Note politiche

Ol Pól

Ol Pól

La mia visione politica è radicalmente ancorata al credo völkisch.

Non può esistere una politica fatta di compromessi, trasformismi e ribaltoni in tale ottica proprio perché prima di fare politica ci sarebbe l’impellente necessità di riabituare la popolazione ai sani dettami etno-nazionalisti, ormai sepolti sotto metri di letame liberale e progressista.

Gli stessi soggetti politici che animavo in precedenza, a differenza della galassia pataccara pseudo-leghista, prima di imbarcarsi in avventure elettorali e amministrative decidono, assai saggiamente, di informare, formare e catechizzare i Lombardi, per farli sentire tali, per acculturarli, per svolgere tra di essi una doverosa e costruttiva attività “missionaria” che mai nessun movimento s’è preso la briga di condurre, preso com’è dall’ansia elettorale e dalla fame di voti, poltrone e stipendi dorati.

Naturalmente ora mi sono staccato dall’ottica secessionista ma questa mia forma mentis rimane ancora valida e non mi vergogno affatto di aver sostenuto, in passato, le idee lombardiste che però, da un punto di vista di Realpolitik, sono ben poco spendibili.

La mia visione politica dunque è assai realista e concreta e prima di governare avverte tutta la necessità di catechizzare.

Prima si fa Cultura, dottrina, propaganda ideologica e identitaria, italianista nel nostro caso, e solo poi, se si hanno tutte le carte in regola si può intraprendere la carriera politica.

Farlo prima sarebbe un suicidio per tutte le parti coinvolte. Però è chiaro: un soggetto politico ben avviato non deve poi più sottrarsi alla pugna e deve scendere in campo concretamente, e darsi da fare per la Nazione, altrimenti la politica rimarrà sempre tra le grinfie dei plutocrati e degli utili idioti.

Ciò nonostante ho ben chiaro che tipo di politica io voglia per la Lombardia, l’Italia e l’Europa e non può che essere una politica etno-nazionalista e comunitarista, del tutto aliena dalle classiche politiche bizantine, liberali o progressiste, attuali. Degne dunque della repubblica che rappresentano, ma non dell’Italia.

Una delle tipiche tare della politica mediterranea, ma ormai globale, è quella del compromesso, del cavillo, dell’inciucio, del cosiddetto politicamente corretto basato sulla perversa logica del “tu dai a me e io do a te”, che ha un tremendo fortore mafioso.

Oggi la politica occidentale funziona così; Americani ed Ebrei, dunque Israeliani, hanno sempre ragione, pertanto tutto il resto a partire dall’Europa deve ruotare attorno ai loro capricci e non c’è alcuna possibilità di fare politica realmente basata sui bisogni del Popolo amministrato, si deve sempre e solo sottostare ai dettami che provengono da Oltreoceano, filtrati dagli enti supini come la UE e gli stati-apparato ottocenteschi, nati per strozzare le genti europee in favore del denaro, delle logge, delle mafie e degli interessi dei pochi a scapito di moltissimi.

Sicché, chi decide di far politica deve ingoiare tutta una serie di rospi che portano inevitabilmente al crollo del proprio partito, se radicale, ma in compenso alla poltrona sicura per il politicante maneggione di turno, che ben si adatta ai vizi dei potenti.

Io sono del tutto nemico di una squallida politica simile; da italianista, etno-nazionalista, socialista nazionale, non posso che avere in spregio il compromesso e la modernità amministrativa che gira attorno al soldo e si dimentica del Popolo; proprio per questo ritengo che prima di far politica si debba fare metapolitica, movimentismo militante con le mani libere (ma col cervello nel cranio, ovviamente) volto all’educazione degli elettori di domani, che oggi non sono altro che pecoroni, o figli di pecoroni, abituati a dire sempre di sì ai capricci dei poteri forti in cambio del classico “panem et circenses”.

