Note autobiografiche

Sizzi Paolo

Sizzi Paolo

Mi chiamo Paolo Sizzi, ho 30 anni ad ottobre, e sono nativo di Brembate di Sopra, Isola Bergamasca nord-orientale, dove tuttora vivo.

Mio padre è nato qui ma la famiglia è originaria della Val di Scalve, una valle tributaria della Valle Camonica in territorio orobico.

Mia madre invece è del posto e la sua famiglia è originata dall’asse Brembate di Sopra-Locate Bergamasco-Mapello.

Terzo di tre figli (ho due sorelle più anziane e una nipote di 24 anni), ho frequentato l’asilo di Cerchiera di Pontida, mentre elementari e medie le ho frequentate in paese, a Brembate.

Dopo le medie inferiori mi sono iscritto a quelle superiori presso un istituto professionale di grafica pubblicitaria, in Bergamo, per via di una adolescenziale passione per il disegno, conseguendo regolarmente il diploma di tecnico della grafica pubblicitaria al termine dei cinque anni. Dopodiché nel 2003-’04 mi son sorbito un corso post-diploma di e-commerce pigliando l’attestato a fine corso, in seguito anche ad uno stage in un negozio di elettronica.

Nonostante questi sei anni di grafica e multimedialità, però, ho preferito alfine darmi alle lettere, interesse mai sopito e poi preferito all’ambito dei servizi commerciali, e mi sono così iscritto all’università di Bergamo, facoltà di lettere e filosofia, corso di lettere moderne.

Nel 2010, a esami ultimati, ho deciso di rinunciare agli studi per re-iscrivermi nell’estate di quell’anno, affinché evitassi di dare l’ostico, e poco utile, esame di lingua latina nel frattempo reso facoltativo per i nuovi immatricolati. Sicché in novembre, grazie ai crediti acquisiti precedentemente, sono stato ammesso al secondo anno di corso.

Nel giugno scorso mi sono infine laureato, e ora frequenterò una specialistica in filologia moderna, dopo aver conseguito la laurea triennale. Vedrò anche di addentrarmi nel mondo del lavoro.

Parallelamente alla carriera scolastica, dai 14 ai 24 anni ho condotto, di mia spontanea volontà anche se chiaramente influenzato dall’ambiente famigliare vetusto e bacchettone, una vita nel solco del cattolicesimo militante, partecipando alle attività della parrocchia e dell’oratorio, senza comunque legarmi a molte amicizie e a ragazze (questo per scelta loro, si capisce); sono sempre stato piuttosto rustico e ritirato, senza particolari passioni ed interessi al di fuori del mondo scolastico e religioso, o meglio, bigotto. Tuttavia, mi ha sempre profondamente caratterizzato il senso d’appartenenza al mio territorio.

Tra le altre cose comunque, sono stato a Francoforte e a Limburgo (Assia), in Germania, per un ritiro spirituale nell’autunno 2004, a Roma nell’aprile 2005 per omaggiare il defunto Wojtyla e per assistere dal vivo all’elezione al soglio pontificio di Ratzinger, e a Colonia nell’agosto 2005 per la Giornata Mondiale della Gioventù, evento reso entusiasmante dall’ambientazione teutonica e non dall’atmosfera patetica delle ammucchiate in stile papaboys.

Ciò nonostante, a lungo andare, il cattolicesimo praticato mi ha stancato, forse proprio perché privo di un’anima cristiana che col senno di poi non credo di aver mai avuto, cominciando a logorarsi nel 2006, finché non s’è del tutto schiantato nell’ottobre 2008, sotto il colpi del mio morente bigottismo, della nausea per l’ambiente parrocchiale brembatese, e della nascente irreligiosità in direzione semitica, alimentata da ovvie ragioni scientifiche e dalla nuova Weltanschauung identitaria etno-nazionalista che andavo maturando (una visione del mondo e della Vita inevitabilmente, per coerenza, ostile ad ogni castroneria abramitica, e profondamente radicata nell’humus indoeuropeo del nostro glorioso Continente).

Altro che mediorientali radici giudeo-cristiane.

Posso dire che ufficialmente la mia fede cristiana s’è spenta il 17 marzo 2009 (San Patrizio tra l’altro, data immonda, data del compromesso tra paganesimo ariano ed eresia ebraica), soffocata prepotentemente dalla mia nuova, impetuosa, fede völkisch vogliosa di riscossa e riscatto anti-universalisti.

