Note filosofiche

Pól Séss

Pól Séss

Non ho autori di riferimento se non la Natura, il Sangue, il Suolo, lo Spirito, me stesso.

Non credo ci sia bisogno di ispirarsi a qualcuno per maturare una propria Weltanschauung e prendere posizione nei vari campi che ci stanno a cuore; spesso basta il buonsenso, ma è chiaro che questo deve essere corroborato da una buona cultura generale e soprattutto da una visione della Vita personale che passi anche per l’esperienza quotidiana del contatto sociale.

In questo senso gli autori tradizionali dell’area nazionalista, etno-nazionalista e identitaria etnica sono assai preziosi.

La mia visione filosofica della Vita e del mondo, attuale, nasce da un percorso di maturazione che mi ha portato dal bigottismo cattolico famigliare, spesso reazionario e ottuso, all’amore per la Verità che solo le dottrine völkisch sanno infondere.

Prima, diciamo fino ai 20 anni, il mio mondo ruotava attorno ai logori e anacronistici valori della triade, piuttosto fascista, Dio-Patria-Famiglia, laddove Dio sta per il dio di Gesù Cristo, la Patria sta per il ristretto mondo provinciale bergamasco, e la Famiglia sta per la famiglia cattolica timorata di Dio.

Per carità, va detto che crescendo con questi “valori” ho preparato il terreno alla nuova Weltanschauung, e mi sono sempre mantenuto integerrimo di fronte alle tentazioni mondane della corruzione che nascono dal tipico nichilismo relativista e qualunquista dell’ambito giovanile occidentale.

La fede cattolica tramandata dai vecchi, mi ha sicuramente preservato dai veleni del mondo, non solo quelli blasfemi s’intende, e a suo modo mi ha consentito poi di spiccare il volo verso lidi assai più seriamente tradizionalisti e anti-mondani, nonché coerenti con la mia genuina indole identitaria, pertanto non mi sento di rinnegare nulla del mio passato ed è stato forse un bene crescere fino ad un certo punto cattolico; se non fossi stato educato cattolicamente forse oggi sarei in pasto al comunismo, al capitalismo, all’indolenza totale, all’epicureismo.

Non sto facendo apologia di cristianesimo, sia chiaro, sto solo dicendo che la mia personale esperienza cattolica, più che cristiana, mi ha indubbiamente instradato verso i veri valori che oggi difendo a spada tratta e vorrei infondere e tramandare ai posteri.

È sicuramente una questione più culturale che religiosa, chiaramente, perché cristiano in fondo non lo sono mai stato, mi son sempre dichiarato una sottospecie di crociato anacronistico in perenne lotta con la dilagante corruzione modernista. Ed in questo sicuramente l’educazione famigliare è stata fondamentale perché la spartana mentalità alpina dei miei consente di mantenersi integri di fronte alla depravazione, e conservatori di fronte alla eradicazione dell’Identità e della Tradizione.

Poi chiaramente il di più, staccandosi dal cordone ombelicale del pensiero famigliare, è dovuto a me e alla mia maturazione, frutto di meditazione, riflessione e presa di coscienza davanti alle sfide del futuro che mi e ci attendono.

Era necessario abbandonare la fede cristiana, divenuta intollerabile alla luce della mia maturazione etno-nazionalista, perché ostacolo lungo la via della completa realizzazione identitaria indoeuropea ed europeista; la mia coerenza recondita imponeva di recidere i legami con la fede nell’ebraico Cristo e nel suo dio, e con tutta la congerie di cialtronerie cristiane buoniste, universaliste, progressiste, terzomondiste, egualitariste, immigrazioniste, inoltre bisognava farla chiaramente finita con il superstizioso credo desertico fratello di quello ebraico e di quello islamico.

I cattolici tradizionalisti fanno tanto gli antisemiti ma è inutile negare l’evidenza: adorano lo stesso dio dei loro fratelli maggiori e minori anche se cambiano gli intermediari, e hanno la stessa medesima morale pecoronica, semitica, levantina, orientale, massificatrice.

Le razionali pulsioni identitarie, mi hanno così spinto ad abbandonare Chiesa e cristianesimo, sviluppando una salutare forma di irreligiosità militante verso il monoteismo, che non è satanismo acido, intendiamoci, ma distacco da ogni dio, idolo, religione, superstizione, soprattutto stranieri. Non è ateismo perché l’ateismo fa rima con comunismo e non è agnosticismo perché fa rima con qualunquismo, è il vero razionale culto della ragione e della Verità, senza più compromessi con l’indifendibile.

