma.

Prima dei 14, il mio cammino religioso non fa testo essendo frutto dell’educazione famigliare impartita, forzatamente, a tutti quelli della mia generazione, ma sicuramente nel mio caso acuita dall’anziana natura dell’ambiente casalingo e sociale da cui provengo.

Nel 2006 dunque la svolta che mi portò nel giro di due anni a piantare in asso la fede cattolica e tutti gli annessi e connessi ad essa.

Abbandonai il cattolicesimo, il cristianesimo, e la religione medesima, perché stanco della muffa clericale “impreziosita” dal terzomondismo egualitarista sfrenato, stanco del credo abramitico, e dunque all’Europa estraneo, nel Cristo, stanco della superstizione, del bigottismo, dell’oscurantismo che promana dalla religione in generale e dal cattolicesimo in particolare.

Con il 17 marzo 2009, giorno simbolico di San Patrizio (ovverosia l’inciucio tra cristianesimo e paganesimo autoctono) divenni gradualmente anticristiano, irreligioso, empio tanto che una delle mie attuali battaglie è proprio il razionalismo identitario, al fine di preservare l’Identità e la Tradizione genuine, senza più inquinamenti giudeo-cristiani e islamici.

Oggi, libero da paraocchi religiosi talebani, posso vedere distintamente le cose valutandole e giudicandole da un salubre punto di vista razionale e identitario, che porta nel proprio DNA la critica impietosa per ogni castroneria desertica.

Mi sono però abbastanza ammorbidito circa la spiritualità; il cristianesimo mi ha attossicato, ma sarebbe sbagliato fare di tutte le erbe un fascio sparando a zero su di ogni culto. Come già fatto molte volte in precedenza, nutro stima e simpatia per i culti tradizionali europei, perché marciano stando al passo col nazionalismo etnico, senza anteporvi stupidaggini irrazionali e buoniste (ed estranee all’Europa soprattutto). Io rimango una persona abbastanza scettica e razionalista, ma difendo i valori spirituali, religiosi, ereditati dall’epoca ariana, che sono certamente in linea coi valori razziali.

La paccottiglia cristiana porta avanti la tradizione ebraica filtrandola però col pensiero greco-romano rubacchiato all’Europa. Il cristianesimo è un’eresia dell’ebraismo che però ha fondato il suo successo sulle rovine degli antichi dei romani. Il calendario cattolico ha plagiato quello gentile e molta parte del rituale riprende la religione romana. Per non parlare della scolastica, del tomismo, dell’apologetica che sono praticamente zuppe di filosofia greca, sviluppatasi in contesti pagani. Senza mondo pagano classico il cristianesimo sarebbe rimasto una setta ebraica rozza e primitiva.

E la figura del Cristo? Gesù, se è esistito, era certo un eresiarca ebreo ma la sua figura mitica scolora in quella di dei orientali, indoeuropei, come Mitra, figure solari figlie del mondo ariano.

Le religioni abramitiche sono invenzioni ispirate o dall’opportunismo o dall’ignoranza, che sopravvivono grazie al rapporto gerarchico che si instaura tra il clero e i depositari delle “verità” mistiche, e il popolaccio bue grosso, ottuso, povero di spirito, ed alimentate a dovere dalla povertà, dalla superstizione, dall’oscurantismo, dalla debolezza umana, dalla paura del nulla che segue il decesso di ogni essere vivente.

Il clero monoteista è una casta di intoccabili profittatori, creatori di corbellerie metafisiche che mirano all’asservimento del popolo mediante ricatti, minacce, spauracchi infernali, che gettano così nelle grinfie delle chiese i terrorizzati fedeli a cui vengono concessi bonus paradisiaci in base alla quantità di denaro e beni materiali versati nelle casse dei “poveri” servi del Signore. Crociate, purgatorio, indulgenze a questo servivano.

La teologia, la metafisica, le balle trascendentali di matrice biblica, per quanto letterarie e artistiche possano essere, sono frutto dell’inganno e di levantini sofismi, se prese alla lettera, oppure irrazionale prodotto di personaggi malati di mente, o più semplicemente di opportunisti che tentano di demolire le solide certezze nel Sangue e nel Suolo mediante spaziali stupidaggini e menzogne, di cui nella Storia si è sempre sentito il bisogno per asservire, appiattire, omologare, massificare. La globalizzazione comincia col monoteismo abramitico.

La religione assolutista è un cancro da estirpare perché nemica dell’Uomo e dell’Europa; certamente, la libertà di professare la propria religione i cristiani la hanno, le chiese (artistiche, non gli aborti moderni) non mi danno fastidio, discorso diverso per sinagoghe e moschee su suolo europeo in quanto frutto di immigrati, ma non quella di fare proselitismo a tutti i costi e di ficcare il naso vaticano ovunque, anche e soprattutto in materia di questioni etno-culturali.

