I simboli etno-regionali d’Italia

Ogni etno-regione italica dovrebbe avere la sua insegna, sia essa un simbolo o una bandiera (o un simbolo fatto bandiera).

Le attuali regioni, che spesso non coincidono con i reali confini etnici e linguistici, altrettanto spesso si ritrovano dei simboli artificiali, ideati da poco, e che non hanno legame storico col territorio che vorrebbero rappresentare.

Ad esempio è il caso della Regione Lombardia, con confini tirati giù col righello e una bandiera inventata negli anni ’70 del secolo scorso, che vorrebbe riprendere la nota rosa camuna ma che in realtà sembra una manopola di rubinetto bianca su sfondo verde.

Il caso lombardo è emblematico perché esemplifica il tipo di regione-discount di cui sto parlando e che per emblema si ritrova un’insegna che starebbe bene giusto su di un supermercato.

In realtà tutte le regioni italiane storiche hanno simboli di tutto rispetto, e in un’Italia riordinata su basi etniche e federaliste sarebbe doveroso tornassero in auge per rappresentare al meglio le suddivisioni italiche, senza più dover ricorrere a trovate dell’ultimo momento senza storia e radici.

Alcuni simboli seri comunque sono già in uso adesso.

Per la Lombardia stessa, direi che sarebbe il caso di rispolverare il Ducale Visconteo dello Stato di Milano, che presenta il classico Biscione longobardo dei Visconti, che ingolla il Moro, e l’Aquila imperiale del Sacro Romano Impero, di ghibellina memoria.

Per le altre regioni avrei pensato ai seguenti simboli, in parte già presenti in altri no, e senza presunzione li espongo qui.

Per il Piemonte (con Aosta), va benissimo il Drapò già presente, che si ricollega ai Savoia per via della Croce di San Giovanni Battista e la bordatura azzurra.

Per la Lombardia (con VCO, Novara e Svizzera italiana), come detto, il Ducale Visconteo di insubrica memoria.

Per la Liguria (con Nizza, Oltregiogo e la Lunigiana), la classica Croce di San Giorgio, il cui primato nell’uso spetta proprio ai Liguri della Repubblica di Genova.

Per la Corsica, la bandiera Testa Mora ma con benda abbassata, come nella versione originale (che il politicamente corretto rialza per cassare la memoria storica della vittoria italiana anti-saracena, in Corsica e in Sardegna).

Per il Veneto, ovviamente il Leone di San Marco, magari nella versione “da guerra” con la spada sguainata e il libro chiuso (volendo, anche per porre fine, simbolicamente, alla dittatura cristiana).

Per il Tirolo (Trentino e Alto Adige), lo scudo quadripartito che contiene l’aquila rossa sud-tirolese e quella di San Venceslao nera, trentina.

Per il Friuli (con la Ladinia), la consueta aquila su sfondo blu, memoria storica del Patriarcato di Aquileia.

Per la Venezia Giulia storica, o la versione rossa alabardata di Trieste oppure la bandiera istriana con la capra, un animale simbolo dell’Istria dai tempi romani.

Per la Dalmazia, la bandiera blu con le tre teste di leopardo (da qualcuno interpretate come teste di leoni marciani).

Per l’Emilia (da Tortona a Ferrara), vedo un certo attaccamento alla bandiera pensata da Oneto (quella “inquartata” con le bandiere di Parma/Modena e Bologna/Reggio per capirsi) ma è molto bella anche l’aquila estense grigia su sfondo blu usata dal Ducato di Modena e Reggio.

Per la Romagna (con Imola e l’Ager Gallicus), il gallo (simbolo solare), ripreso come ornamento della tipica caveja, su di uno sfondo bicolore rosso-dorato (classico cromatismo imperiale romano).

Per la Toscana, non essendoci un simbolo preciso ho pensato ad una bandiera a strisce bianco-rosso verticali, che riprende lo stemma araldico medievale di Ugo di Toscana, margravio della Tuscia.

Per l’Umbria, il grifone perugino argenteo su sfondo rosso (anche qui non esiste una bandiera precisa, il simbolo regionale è inventato di sana pianta).

Per le Marche/Piceno, la croce greca dorata su sfondo rosso associata ad Ancona (spesso accostata ad un cavaliere che per qualcuno è l’imperatore Traiano, legato da un monumento storico alla città dorica). L’attuale insegna regionale però presenta il picchio verde, animale totemico degli italici Piceni.

Per il Lazio (con la Sabina), la mente va all’aquila romana col littorio tra gli artigli, un potente simbolo tradizionale che meriterebbe di essere ripreso dopo l’esperienza della RSI. In più il cromatismo romano naturalmente.

Per l’Abruzzo, non c’è un simbolo particolare se non il cinghiale usato come stemma dell’Abruzzo citeriore, unità amministrativa, giustizierato, del Regno di Sicilia.

