Non possiamo non dirci Italiani

La Lombardia non può non dirsi italiana perché da sempre essa è parte integrante ed irrinunciabile di questa realtà.
 
Si pensi alla geografia; le Alpi sono un solido bastione che ci separa dalla Germania e fa anche del Nord Italia una terra cisalpina. Non c’è Sangue senza Suolo, ed è bene dunque ricordarsi dell’importanza dei confini geografici naturali che di certo non obbediscono ad alcuna logica propagandistica, e non sono tirati giù col righello come certi confini giacobini.
 
Noi Lombardi non siamo né Germania meridionale, né Francia sud-orientale, siamo quel che siamo, ossia Lombardi, cioè Italia settentrionale.
 
Il clima lombardo è subcontinentale, ma le estati della Pianura Padana sono infuocate e afose (anche per via della cementificazione e della tirannia del capannone), temperate dai laghi prealpini; la fauna, la flora, le colture (vite e ulivi su tutto) sono da Europa meridionale, quale la Lombardia è, e ovviamente si consuma e produce vino, più che birra, un tipico retaggio dell’Europa romana.
 
L’unico vero scorcio mitteleuropeo che ci può essere in Italia potrebbe giusto essere il Tirolo, ma per via della cultura degli antichi immigrati baiuvarici, non certo per il panorama naturale dell’Alto Adige che rimane cisalpino. Pure i Germani in Italia si fusero col mondo latino e si integrarono nel tessuto italiano pre-esistente (e lo credo bene).
 
Qui qualcuno pensa che parlare di Europa meridionale e mediterranea significhi parlare di Africa o di Medioriente; purtroppo questa patetica tendenza da pseudo-germani auto-odiatori è assai diffusa in ambienti padani ed è dura a morire, perché c’è l’errata convinzione che appunto Mediterraneo significhi Africa e che comunque chi difende l’Italia dalle Alpi alla Sicilia voglia un blocco monolitico italiano tutto uguale. Non è ovviamente così, ma l’Identità lombarda è permeata da un ricco substrato mediterraneo (anche fisico e genetico) che fa appieno di noi Lombardi e settentrionali Italia del Nord ed Europa del Sud.
 
Da 4000 anni il territorio lombardo segue le vicende italiche/italiane. Ci si dimentica spesso che gli indoeuropei Italici non erano una popolazione mediterranea, ma indogermanica e proveniente dall’area danubiana e alpina al pari dei Celti di La Tène (Celti e Italici erano infatti la medesima famiglia). Crearono un continuum da Nord a Sud grazie a Paleoveneti, Villanoviani, Umbri, Latini, Osci, Siculi, e diedero la colonna vertebrale millenaria alla nostra Nazione.
 
In Lombardia c’erano i Liguri, un popolo misterioso che qualcuno dà per preindoeuropeo e qualcun altro per indoeuropeo; probabilmente erano a metà strada tra Italici e Celti (con un iniziale sostrato mediterraneo), stanziati in tutta l’Italia nord-occidentale e non solo (Francia meridionale, Corsica, Toscana, pure gli Elimi e i Sicani o gli Iberi paiono imparentati con essi). Troppo frequentemente si occultano questi per esaltare i Celti veri e propri, i Galli dei Romani, che nel Nord influirono discretamente, rispetto appunto ai Liguri. Per non parlare di Reti ed Etruschi, liquidati come Anatolici, quando invece erano popoli complessi frutto di più misture (autoctona, italica e solo in parte anatolica).
 
I Romani conquistarono la Gallia Cisalpina sul finire del III secolo avanti era volgare, e per settecento anni dominarono su di essa rendendola appieno la parte settentrionale dell’Italia augustea (pianificata nei primi anni dell’era volgare). Si riducono questi sette secoli a briciole per ingigantire l’eredità celto-germanica (e quella germanica è stata certo esigua e pan-italiana, sempre volta ad unire e mai a dividere il nostro territorio), senza tener conto del fatto che la romanizzazione trasformò decisamente il Nord nel capo geografico dell’organismo italiano grazie anche al latino, alla religione romana, alla latinitas, alla cultura mediterranea incubatrice di genio, raffinatezza, arte, estro, creatività, e ovviamente alla deduzione di colonie romane costituite da Latini e Italici.
 
Sul finire dell’Impero, la capitale dello stesso venne posta a Milano e da qui cominciò l’importanza europea dell’area lombarda. I regni romano-barbarici permisero al Nord di diventare protagonista in Italia, assieme al Centro fino a Roma, della storia, della cultura, dell’arte e del governo, ponendo la capitale, longobarda, a Pavia dopo che già con Teodorico essa aveva acquisito importanza.
 