Questo nuovo credo, assolutamente concreto e razionale perché direttamente generato dal Sangue e dal Suolo, dalla Natura medesima, ha potuto nascere e svilupparsi grazie a stimoli interni provenienti dalla mia stessa indole selvatica e terragna, e a stimoli esterni provenienti da un attento studio di ciò che mi circonda, di ciò che mi compone ed anima, e di ciò che dà vita alla mia Terra, alla mia Stirpe, allo Spirito italo-lombardo ed europeo.

Come risaputo, inizialmente questa ideologia prese un indirizzo lombardista ed indipendentista (dimenticandosi momentaneamente del vero scenario nazionale, che è quello italiano), frutto dell’angusta condizione provinciale in cui mi ero isolato.

Ho così potuto, a partire dal già citato 2006, in concomitanza col distacco dal cristianesimo, intraprendere un cammino realmente identitario, che mi ha gradualmente portato a distaccarmi non solo dalla fede cattolica ma anche dall’ottusa politica reazionaria e conservatrice, e a sviluppare invece una mentalità genuinamente tradizionalista, sociale e nazionale, nemica di ogni corpo estraneo ideologico che attossica Bergamo, la Bergamasca, la Lombardia, l’Italia e l’Europa tutta, e che minaccia mortalmente la razza europea e l’eredità ariana (si legge “indoeuropea”, non nazzzista, mi raccomando) nella sua interezza.

Nulla a che vedere con leghismo, neofascismo o col becero neonazismo da birreria e curva, naturalmente. La mia è stata una libera e spontanea maturazione che dall’immaturità cattolico-codina mi ha condotto alla maturità identitario-tradizionalista Blut und Boden, non più dunque su astruse basi metafisiche ma su solidissime, marmoree, basi etniche incentrate su quelle che allora ritenevo la mia unica Heimat: l’Orobia, inserita nel contesto granlombardo e mitteleuropeo. Non era dunque la mia una maturazione completa, perché mancava il dato italianista, armonizzato dall’istanza etno-federale.

Badate che non ho mai avuto a che fare con la Lega Nord e anzi, l’ho sempre disprezzata per la sua grossolanità, la sua volgarità, l’ignoranza trogloditica dei suoi esponenti, guitti da bar sport e sagra della polenta taragna (anche se ormai sempre più spesso con la camicia verde si ritrovano gli “odiati” terroni e anche personaggi un po’ più abbronzati di loro) che con le pagliacciate pontidesi e il verde padano non han fatto altro che banalizzare le ragioni lombardiste, seppellendole sotto metri e metri di letame ora progressista, ora pseudo-terrorista, ora neofascista.

Non credevo nell’Italia dalle Alpi alla Sicilia, e tanto meno alla Padania da Bolzano a Terni e da Imperia a Trieste.

Credevo solo nella “Nazione Lombarda, plasmata da Celti e Longobardi, e dunque inserita di diritto nella Civiltà mitteleuropea, Nazione Lombarda che includerebbe non solo i territori della Regione Lombardia ma anche il Ticino, il Piemonte, il Trentino occidentale, l’Emilia, il bacino idrografico del Po insomma, che è celto-germanico, galloromanzo, e appunto mitteleuropeo.” Liquidavo l’Italia come “terra dei vitelli sacri (Italia-Magna Grecia)” e la Padania come “nebbie cerebrali accresciute dai fumi dell’alcol e dai sigari bossiani”.

Una visione quella di allora che come si capisce era alquanto parziale ed ideologica, del tutto colpevole nell’omettere la principale parte della nostra Identità che è ovviamente latina, romana e romanza, nonché mediterranea (anche se, senza alcun motivo plausibile, ci si vergogna a morte di essere sud-europei, inventandosi altre mitiche identità).

Così la Weltanschauung etno-nazionalista sbocciata nel 2006 mi portò ad un’effimera esperienza nel Fronte Indipendentista Lombardia (aprile 2008), poi dissoltosi in Lombardia Autonoma, ma successivamente resuscitato da un pugno di vecchi chiacchieroni trombati da mamma Lega, in cui ho potuto conoscere alcuni giovani indipendentisti lombardi con cui mi sono confrontato ed infine distaccato per diverse incomprensioni; nell’agosto 2010, unii dunque le mie forze a quelle di Adalbert Roncari, etno-nazionalista luinese, dando così vita il 6 maggio 2011 al Movimento Nazionalista Lombardo, di cui sono stato segretario nazionale.

L’MNL è confluito poi in Grande Lombardia, fondata nel novembre 2013 per estendere il concetto di “Lombardia” alla Langobardia storica, sovrapposta alla Gallia Cisalpina.

Lo scorso aprile mi sono staccato dal movimento per assestarmi su posizioni etno-federaliste, recuperando il sacrosanto concetto di Italia, perché nemmeno noi Lombardi possiamo non dirci Italiani. Ma di questa svolta avrò modo di parlare più approfonditamente in seguito.

