Le etno-regioni italiane

La varietà regionale e provinciale italiana non deve essere vista come una maledizione, ma come una ricchezza. Pertanto la paventata abolizione delle province, o delle regioni, non è una soluzione agli sprechi e al malgoverno tipici del centralismo romano: il repulisti deve riguardare l’organizzazione e le mele marce, non tanto le strutture.
 
Se non si fa repulisti a livello di pubblica amministrazione, e di politica, le cose non cambierebbero nemmeno con tutte le province abolite, e questo perché il disordine viene dall’alto, dallo stato.
 
Come ho più volte ricordato negli articoli precedenti, credo che il problema essenziale della struttura amministrativa e politica italiana riguardi il decentramento del potere, non tanto le sue strutture; quel che importa è mettere la parola “fine” all’annoso problema dello statalismo stritolatore che mette con l’acqua alla gola Nord, Centro, Sud e Isole, e abolire province e regioni non va affatto in questa direzione.
 
Le province da abolire sono quelle senza storia, nate pochi anni fa da istanze egoistiche di centri minori “oppressi” da quelli maggiori. Per fare degli esempi, essendo io lombardo, trovo ridicole province come Lecco, Lodi, Monza e Brianza, che facevano parte delle province storiche di Como e Milano (che a loro volta coincidono con delle diocesi). Se una suddivisione territoriale è secolare e non troppo piccola (il piccolo è sempre dispersivo e inutile) ha il diritto di esistere come provincia, che si spera venga finalmente modellata su criteri comunque identitari.
 
Questo discorso vale soprattutto per le regioni, le etno-regioni. L’Italia è relativamente eterogenea non solo in termini di settentrione-meridione ma anche di settentrione occidentale e orientale, per dire, ed è una delle cose che fa peraltro capire quanto inutile ed infantile possa essere l’indipendentismo: sempre parlando di Lombardia, quante Lombardie potrebbero esserci? Svariate, a seconda del criterio etno-storico.
 
Ho individuato le seguenti etno-regioni storiche italiane, che a mio avviso dovrebbero essere quelle di un’Italia federale decentrata: Piemonte (con Aosta, Moncenisio, Valle Stretta, Monginevro); Liguria (con l’ex Contea di Nizza, l’Oltregiogo, l’Apuania); Lombardia (con la Svizzera italiana, Novara e il VCO); Tirolo (Trentino e Alto Adige con la Val Monastero); Veneto; Friuli (con tutta la Ladinia); Venezia Giulia (tutta la regione storica, incluso il territorio alpino e litoraneo, l’Istria e le isole quarnerine); l’Emilia (con Tortona, Voghera e Suzzara); la Romagna (con l’Ager Gallicus); la Toscana; la Corsica; l’Umbria; il Piceno; il Lazio (con la Sabina); l’Abruzzo; il Sannio (Molise, Benevento, Avellino, Vulture); la Campania (con Aurunci, Ausoni, Terra di Lavoro); la Puglia (con l’arcipelago di Pelagosa); il Salento (Taranto, Brindisi, Lecce); la Lucania (con Cilento e tutto l’Appennino Lucano); il Bruzio; la Sicilia (con le isole maltesi); la Sardegna.
 
Assieme a questi territori si potrebbe aggiungere la Dalmazia, da inquadrarsi come “protettorato” essendo un territorio al di fuori del nostro spazio geografico, sebbene intriso di italianità. Sui confini naturali, signori, c’è poco da sindacare, e questo lo dico a certi Italiani (e ce ne sono parecchi) che spalleggiano la secessione dell’Alto Adige verso l’Austria: il Tirolo meridionale (e quel toponimo è bolzanino, non transalpino) è territorio cisalpino culminante nel Brennero che è il naturale confine tra Italia e Germania ed è stato riconquistato col sangue di centinaia di migliaia di nostri connazionali (che combattevano per davvero, non dietro un pc); i coloni bavaresi che si sono spostati in territorio italiano germanizzandolo a livello linguistico (ma non so quanto etnicamente parlando) non l’hanno reso automaticamente tedesco, rimangono ospiti in casa nostra e se insoddisfatti (strano comunque dati i ricchi privilegi che Vienna mai concederebbe a costoro) possono sempre tornarsene là dove partirono i loro antenati. Fosse per me promuoverei un rimpatrio, in Germania, di chi è etnicamente tedesco, così il problema è risolto e potrà per davvero dire di riunire Sangue e Suolo. Il Tirolo meridionale e il Trentino sono italiani, e su questo non si discute nel modo più assoluto.
 
Tornando a noi e alla mia suddivisione, non intendo dire che quel che dico e penso sia verità assoluta, anzi, parlo per le terre che conosco bene, soprattutto, mentre spetterebbe poi alle genti interessate riorganizzare seriamente i propri di territori, ma credo siano suddivisioni etno-regionali, sensate, entro cui poi andrebbero conservati i territori provinciali storici, senza più quella stupida recente frammentazione che ha portato ad una riproduzione per scissione degli enti provinciali (al Sud soprattutto).
 
Ribadisco però l’idea che province, storiche, e regioni non vadano abolite ma conservate proprio secondo un naturale disegno etno-federalista che porti al risanamento statale italiano con conseguente soddisfazione da parte di chi vede in Roma un moloc stritola-Italiani, cercando così giustificazione ai propri deliri indipendentisti.
 
Detto questo sgombro il campo da ogni mania autonomista e da statuto speciale, che diverse regioni hanno, e che secondo me andrebbero aboliti perché inutili, costosi, spesso scandalosi, e soprattutto contrari allo spirito nazionalista italiano, che se da una parte necessita di etno-federalismo per armonizzare le varie realtà d’Italia in un’ottica di pacifica convivenza, dall’altra non ha alcun bisogno di auto-ghettizzare (ma in ghetti d’oro) terre come il suddetto Trentino Alto Adige, che così facendo divengono brodo di coltura per le solite mattane secessioniste di alcune teste calde.
 
Ave Italia! 
 
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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