Del resto, cristianesimo ed etno-nazionalismo sono incompatibili: o si persegue l’amore incondizionato, la pace, il perdono oppure ci si mette al servizio del Sangue e del Suolo in maniera coerente e decisa, avversando ogni forma di multirazzialismo, che per di più esonda nel sincretismo postconciliare. Non sto ovviamente dicendo che il cristianesimo sia il Bene, e l’etno-nazionalismo il male, anzi, il primo è masochismo, e ipocrita aggiungerei, perché i suoi campioni se ne stanno al riparo dai guai.

Dopo i 20 anni, così, lasciando gradualmente la zavorra cattolica e l’idea politica reazionaria, mi sono concentrato di più su quelle che sono inoppugnabili Verità: l’Uomo e la Natura.

Chiaramente, non l’Uomo inteso come animale planetario, ma inteso come Uomo europeo plasmato dalla medesima Natura.

Gli uomini non sono di certo tutti uguali, sono suddivisi in razze, che a loro volta sono suddivise in sotto-razze, ibridazioni, etnie, e quel che a me sta a cuore è la situazione europea, segnatamente quella italiana, che è il territorio di competenza della Lombardia, mia piccola Patria.

Inizialmente, più che sentirmi lombardo e italiano, tendevo a rinchiudermi nel guscio bergamasco, evitando di pensare in grande. Il localismo, in un certo senso, è un sottrarsi alle responsabilità maggiori, seppur in buona fede. La dimensione bergamasca è italiana ed europea, non solo orobica, provinciale, e nemmeno solo regionale.

Ora invece, grazie al percorso di crescita che mi ha consentito di sbarazzarmi di ogni ingombro, come detto religioso e anche filosofico-politico, posso dirmi lombardista, italianista ed etno-europeista in Patria, ossia a Bergamo come in Lombardia e in Italia, in Europa e nel mondo, in quest’ultimo scenario globale assumendo posizioni eurasiatiste intese come Europa occidentale + Russia e suoi territori eurasiatici. L’unità razziale bianca va mantenuta, assieme ai buoni rapporti con tutti gli Europei sparsi per il globo.

Al centro della mia visione filosofica sta l’Europa, rappresentata dal Sangue e dallo Spirito, concretizzata nelle sue Comunità di Sangue e nel loro Suolo natio, che unendosi al Sangue della Stirpe ne ha plasmato il carattere, l’indole, la Cultura, la Civiltà. Questo non per razzismo o eurocentrismo, ma per coscienza identitaria.

Tutto deve ruotare attorno al concetto di Identità che significa insieme di caratteristiche fisiche e genetiche tipiche di una serie di Popoli e trasmissibili per via ereditaria, concetto che include Sangue, Suolo, Spirito, la vera triade identitaria che ha spazzato via il logoro terzetto clerico-fascista Dio-Patria-Famiglia, laddove appunto, saltando Dio, patria e famiglia sono sterili concetti piegati dinnanzi all’astrazione metafisica cristiana. Nell’ottica etno-nazionalista, “dio”, inteso come spiritualità indoeuropea, rientra nella triade suddetta, e così Patria e Famiglia, ispirate alla vera Identità e alla vera Tradizione (i culti tradizionali sono quelli ariani, non certo quelli monoteistici).

Identità significa concretezza, contrapposta a tutte le balle di comodo religiose, politiche, filosofiche atte a giustificare la globalizzazione, il multirazzialismo, il relativismo, il pluralismo genocida che distrugge le qualità europee.

Se non ci basiamo sul razionale, ripeto, razionale culto dell’Europa come mondo plasmato dalla Razza-Identità, figlia di Sangue e Suolo, su cosa vogliamo poggiare la nostra filosofia di Vita? Sulle menzogne del politicamente corretto, del buonismo e della religione abramitica?

Chi vuole vivere per davvero esalta la genuina Identità e tutti i suoi ideali e valori; chi vuole lasciarsi vivere, invece, esalta le trite e ritrite ideologie universaliste, che annientando l’Identità, e dunque la Verità e la Natura, promuovono il quieto vivere delle amebe standardizzate ed imbastardite dall’idolatria consumista, nemica non solo dell’Uomo ma anche dell’ambiente naturale che lo circonda, del pianeta Terra.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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