Con la Lombardia, per un’Italia unita e federale

Qualcuno potrebbe pensare che mi sia bevuto il cervello convertendo il pensiero particolarista, lombardista, in quello nazionalista, italianista; dopo 8 anni di etno-nazionalismo esaperato (e a tratti decisamente delirante) avrei anche potuto continuare in questa sorta di solipsismo che non conduce a nulla e che, anzi, risulta pericoloso principalmente per me stesso (mica per gli altri, cosa credete?).
Naturalmente parlo per me, chi ha deciso di seguire la strada del lombardesimo ha le sue ragioni, rispettabili, e non posso che augurargli buona fortuna (purché rimanga un disegno comunitarista e non secessionista).
Se avessi continuato, avrei continuato ad errare, insistendo nell’esaltazione di quel poco che separa noi Lombardi dal resto degli Italiani ma obliando il molto che ci unisce e che ci rende a conti fatti una Nazione, seppur diversificata a livello regionale. Ho fatto la cosa giusta mutando il mio pensiero e liberandolo dal ghetto del regionalismo indipendentista che, seppure in versione identitaria e non progressista, finisce per ridicolizzare delle ragioni buone, buonissime, che però vanno contestualizzate nella loro naturale cornice italica.
Non smetterò mai di dirlo: non ho gettato la Lombardia alle ortiche, ho recuperato l’Italia. E scusate se è poco. Sono dunque rinsavito, non impazzito, e non ho stravolto il mio pensiero abbracciando un coerente italianismo regionalista, bensì l’ho normalizzato e potenziato corroborandolo con l’istanza romana, che appartiene per questioni storiche, culturali ed etniche anche alla Lombardia.
Cosa è meglio? Una Lombardia staccata dall’Italia e ridotta a sgabello di Francia o Germania, oppure una Lombardia, al suo posto, padrona di sé stessa e del proprio destino come capo (geografico) d’Italia e volendo anche guida, volano, di una ripresa che possa essere anche identitaria? Io direi la seconda opzione, che ora intendo perseguire in maniera seria e coerente senza più pagliacciate, di cui in passato (anche se in buonafede) ho usato e abusato. Non sto rinnegando alcunché ma a conti fatti di stupidaggini ne ho dette e fatte, e mi sono anche costate care.
Fermo restando che la secessione è una stupida utopia senza alcun senso, il secessionismo diventa solo un’arma a doppio taglio, non nelle nostre mani ma nelle mani di coloro cui davvero gioverebbe un’Italia a pezzi facilmente strumentalizzabile. Ricordate vero l’Italia moderna schiava di Francia, Spagna, Austria? Era divisa. L’Italia di sempre ostacolata in ogni disegno unificatore dai diversamente Ebrei del Vaticano? Era divisa. E ci pensate che succederebbe in un’Italia ridotta a spezzatino, in una sorta di riproposizione degli scenari balcanici che hanno smembrato la Iugoslavia e ghettizzato la Serbia circondandola di nazioni fasulle al soldo della Ue, della Nato, degli Usa?
Piantiamola di elogiare la Grande Serbia, la Russia, la Germania di Hitler, il Sacro Romano Impero se poi vogliamo un’Italia arlecchinesca dilaniata e ricolma di pulsioni secessioniste che finiscono per giovare agli altri, e non a noi Italiani. Un pensiero maturo si sbarazza di ogni fola indipendentista per perseguire quell’ideale, nazionale ed imperiale, che inserisce ogni regione nel suo contesto italiano, e poi europeo, armonizzandolo con l’etno-federalismo. Uniti nella, relativa, diversità che comunque non è abissale e storicamente e culturalmente ci fa capire quanto sia debitrice soprattutto di quell’eterno patrimonio che il mondo da sempre e per sempre ci invidia ed invidierà: Roma. Eh sì, siamo diversi ma tutti a nostro modo Romani.
Ogni discorso identitario non può prescindere da questo eterno valore aggiunto che è rappresentato dalla romanizzazione, quello che cioè ci unisce seriamente da almeno 2000 anni e che per 700 anni ha riguardato la storia anche lombarda trasformando quella che era Gallia Cisalpina in provincia romana, parte integrante della Penisola. La Lombardia è la regione centrale del Settentrione, e in un certo senso è il fulcro dell’Italia, il cervello, il centro nevralgico delle strutture di questo Paese. Non posso concepire una Lombardia senza Italia e una Italia senza Lombardia, e anzi ne approfitto per scusarmi delle infantili intemperanze anti-romane sfogate in questi anni negli affondi lombardisti privi di lucidità ed onestà intellettuale. Roma fu cruciale anche per la Lombardia, e forse sarebbe il caso di dire anche e soprattutto, considerando che nel Medioevo il cuore pulsante dell’italianità e della romanità fu proprio la Lombardia, a cominciare da Milano, capitale dell’Impero Romano d’Occidente, e poi Pavia, capitale del Regno Longobardo e del Regno d’Italia primevo.
Appare il caso altresì di scusarmi per le bordate contro l’Italia, che sebbene intese a criticare causticamente lo stato italiano finivano per insozzare il sacro nome italico e la sua storia, facendo un tutt’uno della politica e della storia etnica e culturale di questo Paese. Che poi, ve lo immaginate un Lombardo all’estero a spiegare goffamente che egli non è italiano e che l’Italia è il male assoluto? Verrebbe decisamente preso per pazzo che odia sé stesso e la propria identità.
Tornando a quanto detto all’inizio, dunque, non ho buttato la Lombardia, ma ho recuperato l’Italia, Roma e l’italianità della Lombardia, perché la Lombardia è parte irrinunciabile di questa Nazione. Il Nord non può andare per conto suo perché di fatto sarebbe decapitare l’Italia condannandola a morte e consegnandone le spoglie agli avvoltoi che volteggiano sul nostro capo.
Peraltro, magra consolazione sarebbe un’indipendenza da Roma con uno stato lombardo indipendente sicuramente preda della Ue, dell’Onu, della Nato, degli Usa e di ogni potentato straniero o sovranazionale che nella divisione delle nazioni vede la propria prosperità. Uno stato che conserverebbe le stesse magagne sociali che ora affliggono l’Italia e che sarebbe solo, debole, irrilevante.
E allora, concepire un disegno unitario armonizzato dal federalismo etnico (senza derive autonomiste basate sull’egoismo fiscale o sull’anarchia che si registra in certe regioni meridionali) non è follia ma salute mentale, a maggior ragione se, come nel caso del sottoscritto, non si era politici voltagabbana votati, incaricati, sovvenzionati e ricoperti di fiducia (e oro) da parte degli elettori e della base di un partito che oggi, disperatamente, tenta in tutti i modi di sopravvivere dopo aver detto tutto e il contrario di tutto sull’Italia, su Roma e su fantomatiche nazioni dal sapore balcanico.
Ave Italia!
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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