Dopo l’esperienza longobarda e carolingia ecco il Regno d’Italia medievale, che comprendeva il Centro-Nord, poi frammentatosi in liberi comuni e signorie ma parte imprescindibile dell’area centro-meridionale del Sacro Romano Impero, e teatro dei continui scontri tra papa ed imperatore.
 
Con Dante, l’Umanesimo e il Rinascimento, la Toscana divenne la culla della cultura italiana e le corti settentrionali, ben disposte ad adottare il fiorentino letterario come lingua ufficiale, rimasero anch’esse parte di questo progresso e di questa fioritura culturali. Non dimentichiamo poi l’opera manzoniana di rifinitura dell’italiano moderno.
 
La nostra pecca ancestrale è pero l’egoismo, il campanilismo, l’individualismo, il geloso culto del proprio orticello a scapito del disegno nazionale, con sudditanza verso uno Stato della Chiesa le cui mire rapaci erano acerrime nemiche dell’unificazione. Risultato? Accorrono in Italia le potenze di mezza Europa, chiamate per guerreggiare tra signorie ma col risultato di sottomettere l’Italia proprio allo straniero: Milano finisce in pasto a Svizzeri, Francesi, Spagnoli e Austriaci; il Piemonte viene annesso alla Savoia (anche se comunque i Savoia combatterono poi contro la Francia e divennero gli unificatori); l’Italia centro-meridionale finisce nell’orbita di Angioini, Aragonesi, Borbone e poi ancora Austriaci, dopo che i Francesi liquidarono gli Svevi e il Regno di Sicilia imperiale decapitando il povero Corradino.
 
I suddetti Savoia, divenendo protagonisti delle vicende cisalpine più che transalpine, finirono però per unificare il Paese (sebbene sul Risorgimento vi siano luci ed ombre) ma confermando ancora una volta che fu il Nord il protagonista di questa fase cruciale della storia italiana.
 
La prima capitale fu Torino, poi Firenze ed infine Roma, come è giusto che fosse, anche se la vicinanza al Vaticano e alla corruzione mafiosa ne hanno poi segnato malamente le vicende politiche.
 
La Grande Guerra si combatté a Nord per affrancare il Triveneto dal giogo austriaco, e il Fascismo, vindice della vittoria mutilata, nacque a Milano. E così fu per Salò (provincia di Brescia), la cui repubblica sociale governava prima il Centro-Nord e poi il solo Nord, che per ultimo cedette di fronte all’avanzata dell’invasore alleato.
 
Poi venne la Repubblica, con le sue migrazioni interne da Sud a Nord ma anche da Est a Nord (inclusi gli esuli istro-dalmati sfrattati da casa loro, dall’Italia finita sotto gli Slavi di Tito), dovute anche alla copiosa industrializzazione della Lombardia e al fatto che comunque, Milano, rimase la capitale morale, ed economica, italiana.
 
L’importanza politica del Settentrione è ancora sotto gli occhi di tutti, proprio pel suo maggior sviluppo. E badate che quando si parla di Nord essenzialmente si parla proprio di Lombardia, includendone il significato di regione storica dilatata che con Carlo Magno includeva tutto il Nord-Ovest.
 
Non possiamo non dirci Italiani, noi Lombardi, e ogni pulsione indipendentista o anche solo regionalista esasperata appare del tutto futile, patetica, infantile, nonché dalle mire utopiche.
 
Meglio, molto meglio combattere per un’Italia restituita agli Italiani, in cui la Lombardia faccia ancora la propria parte come ha sempre fatto, piuttosto che avventurarsi per sentieri che non portano a nulla di buono e che anzi seminano solo inutile e deleterio odio tra Italiani. La chiave di volta sta nell’etno-federalismo, grazie a cui il ruolo storico unificatore del Nord rimane intatto, nel pieno rispetto della sua specificità micro-identitaria.
 
Ave Italia!
 
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a Non possiamo non dirci Italiani

  1. Davi De ha detto:

    Secondo te i Lombardi(in senso esteso) sono più simili geneticamente e fisicamente ai Francesi o agli italiani del centro e del sud. Personalmente ho sempre visto la Lombardia molto più simile alla Francia,alla Svizzera e all’Austria del sud , piuttosto che al Centro-Sud . Anche linguisticamente mi sembrano più simili ai francesi . Tu che ne pensi ? parlo solo da un punto di vista genetico e fisico , niente di amministrativo e politico .

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Da un punto di vista genetico i Lombardi sono tra gli Iberici e i Toscani. Potrebbe sembrare strano ma l’Italia, tutta, è più neolitica dell’Iberia e dunque ha più input mediterraneo e levantino. Fisicamente diciamo che sono centro-sud europei, dunque sì, sono ai livelli dei Francesi meridionali e degli Iberici settentrionali. Come si sa genotipo e fenotipo comunque non coincidono.
      Linguisticamente sì, siamo romanzi occidentali, a differenza di quelli di centro, sud e isole che sono orientali.

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