Discorso diverso, come detto, faccio per il neopaganesimo. Se si stratta di ricostruzionismo serio, italo-romano nel caso italiano, profondamente culturale e spirituale in direzione patriottica, ben venga, sono il primo a difenderlo, ma se cominciasse a mettere i bastoni tra le ruote alle politiche völkisch il discorso cambierebbe. Nella vita civile e laica a dominare deve essere la Ragione, il mio faro, e dunque il Sangue e il Suolo.

Oggi però, la religione praticata lasciata il posto a universalismo e mondialismo, che divengono loro stesse religioni assolutistiche, così come certe sciagurate dottrine politiche.

Penso che, mia esperienza personale a parte, non convenga affatto agli Europei perdersi in religioni aliene e seguitare a fare i cattolici e i cristiani, ossia seguitare ad alimentare ignoranza, superstizione, oscurantismo, e quindi anti-identitarismo.

Meglio per tutti che gli Europei aprano gli occhi, quanto me, e si dedichino al vero razionale culto del Sangue e del Suolo che si basa su terragne realtà e non su strampalate falsità, oggi più che mai nemiche degli Europei e del loro retaggio.

Abbiamo certamente un’anima, se la dobbiamo intendere come alito di vita che ci dona intelletto, indole, inclinazioni, valori culturali e spirituali, e anche quanto ci circonda l’ha, ma non in senso cristiano. In questo la metafisica può aver senso, come terreno d’indagine del pensiero umano, che peraltro diventa quindi filosofia, ideologia, metapolitica. E così una religione civile davvero nazionale.

Riguardo al rapporto umano-divino rimango invece alquanto scettico.

Non gettiamo alle ortiche l’eredità europea laica inseguendo cattivi maestri e mendaci dottrine, ma dedichiamola alla cura militare e sportiva del corpo, allo studio, al lavoro (per vivere), e soprattutto alla cura dottrinale, ideologica, culturale, politica della propria mente, della propria indole, affinché gli Europei tornino guerrieri, padroni di sé stessi e della propria Terra, ed indomiti avversari vittoriosi della religione-superstizione che diventa mondialismo, universalismo genocida ed autogenocida e relativismo etno-identitario, perché l’attuale monoteismo, perdendo il mordente spirituale, guadagna terreno benedicendo il sistema.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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14 risposte a Note religiose

  1. Anonimo ha detto:

    Ottimo. Fa sempre piacere che un ragazzo come te di origini ebraiche abbracci il culto gentile italico-romano.

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  2. Mercurio ha detto:

    http://www.youtube.com/watch?v=Ltj6sGlp4vQ Cosa ne pensi della religione Gallo-Romana?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      La romanità è il comun denominatore di tutti gli Italiani; a livello regionale o macroregionale invece questo tipo di sincretismo indoeuropeo valorizza anche i sostrati, come quello celtico del Nord. Quindi la mia opinione è positiva. La stessa religione romana del resto è debitrice di Greci ed Etruschi.

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  3. josenrael ha detto:

    Tu scrivi:
    “… Gesù, se è esistito, era certo un eresiarca ebreo ma la sua figura mitica scolora in quella di dei orientali, indoeuropei, come Mitra, figure solari figlie del mondo ariano.”

    Ti sbagli di grosso. Mitra non c’entra niente. Gesù non è mai esistito in origine, se non come arcangelo celeste (che muore e risorge in cielo) da invasati apostoli come Paolo (solo che loro non le chiamavano allucinazioni, bensì “visioni e rivelazioni” di “Suo Figlio in me”). Furono i successivi cristiani a fabbricare a tavolino un’intera Non-Vita per Gesù sulla Terra, come esoterica allegoria del dramma cosmico del “reale” Gesù celeste da vendere ai non-iniziati come letterale “Storia ricordata”. Non sorprende che i letteralisti ottennero la meglio, perché chi aveva un “oggettivo” Gesù “storico” a cui appellarsi (e credere ciecamente) si ritrovava sempre in forte vantaggio, nella lotta darwiniana tra Gesù e Cristi rivali, rispetto a chi predicava ancora solo il suo Cristo celeste, mai sceso sulla Terra, esperito unicamente mediante sogni, visioni e rivelazioni personali. Per tua informazione, i cristiani letteralisti in questione erano i famigerati precursori dei cattolici.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Senti, a me di queste sottigliezze importa poco; che sia mai esistito un Gesù di Nazareth importa zero. Ho detto, che se è esistito, era certamente un eresiarca dell’ebraismo ufficiale, che è stato poi tolto di mezzo dai suoi avversari con la “complicità” romana (per qualcuno era anche un ribelle anti-romano, più che altro perché era in contatto con gli zeloti). Se anche questa è una favola, amen, chi se ne frega. La figura solare del Cristo è invece certamente un parassitismo di culti solari orientali, dal Sole Invitto a Mitra, da Helios ad Apollo, che ovviamente ricalca perfettamente la strategia cattolica di reinterpretare in chiave cristiana il passato pagano (basta vedere santi, madonne, ricorrenze, liturgia, calendario e via dicendo). Sui dettagli non mi interesso, la fuffa semitica non è oggetto di questo blog.