Per il Sannio (Molise, Benevento, Avellino e Vulture), si potrebbe impiegare il cinghiale calidonio, associato alla storia di Benevento per tramite di Diomede, suo mitico fondatore. Suggestivo anche il lupo, tuttavia, animale totemico degli italici Irpini.

Per la Puglia, lo stemma normanno degli Altavilla.

Per il Salento, il delfino cosiddetto “stizzoso” che afferra con la bocca la mezzaluna islamica, a simboleggiare la Terra d’Otranto come baluardo anti-turco.

Per la Campania (con l’estremità meridionale laziale), la croce amalfitana (o maltese) bianca su sfondo blu, già simbolo della Repubblica Marinara amalfitana.

Per la Lucania (con il Cilento), ho visto in Rete un interessante simbolo che sovrappone ad una croce “normanna” (simile a quella di Gerusalemme) bianca un’aquila germanica sveva nera, il tutto su sfondo rosso.

Per la Calabria, la bandiera del Regno di Sicilia, con aquila sveva unita alle barre giallo-rosse d’Aragona.

Per la Sicilia (con le Isole Maltesi), la famosa Trinacria, con la testa della Gorgone e lo sfondo giallo e rosso, una bandiera impiegata già durante il Vespro anti-angioino.

Infine, per la Sardegna, la bandiera dei Quattro Mori, con le bende però abbassate al pari della versione corsa, proprio per ristabilire la storicità del vessillo nato per ricordare le sconfitte patite dai Saraceni nel tentativo di conquistare le due isole.

Queste sono mie idee confortate naturalmente dalla Identità e dalla Tradizione delle etno-regioni in questione, e dalla loro storia. Molti sono simboli “cristiani” ma poco importa, considerando che non tanto di religione si parla quanto di simbologia, di araldica, di leggende, di folclore, visto che comunque una semplice croce la direi decisamente diversa da un crocifisso.

Ritorna molto, inoltre, il tema dell’aquila, aquila di indubitabile origine romana, specificamente delle gloriose legioni che la impiegavano come simbolo di Giove unito alle sue saette.

Parlando di animali totemici, l’Italia è legata al toro (per via del toponimo), al lupo e all’aquila, tutti animali sacri per gli Indoeuropei.

Come si può intuire, il discorso simbologico non può prescindere da quello della nostra bandiera nazionale, che va necessariamente risistemata, e di cui mi occuperò prossimamente.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2014/08/i-simboli-etno-regionali-ditalia.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a I simboli etno-regionali d’Italia

  1. Il siculo ha detto:

    Scusa per il mio intervento, ma vorrei sapere dove l’hai trovata la bandiera siciliana che hai postato sul tuo blog?
    1) Nella bandiera etnica siciliana il giallo sta sopra e il rosso sta sotto.
    2) La trinacria “volto di medusa” è di colore bianco e non roseo.
    3) Non ci sono le spighe.
    Non vorrei far polemica, sono una persona che ti stima, ma ti chiedo solo di informarti meglio sulla storia e sulle culture delle etno-regioni italiche. Non ti fidare di quello che trovi su wikipedia.
    La bandiera “regionale siciliana” non rappresenta realmente la Sicilia, tanto quanto la “bandiera regionale della Lombardia” non rappresenta in todo la Lombardia. La così detta “manopola di rubinetto”
    Potrei citarti tanti esempi, tipo la bandiera dei mori sardi (sbendati), il picchio dell’Abruzzo (simile in tutto ad un insegna di un discount) ecc… ecc…
    Quindi ti chiedo nuovamente di informarti meglio, soprattutto sulla Sicilia.
    Ecco com’è la vera bandiera etnica della Sicilia:

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sì perché devo dire che c’è una “enorme” differenza tra la bandiera che hai postato tu e quella che ho postato io. Seriamente, i particolarismi sulle insegne regionali li lascio agli interessati, le due versioni sono praticamente lo stesso soggetto e non è il caso lombardo in cui l’attuale bandiera non c’entra nulla col Ducale Visconteo, dunque la tua è una polemica sterile. Suppongo tu abbia simpatie duosiciliane che ti portano a vedere le spighe del granaio di Roma come “perfida occupazione italo-massonica del suolo siculo”. Andiamo, siamo seri. La bandiera siciliana che ho postato è identica nel soggetto a quella che hai postato tu, le differenze sono piccolezze su cui vi arrangerete voi Siciliani.

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    • Claudio ha detto:

      Scusa, Il Siculo, potresti dirmi da quali fonti hai attinto per trovare questa “vera” bandiera siciliana che hai trovato tu?
      A me risulta che il colore esattamente OPPOSTO, rosso sopra e giallo sotto.
      La bandiera con questa combinazione di colori (senza trinacria) è in realtà la bandiera del comune di palermo (che tra l’altro nessuno conosce, ma vabeh)

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