Non voglio una dittatura, ci mancherebbe, ma vorrei che il dibattito politico non fosse inficiato dal dogmatismo liberale e social-democratico che pone mille paletti, mille tabù, mille bavagli a proposito di delicate e scottanti tematiche d’attualità. Si parla sempre, e sempre a sproposito, di Libertà, e poi si finisce puntualmente con le censure, le leggi liberticide, le denunce con condanne, il tutto semplicemente perché si rivendica la libertà di pensiero e d’espressione che dovrebbe essere uno dei valori più cari di questa corrotta società illuminista.

Sappiamo però bene che l’Illuminismo non sia affatto sinonimo di Libertà, semmai di semi-libertà all’interno di un regime carcerario che dura dal ‘700, salvo brevi luminose parentesi.

Non c’è spazio, oggi, per gli identitari seri in questa politica mercimoniale, infida, mafiosa, vassalla del mondialismo e dei ricchi sfondati senza qualità. Ma è ora che gli identitari si diano da fare per poter, un domani, avere seriamente voce in capitolo.

Rivendico una visione politica schiettamente etno-nazionalista, che nel caso lombardo traghetterebbe l’attuale, inventata, Regione Lombardia dallo statalismo centralista all’etno-federalismo italianista.

L’indipendenza è solo un’inutile, deleteria, banale, ricopiata dall’estero, e progressista moda che al Nord Italia non è mai appartenuta, perché esso ha sempre fatto di tutto per unire, non per dividere, venendo in questo ostacolato dai veri avversari “romani”: i preti.

No, un percorso simile non può essere che una controproducente chimera che si rivela essere solo spreco di energie, tempo e denaro, da investire altrimenti; e quindi l’indipendentismo è “handipendentismo”, perché deficitario e utile a chi vuole dividere per distruggere e comandare, a danno di tutti gli Italiani, Lombardi inclusi.

Abbiamo l’esempio negativo della Lega Nord davanti agli occhi: a cosa sono serviti trent’anni di servaggio repubblicano, nonostante una marea di proclami spacconi prima autonomisti, poi federalisti, poi addirittura secessionisti, poi ancora federalisti, poi la devolution (termine molto “padano” devo dire), poi il federalismo solidale, e tutto questo infine negato da una svolta italianista ma zavorrata dalle solite tare di un partito fatto di becerume? A nulla.  L’indipendentismo settentrionale è una sciocchezza inventata dai leghisti, oggi ampiamente rinnegata (nonostante qualche strumentale presa di posizione in favore di farseschi referendum lombardo-veneti) da loro stessi, e dunque completamente inconsistente. Il Nord, signori, il Nord ha unito quella che oggi purtroppo è una bagnarola, non la Sardegna o la Sicilia, perché da sempre il Nord è il volano degli sforzi unificatori.

I furbastri verdoni hanno però ottenuto poltrone, incarichi, ministeri, stipendi dorati, lauti vitalizi, agevolazioni danarose d’ogni genere e allora la missione per loro è più che compiuta. Oggi per sopravvivere tentano di colmare il vuoto lasciato dalla dipartita di Alleanza Nazionale.

Poi magari basta fare un po’ di gazzarra “secessionista” a Pontida e dintorni per tenere in scacco il “popolo padano” dei militonti, che continuano a riverire e votare Lega credendo nelle favole separatiste di un partito che ormai è il cane da guardia della costituzione.

Lo stesso discorso vale tranquillamente per tutti coloro che oggi si proclamano araldi dell’indipendentismo lombardo (?) senza la benché minima base ideologica e culturale; costoro sanno bene che l’indipendenza nel breve (ma anche lungo) periodo è utopia ma approfittano delle falle leghiste per riempirsi anch’essi la pancia e trovare qualche comoda poltroncina comunale, che possa metterli al riparo dal mortale pericolo di andare a lavorare.

Ormai conosciamo bene questa gente che a parole spacca il mondo ma che nei fatti è uguale, o peggio, ai leghisti: son tutti figli di mamma Lega ma la Lega sembra essere il loro peggior nemico. Ruba la scena forse?

Non abbiamo dunque alcun bisogno di nuove leghe e di politiche bizantine basate sul compromesso e sul supino vassallaggio universalista che dura da secoli.

