Il Sole e le tenebre

Da quando mi occupo di Identità, mi ha sempre affascinato la dicotomia tra il mondo spirituale semitico e quello indoeuropeo, di cui purtroppo nell’Occidente europeo, salvo alcune luminose parentesi, si è via via perso il ricordo, sommerso dal cristianesimo cattolico e, oggi, dal politicamente corretto che spedisce nell’oblio tutto quello che è ariano (ossia, nell’accezione corretta, proto-indoeuropeo e indoeuropeo).

Quanto sto per scrivere è certamente ben noto ai lettori di EreticaMente, ma volevo anch’io dir la mia circa la questione.

Il monoteismo abramitico è una religione semitica, nata nel deserto mediorientale, che ha fuso alcune precedenti credenze ebraiche con un monoteismo ricopiato sul modello dell’atonismo egizio. L’esigenza dell’unico dio, assoluto e assolutista, risponde a questioni storiche e sociali e, a torto, viene ritenuto fonte d’ordine e di veridicità rispetto ai credi liquidati come “politeistici” e dunque (secondo la mentalità cristiana) caotici e menzogneri.

Checché ne dicano gli estremisti cristiani, crociati moderni, la loro religione è un’eresia del giudaismo e come tale è impregnata del mondo ebraico; la mentalità ctonia, lunare e tenebrosa tipica del mondo abramitico si riflette sul cristianesimo che solo parassitando i culti tradizionali europei ha associato la figura di Gesù a quella solare e celeste del pantheon ariano, incarnata da divinità come Apollo o il Sole Invitto romano, ma anche divinità orientali (pur sempre indoeuropee) connesse alle omologhe occidentali.

Nel Medioevo soprattutto, Cristo è stato sempre più accostato al “vero sole” che vince le tenebre, e lo si vede anche nella simbologia lombarda delle raggiere (la Razza viscontea, la raggiera che attornia lo stemma del comune di Bergamo); peccato però che, come del resto riguardo ogni tradizione ariana, anche in questo caso il cristianesimo abbia fagocitato e pervertito un tòpos pre-cristiano, precedentemente associato a figure solari per davvero.

La religiosità indoeuropea infatti è proprio questo: spiritualità solare, celeste, uranica, virile, patriarcale, guerriera, battagliera, intrisa di furore poetico e di valori eroici imperituri, al contrario di quella abramitica che è incentrata sull’assolutismo di un dio – straniero – inventato e volto all’umiliazione costante dei suoi fedeli, alla prostrazione, alla frustrazione, alla repressione, al sacrificio disumano di sé e della propria comunità in nome di disvalori universali che, recentemente, hanno per di più assunto una impennata ecumenica benedetta dal Concilio Vaticano II (parlando di cattolicesimo).

Il mondo indoeuropeo riflette anche nella cultura e nella società questa sua costante ricerca dell’alto, dell’elevato, del nobile e del solare: l’incinerazione e i riti funebri, l’edificazione di rocche, cittadelle, fortilizi sopraelevati, tutta la nutrita simbologia solare che ritroviamo nello svastika, nella banalmente detta celtica, nel triscele, nella triquetra (o trinacria), in certe rune (che ricordo essere di origine reto-italica e venetica e solo poi passate al mondo nordico col valore che conosciamo), nel sole delle Alpi (cosiddetto), nei molteplici dischi solari di varia foggia che ritroviamo dalla Scandinavia alla Siria (terra dei Mitanni) e dall’Irlanda all’India (interessante come il cromatismo delle bandiere di questi due Paesi sia assai simile), nelle navicelle solari accompagnate da uccelli acquatici come cigni o anatrelle.

Per non parlare delle innovazioni tecnologiche apportate dai nomadi delle steppe ponto-caspiche: il carro da guerra, l’uso del cavallo, l’ascia da combattimento, le armi in bronzo e in ferro, le armature, i particolari riti della fondazione di una città, e tutto quello che ha contribuito alla conquista non solo dell’Europa ma anche del Medioriente e di parte dell’Eurasia. Le moderne basi europee sono state gettate dai nostri Padri indoeuropei.

In Europa, la precedente cultura ctonia, matriarcale, pacifica e anche artistica, intrisa di usi e costumi connessi al mondo neolitico agricolo, e dunque devota alla fecondità della terra e alle figure femminili, fu spazzata via da questi bellicosi guerrieri del Nord-Est; purtroppo, per meri fini culturali, oggi ben poco sappiamo del prima. Ed è bene ricordare che, soprattutto nell’Occidente europeo comunque, il principale apporto fisico e genetico è pre-ariano, nonostante la nostra cultura sia praticamente indoeuropea (ancorché banalizzata e pervertita dal giudeo-cristianesimo e dalle sempre più pesanti ingerenze islamiche che soffiano sul vento del buonismo liberal-democratico).

La nostra agonizzante cultura ha però bisogno di una rivitalizzazione, solare, che solo dal mondo ariano può venire, proprio per sconfiggere i tentacoli di una Chiesa che, non potendo più contare sull’oscurantismo, s’è tramutata in una dottrina progressista, in una filosofia umanitarista e universalista gonfia di terzomondismo che si stacca sempre più dalla realtà europea, una realtà che comunque l’ha mantenuta per duemila anni, offrendole pure le spade più valorose del Continente. Non si può certo fermare il declino europeo con pace-amore-perdono-fratellanza e chiacchiere evangeliche varie.

Non abbiamo bisogno nemmeno del tenebroso culto monoteistico abramitico, in un rigurgito di assolutismo medievale assai caro a certi ambienti tradizionalisti, per risollevare gli Europei e motivarli in vista delle battaglie del futuro per la nostra sopravvivenza, ma di una iniezione culturale autenticamente europea che esalti il Sangue, il Suolo e lo Spirito del nostro continente, al netto di ogni inquinamento desertico che moltissimi danni ha fatto; se fino a 50-60 anni fa la Chiesa vessava i nostri Padri col conservatorismo cattolico più becero, oggi vessa noi con l’esatto contrario, in funzione mondialista e terzomondista, perché la sopravvivenza della Chiesta sta proprio nel terzo mondo.

Ma noi? Siamo forse così fessi da farci fregare ancora da questa eresia giudaica o, avendo imparato la lezione, siamo pronti a ri-abbracciare la cultura indoeuropea e affrontare l’oggi e il domani consci di un passato glorioso che deve necessariamente rivivere, contestualizzato, nella vita di tutti i giorni dei discendenti dei tori, dei lupi e delle aquile italici?

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2014/08/il-sole-e-le-tenebre.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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