Non c’è Sangue senza Suolo, e viceversa

Quando si tratta di tutela dell’ambiente siamo abituati a sentir parlare dell’ecologismo pezzente dei Verdi italiani ed europei, individui che più che l’ambiente, strumentalizzato, hanno a cuore le classiche tematiche da sinistra progressista antifascista: omosessuali, immigrati, Zingari, società multirazziale e mondialismo di matrice americana.

Costoro in realtà non hanno alcun serio interesse ambientale, e usano l’ecologismo per i loro porci comodi, al massimo per arrivare a irretire i poverini con gli estremismi vegani, animalari ed anti-specisti, tutta roba new age che col vero dibattito ambientale, e ovviamente identitario, non c’entra assolutamente nulla.

A ben vedere sono una sorta di isteria di massa frutto della femminilizzazione della nostra società, il complesso della zitella gattara (magari lesbica) che vede in piante, animali e tofu gli unici amici su questa Terra.

L’ambientalismo serio dunque non può avere nulla a che fare con tutto questo ciarpame e con le politiche ecologiste di sinistra (la destra all’ambiente nemmeno ci pensa, presa com’è dal capitalismo sfrenato) perché deve basarsi innanzitutto sui valori etno-nazionali ispiratori anche di politiche ambientali davvero ambientaliste e dunque nazionaliste.

Questa tendenza la potremmo chiamare eco-nazionalismo: coniugare l’istanza ambientalista con quella nazionalista, proprio perché la conservazione del proprio habitat naturale è una cosa altamente identitaria e doverosamente in linea col nazionalismo etnico.

Se si tutela l’ambiente a maggior ragione si deve tutelare chi, autoctono, lo abita; a che pro difendere laghi, mari, monti, foreste, vallate se poi il Sangue viene puntualmente spernacchiato e tenuto in non cale, oltraggiato col meticciamento e la sua apologia?

Vogliamo capirlo o no che un fenomeno come l’immigrazione, per di più di massa e allogena come ora, cagiona sovrappopolazione, cementificazione, inquinamento e dunque distruzione della Natura che i nostri Padri ci hanno consegnato per essere, sì dominata, ma con intelligenza, raziocinio e senso della misura?

Troppo spesso ci si dimentica di quel perverso connubio costituito da immigrazione e distruzione ambientale; eppure è logico: in un’area come il nord-ovest italiano, il cosiddetto triangolo industriale, esiste una densità demografica mostruosa, frutto delle recenti immigrazioni prima interne e poi esterne, che viene ampiamente sfruttata dai parassiti per i loro interessi economici ma che va a tutto detrimento dell’originale tessuto etno-sociale e culturale piemontese, ligure e lombardo.

Questa ecatombe è frutto dell’affarismo sfrenato e della totale mancanza di senso non dello stato ma della Nazione, unito all’ecologismo debole e abulico dei Verdi nostrani che come detto sopra, ormai, nemmeno pensano più all’ambiente ma ai gay pride e alle pagliacciate del meticciato “positivo” (?) stile Sant’Egidio.

Con gentaglia simile in mezzo ai piedi, signori, cosa pensiamo di difendere? Giusto i diritti delle minoranze (che poi in certi quartieri delle città italiane nemmeno sono minoranze, ma arroganti maggioranze blandite dai politicanti locali e nazionali).

No, assolutamente no. L’ambientalismo razionale è quello che mette al di sopra di tutto le sorti nazionali e il benessere della Nazione, e dunque la difesa razionale del territorio e delle sue risorse, unita a quella imprescindibile della gente, indigena, che lo abita.

In Italia si è commesso il gravissimo errore di stuzzicare gli esodi meridionali che hanno spopolato il Sud per farcire un Nord tiranneggiato da squali, banchieri e preti, finendo per distruggere con la cementificazione e la sovrappopolazione la Val Padana. Io sono contrario ad ogni immigrazione di massa perché volenti o nolenti comporta inevitabile sconvolgimento del tessuto originario; oggi come oggi, credo che un graduale rientro, con incentivi, verso le regioni d’origine (anche per risollevarle dalla depressione e dal degrado) non sarebbe certo follia, ma un modo razionale per far respirare il Nord e ridare speranza al Sud.

Quindi, se si difende il Suolo, si deve difendere anche il Sangue, e se si difende il Sangue si deve difendere anche il Suolo. Se vogliamo avere un futuro e vogliamo coerentemente preservare quello che è il frutto dello sposalizio tra Sangue e Suolo: lo Spirito, ossia la nostra Cultura.

