Per non perdere per strada il Nord

La questione settentrionale in salsa leghista dura da troppo tempo ormai ed occorre sgombrare il campo una volta per tutte dalle banalizzazioni di matrice “padana”, che appestano il contesto identitario impedendo una lucida considerazione del problema.
 
Una questione settentrionale in ambito italianista esiste nella misura in cui si rischia di perdere per strada il Nord con tutta una serie di politiche ottuse e sbagliate, non solo in materia economica ma anche e soprattutto identitaria; il centralismo romano, la meridionalizzazione del Nord, le classiche magagne statali come assistenzialismo, nepotismo, clientelismo, e corruzione in svariati campi, affossano l’unità d’Italia gettando benzina sul fuoco del padanismo, alimentando le fole su indipendentismo e autonomismo suicida.
 
Inoltre, una certa sottocultura televisiva, ma non solo, che tende a raffigurare l’Italia come un blocco granitico caratterizzato da cliché da cine-panettone (che già risultano parziali per il Centro-Sud) tutti incentrati su Mediterraneo, pizza, spaghetti, mandolino, mamma (se non mafia), aumenta a dismisura l’insofferenza per il centralismo romano (o romanesco?) rischiando seriamente di inimicarsi del tutto una fetta cospicua di Settentrione, non solo di parte legaiola, anche in termini identitari. Lo dico perché comunque ci sono passato e perché proprio dalle annose pecche statali si traggono gli argomenti più convincenti agli occhi della massa. La convinzione che l’indipendenza sia la soluzione si annida ancora in troppe, troppe teste, ed il danno maggiore sta nel fatto che assorbe parecchie energie pur essendo un’astruseria senza alcun fondamento.
 
Certamente il resto d’Italia non può permettersi di perdere per strada il Nord, così come il Nord non può permettersi il “lusso” del leghismo per abbandonarsi in fantascientifiche chimere secessioniste, dove la Padania è una provincia meridionale della Germania o della Francia; dico leghismo perché tutto nasce dalla Lega e dai suoi derivati, ma come può vedere chiunque oggi la stessa Lega ha abbandonato (del tutto?) il secessionismo di facciata per dedicarsi a qualcosa di più urgente e concreto come l’euro, l’immigrazione clandestina, le alleanze inter-europee, la lotta alle porcate governative (ricordo i 6 referendum promossi da Salvini) e lo smarcamento dal mondialismo.
 
Io sono diventato, maturando, un convinto difensore della naturale unità degli Italiani perché non può essere altrimenti data la nostra gloriosa Storia comune, ma anche perché il Nord, sì proprio il Nord, dal Medioevo è diventato il fulcro di questa Italia e italianità (pensiamo al Regnum Italiae) e “Italia” proprio allora ha cominciato a designare essenzialmente la parte centro-settentrionale della Penisola; eppure, come sappiamo, “Italia” nasce in Calabria, come sua parte meridionale abitata da popolazioni italiche adoratrici di vitelli sacri. Dalle Alpi alla Sicilia è tutta quanta Italia ed è suggestivo pensare come il coronimo nasca al Sud, la capitale sia al Centro e la bandiera tricolore sia nata al Nord.
 
Ma del resto “Italia” non è sinonimo di Mediterraneo, Meridionali, culture pelasgiche (e, finendo nel ridicolo, pizza-spaghetti-mandolino) perché la nostra Terra è complessa, variegata, eterogenea ma di quell’eterogeneo positivo e non multietnico (all’americana) che un serio federalismo etnico armonizza senza cadere in contraddizione con la naturale e millenaria unità nata con gli Italici e intavolata per primo da Augusto, nel suo mirabile disegno pan-italiano.
 
L’Italia è contraddistinta da un Nord di influenze celtiche, un Centro di solido retaggio etrusco, e un Sud orgoglioso della propria eredità magno-greca, ma unita dalla civiltà proto-italica (dai Venetici ai Siculi), dalla plurisecolare civilizzazione romana, dagli influssi germanici goto-longobardo-normanni (ancorché scarsi, si capisce) importanti soprattutto da un punto di vista politico e militare, e da quella fucina medievale e rinascimentale di ingegno che ha plasmato la moderna cultura italiana, imperniata sulla lingua fiorentina letteraria divenuta lingua nazionale.
 
Non si dimenticano altresì gloriose esperienze formative come, oltre all’Impero Romano, il Sacro Romano Impero, il Fascismo, la Repubblica Sociale Italiana che hanno potentemente contribuito alla coesione del Paese, grazie anche all’esaltazione della base irrinunciabile dell’identità italiana (e che mette d’accordo tutti) che doverosamente è l’eterna Roma dei Cesari e delle aquile legionarie. A questo proposito voglio peraltro ricordare che tutto il territorio italiano fu costellato di colonie romane e italiche, e il Centro-Nord non fu da meno in questo, soprattutto dopo la conquista della Gallia Cisalpina.
 
Il Nord rappresenta l’anello di congiunzione tra l’Europa squisitamente continentale, franco-tedesca, e il mondo mediterraneo greco-romano, ma non è nel modo più assoluto una provincia meridionale della Mitteleuropa (vorrei ricordare agli sbadati che anche il Nord Italia è a sud delle Alpi e che la cultura di esso è sostanzialmente sud-europea, anche se con ovvie influenze nordiche che comunque non fanno affatto della “Padania” un’enclave celto-germanica, una cosa che non è nemmeno l’Alto Adige). Dobbiamo riuscire a conciliare l’italianismo con il rispetto regionale di ogni realtà locale, che spesso al Nord pare messo in secondo piano per favorire maldestramente un unionismo repubblicano troppo spesso artificiale e cialtronesco, da fiction Rai-Mediaset, e solo l’etno-federalismo può garantirlo.
 
L’Italia è patrimonio di tutti gli Italiani, proprio perché originale prodotto dello sforzo storico, politico, culturale, militare, linguistico di tutti gli abitanti della Penisola e delle sue isole. Non può esistere un’Italia smembrata e divisa (dunque facilmente preda del forestiero e del nemico mondialista) e nemmeno un’Italia che si regge su balle di cartapesta cavalcate dai parassiti e da millenari avversari dell’unità d’Italia, come la congrega cattolica del Vaticano che oggi la benedicono per puro interesse.
 
Cerchiamo di trovare quel salutare equilibrio che solo un patto federale può raggiungere e che comunque ha innanzitutto senso per l’indiscutibile retaggio comune che unisce Piemontesi e Siciliani, Sardi e Friulani, Lombardi e Laziali: Roma, il patrimonio che tutto il globo ci invidia.
 
Ave Italia!   
 
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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