A partire dal 2009 ho avuto modo di gestire diversi blog, abbastanza seguiti e ferocemente criticati, che mi sono valsi discreta fama ma anche una denuncia a piede libero per istigazione all’odio razziale e vilipendio del PdR italiano, con conseguente condanna; i soliti balordi reati d’opinione che gli stati senza Nazione si inventano per mettere il bavaglio ai rompiscatole recidivi. A parte questo, ho la mia responsabilità per aver decisamente esagerato.

Il problema principale dell’Italia è proprio questo: essere solo, attualmente, uno stato, che vessa in ogni modo la Nazione che dice di rappresentare. Noi dobbiamo ripartire dalla Nazione, senza più confonderla con lo stato. Così facendo non ci sarà più alcun bisogno di partire per l’anti-storica e irrazionale, nonché pericolosa, tangente secessionista.

Ieri ero un anacronistico cattolico crociato spesso in rotta di collisione con la sua stessa Chiesa cattolica postconciliare, oggi un ben più maturo italianista e lombardista, che dopo alcune esperienze movimentistiche ha compreso che la propria vera strada è quella più logica e sensata: l’Italianesimo etno-federalista corroborato dall’europeismo Sangue e Suolo filo-russo.

Domani chissà, spero un patriota italiano esemplare che non si senta mai arrivato e che sappia concretizzare al meglio le proprie idee e la propria Volontà tramite una rete identitaria seria di zelanti nazionalisti italiani ed europei che magari, chissà, sbocci in un progetto (meta)politico.

La mia maturazione principale, in campo ideologico, è di certo completa: in due tappe mi sono sbarazzato del monoteismo ebraico e del cialtronesco secessionismo padano-alpino. Ora, non si può che affinare la visione del mondo.

Di sicuro quel che mi apparterrà per sempre è l’amore per la Patria, la Natura, l’Identità e la Tradizione del mio Popolo e dei Popoli d’Europa, ed il massimo disprezzo per il pecoronismo mondano, edonista e consumista che appiattisce l’uomo schiacciandolo sul fondo dell’abisso del vizio e dell’oblio, condannando di fatto l’umanità ad una non-vita da stupida marionetta, i cui fili sono nelle grinfie dei soliti loschi padroni ricoperti d’oro, e privata della Verità che promana dalla radiosa Civiltà europea e dal razionale culto della ragione.

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Biografia, Paolo Sizzi e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Note autobiografiche

  1. Gottschalk ha detto:

    Non voglio fare il primitivista, ma questo modernismo ci sta uccidendo, sta uccidendo noi, sta uccidendo il nostro habitat, sta uccidendo la natura. Io direi che in serio programma politico l’ambientalismo deve essere il primo punto. De-cementificazione, re-forestazione. Sembrerà strano ma aggiungo anche (RI-PAGANIZZAZIONE); si per poter sopravvivere al mondialismo abbiamo bisogno anche di ritrovare anche i nostri Dei e automaticamente ritroveremo l’identitarismo e la volontà ferrea di difendere anche con il sangue il nostro habitat. Dobbiamo inserire il sacro in politica (un po come faceva la Lega con i rituali sul Po).
    Dobbiamo ricostruire i nostri boschi sacri distrutti ingiustamente dagli invasori cristiani. Dobbiamo riappropriarci dei nostri usi e costumi (oggi ci vestiamo come gli americani), dobbiamo essere i degni successori dei nostri antenati. Dobbiamo riesumare tutto ciò che era loro e riportarlo a noi e ai nostri figli.

    Mi piace

  2. Anonimo ha detto:

    Sei austriaco?

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      No perché?

      Mi piace

      • mik ha detto:

        Lombardista…..europeista….terroni…orobico…..val brembana….appartenenza alle radici: coglione hai mai sentito parlare dell’unica razza esistente?…quella UMANA!!!

        Mi piace

      • Paolo Sizzi ha detto:

        Mi spiace deluderti, mio triviale amico, ma ad essere “umano” è il genere, e ad essere, oggi, unica è la specie (sapiens sapiens).

        Mi piace

      • Franco Treni ha detto:

        @mik un sano attaccamento alle radici genetiche e culturali e alla tradizione del proprio popolo e della propria Nazione non per forza vuol dire disprezzare quelle altrui; è un semplice è puro “campanilismo” che secondo me andrebbe riscoperto e coltivato, e il signor Sizzi lo fa a modo suo. Ma poi scusa, a te piacerebbe essere privato del tuo dialetto, delle tue tradizioni locali, della tua identità etc?

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...