Appare chiaro che la miglior forma politica per potere preservare al meglio la triade identitaria suddetta è quella di un etno-nazionalismo, sociale, volto a politiche eco-nazionaliste che mirino alla tutela reale del territorio, con strumenti mirati come il ruralismo, il comunitarismo, l’etnocrazia, l’endogamia, l’autarchia. Altresì, a forme di sviluppo eco- ed etno-sostenibile che sappiano investire sulle energie rinnovabili, il chilometro zero, su di una decrescita – razionale – in campo di consumi, controllo delle nascite (soprattutto nel terzo mondo), impiego di combustibili fossili, sprechi e quant’altro.

Pensate a cosa portano certi isterismi ecologisti anti-identitari (dunque ecologisti per modo di dire): alla fregola di tutela di ogni forma di vita animale o vegetale in via d’estinzione (ma anche no), che sia, ma al menefreghismo verso l’estinzione degli Europei dal suolo europeo.

Certo, battersi per la salvaguardia di animali esotici come il panda è molto trendy, mentre avere a cuore le sorti etno-razziali degli Europei è molto “razzista”.

Povera Italia, povera Europa.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2014/09/non-ce-sangue-senza-suolo-e-viceversa.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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6 risposte a Non c’è Sangue senza Suolo, e viceversa

  1. W.S. ha detto:

    «Io sono contrario ad ogni immigrazione di massa perché volenti o nolenti comporta inevitabile sconvolgimento del tessuto originario».

    Quindi anche a quella indoeuropea? E a quella Romana? E, perché no, all’OOA I e II? Eccetera.

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  2. W.S. ha detto:

    Non credo di capire. Cosa intendi con «popolamenti storici»? Dov’è la differenza fra un’immigrazione di massa avvenuta, che ne so, 1300 anni fa ed una recente? Che forse quella con più secoli alle spalle assume maggior rilevanza storica, maggior “valore”, una legittimazione ufficiale che non la metta in discussione quale fenomeno nefasto (rimanendo al tuo punto di vista sulle immigrazioni di massa)? A parer mio trattasi dello stesso identico fenomeno umano. Con le stesse, quindi, conseguenze. Oltretutto, ho citato anche quella Romana, che non è propriamente un’immigrazione (ancor meglio colonizzazione) preistorica, portatrice di effetti deleteri dal punto di vista della preservazione etnica e sociale in particolar modo nelle Gallie, in Britannia e Iberia. Insomma, dov’è la tanto acclamata Ragione, se da un lato ci si pone a paladini della preservazione etnica dei popoli odierni, frutto di svariate immigrazioni di massa nel corso dei secoli, e dall’altro si parla di contrarietà agli stessi fenomeni che oggi come in passato portarono alla creazione di queste nuove etnie, questi nuovi popoli, queste nuove nazioni?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Tu hai rivangato indietro di 100.000 e 50.000 anni fa, quando cioè il mondo fuori dall’Africa si è popolato. Stavi parlando del popolamento storico, del genere Sapiens e dell’uomo anatomicamente moderno, del continente europeo. Gli Indoeuropei non hanno inciso più di tanto sulla genetica europea, e non parliamo dei Romani che nel grosso d’Europa conquistarono e civilizzarono e basta.
      E a te sfugge proprio questo: migliaia di anni fa si è formata la Civiltà europea che è andata avanti per millenni e secoli fino a noi, assieme al fattore etno-razziale e culturale, mentre le moderne alluvioni, dai Meridionali in poi, hanno proprio sconvolto questo genuino tessuto etno-sociale. Non è difficile da capire, a meno che si abbia un’agenda chiaro.

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  3. W.S. ha detto:

    Quindi magicamente ora tutte le immigrazioni di massa storiche non hanno rilevanza, i popoli abitanti il Continente son sempre i soliti, ma quelle degli ultimi 100-50 anni sono importanti e hanno inciso. Uhm, okay. Strano, perché ad esempio la Gallia Cisalpina ora vien chiamata Lombardia, quella Transalpina Francia, la Britannia addirittura Inghilterra…

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non ci siamo capiti. L’Europa che difendo è quella che si è consolidata nel 1500, prima delle grandi migrazioni. Stesso discorso per Italia e Lombardia. Io difendo questo humus, non quello rimescolato di oggi, rimescolato con elementi addirittura extra-europei. Le radici celto-germaniche di Lombardia vanno comunque preservate.

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