Abbiamo invece tremendamente bisogno, innanzitutto di Cultura militante, e poi, se tutto va per il verso giusto, di politica militante dura e pura che tenga in non cale la modernità e si batta con ogni mezzo, davvero, per i diritti sacrosanti della Lombardia, dell’Italia e dell’Europa, imprigionate in gabbie amministrative che le opprimono in ogni modo.

Non si può negoziare su valori come il Sangue, il Suolo, lo Spirito inteso come Identità e Tradizione, non si può negoziare sulla Libertà e sulla Vita degli Europei!

La politica deve finalmente essere radicale, nuova, perentoria, altrimenti se è ancora del vecchio stampo è meglio rimanersene a casa a poltrire in pantofole piuttosto che a fare danni su danni che naturalmente si ripercuotono sul Popolo e non sui politicanti di turno.

Servono Uomini, servono Italiani, non polentoni, bischeri, burini e terroni.

Vogliamo davvero farla finita con l’attuale sistema-Italia (che oltraggia il sacro etnonimo ario della Penisola) e il sistema-mondo? Benissimo dimostriamolo rivoluzionando la politica stessa altrimenti, davvero, la si smetta di bestemmiare il nome lombardo, italiano ed europeo e si vada ad ingrassare le fila dei partiti tradizionali di dx-centro-sx, tutti uniti nel leccare e riverire i padroni.

Abbiamo bisogno di Uomini, non di politicanti. Abbiamo bisogno di Italiani, non di schiavi del campanile.

Pertanto, prima si crei la base mediante movimentismo e attiva militanza metapolitica, mediante missionarietà etno-nazionalista, e poi e solo poi, se tutto va per il verso giusto, si scenda in politica come se si scendesse in battaglia, perché mentre si va al mercato delle vacche la gente ci rimette ogni giorno di più, schiacciata com’è da immigrati, regimi giacobini e mondialisti, squali, rossi, preti, tasse, riforme suicide, reati d’opinione e via dicendo.

Prima Italiani, poi politici, non il contrario, altrimenti è davvero la pietra tombale dell’autodeterminazione etnica.

Allo stesso modo prima etno-nazionalismo, poi le politiche economiche, altrimenti sembra che ogni scelta partitica venga dettata dal soldo e dal materialismo consumistico: l’Italia non è lo stato italiano, la si smetta di confondere colpevolmente le due cose.

La Vita è guerra signori; traccheggiare in giacca e cravatta è solo opportunismo auto-genocida.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a Note politiche

  1. D. ha detto:

    Sono abbastanza d’accordo con quello che scrivi, nonostante trovi alcuni punti leggermente anacronistici, ma nel complesso mi piace l’impostazione che hai dato al discorso. Vorrei però capire cosa può essere fatto, secondo te, dal punto di vista pratico per contrastare ed arginare il decadimento di valori e istituzioni e dare una scossa radicale alla politica di questo Paese. Al di là della presa di coscienza, che è comunque necessaria prima di qualsiasi azione politica, pensi sia necessaria una vera e propria rivoluzione, una sommossa di piazza? O pensi che si possa, tramite un’azione politica diciamo pure ‘moderata’ sensibilizzare un po’ alla volta il popolo e fare presa sulla loro coscienza?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Bisognerebbe fare un tavolo comune radunando tutti gli identitari seri (dunque no baciapile, statalisti anti-nazionali, legaioli impenitenti, reazionari e via dicendo), stilare un manifesto comune, e poi con esso organizzarsi dandosi missione informativa, formativa e militante. In questo non deve essere una pratica da torre d’avorio ma bisogna proprio scendere in mezzo alla gente, agendo su più livelli per animarla, motivarla, coinvolgerla, una sorta di missionarietà da religione civile nazionale.
      Niente violenze, tafferugli, sommosse, casomai una rivoluzione culturale che passi anche dagli strumenti politici tradizionali. Innanzitutto comunque informazione, formazione e azione in direzione metapolitica. Se la gente non sa chi è non saprebbe nemmeno che votare, senza per questo intendere che l’anti-politica grillina sia la risposta. No quello è solo marasma funzionale a qualcuno.

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