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      • josenrael ha detto:

        Se credi alla storicità di quel fantomatico “eresiarca ebreo” non sei diverso da coloro – nel caso specifico: i folli propagandisti del Cristo cattolico – che inventano un “Cristo per sé stessi” solo per aver la meglio, quanto a dogmatica volontà di mera confutazione ideologica – contro altri proponenti a loro volta dell’ennesima versione più o meno storicizzata dello stesso Gesù mitologico. Non meraviglia allora che perfino i folli ideologi del III Reich erano tutti rigorosamente storicisti gesuani della peggior specie (istanziando nel loro caso la folle apologia “Gesù buono/Paolo e la Chiesa cattivi” mediante la ridicola invenzione di un Gesù “ariano” – a ulteriore conferma di quanto sia “utile” il concetto per le masse incolte e deliranti). Ti sfido a trovarmi un solo miticista che la pensi come te (circa le tue improbabili idee sulla presunta superiorità “razziale” di popoli che – ti ricordo – sono INTRINSECAMENTE viziati dall’avere nel loro più profondo DNA il concetto irrazionale di “Gesù storico”, rivelando così di essere spiritualmente inferiori rispetto a quelli Ebrei (e quei pagani) per i quali quel Gesù era ed è e sempre sarà pura BLASFEMIA dal principio alla fine).

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Non è che ci credo, me ne frego, mi lascia indifferente, perché anche se esistito non era che uno dei tanti maghi/cialtroni del suo periodo, attorno a cui è stata poi costruita la religione cristiana, che ovviamente l’ha divinizzato e balle varie. “circa le tue improbabili idee sulla presunta superiorità “razziale” Ma hai bevuto? Che stai dicendo? Io non professo la superiorità proprio di nessuno, e se pensi questo non hai per nulla capito quale sia la testimonianza di questo blog. Insomma, mi sembra che tu stia sparacchiando a caso. Non sono razzista, non sono nazista, non sono fascista; sono un etnonazionalista lombardo che vuole preservare l’Identità del proprio popolo in una cornice italica federale. Non sono un fanatico, né religioso, e la passione per antropologia e genetica non ha alcuna coloritura ideologica. La Chiesa del Reich poi mi ha sempre fatto ridere, come tutti quelli che ricercavano improbabili origini ariane in un individuo che, se esistito realmente, sarà stato un banalissimo Giudeo.

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      • Anonimo ha detto:

        L’accusa non e’ di simpatie razziste o nazi, ma l’accusa è di sognare la difesa di un’Europa la cui identita’, anche ammesso che sia esente da altre colpe, risulta a mia modesta opinione talmente ammorbata dal fittizio Galileo (e sintomo del morbo e’ il viscerale desiderio, tutt’oggi, di volerlo figurare ‘storico’, rivelando che il cristianesimo europeo e’ ancora lungi dall’essere tramontato) che sono le sue sorti a lasciarmi pressoche’ indifferente.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Quante paranoie ragazzi. Le radici spirituali d’Europa sono assolutamente pagane, i culti abramitici non c’entrano proprio nulla con l’Europa, e infatti io difendo i culti tradizionali indoeuropei, non l’ebraismo e le sue più note eresie (cristianesimo e islam). Che sia esistito o meno, il Galileo che tanto ti ossessiona è solo un clandestino da rispedire al suo mittente desertico, assieme a Mosè e Maometto.

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  4. Gairethinx ha detto:

    Ci credevi nel paradiso/inferno, quando eri credente?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sì, ero ligio alla dottrina. Ovviamente me ne interrogavo, e le volte che queste fiabe mi risultavano di difficile comprensione o cozzavano contro il comune buonsenso risolvevo gordianamente dicendo “Mistero della fede, le cose di Dio non sono quelle degli uomini”, che è poi la solita conclusione ecclesiastica di fronte alla tormenta di dubbi umana.

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  5. Gairethinx ha detto:

    Davvero notevole come presa di coscienza, soprattutto se si pensa a come la pensavi prima. Condivido tutto quello che hai scritto nell’articolo “Note religiose”, tranne il passaggio sulle sinagoghe. Il resto del tuo programma, su altri argomenti mi lascia abbastanza indifferente, se non del tutto contrario, su certe cose, ma ti leggo sempre volentieri.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Grazie per l’apprezzamento. Se ho abbandonato il cristianesimo è stato proprio per la sete di radicalità e coerenza: non si può essere allo stesso tempo dalla parte di Gesù e da quella dell’Europa genuina, gentile, tanto più che oltre ad essere un corpo estraneo semitico il cristianesimo ha una morale per nulla identitaria, il contrario, lardellata da insopportabile volemosebbène e patetismo a fiumi.

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