Quando l’indipendentismo diventa “handipendentismo”

Io, per l’indipendentismo, ci sono passato, quindi so di cosa parlo e posso certificarne tutta la stupida inutilità in uno scenario come quello italiano.
Non sono mai stato indipendentista tout court, nel senso che non ho mai messo istanze economiche prima di quelle etno-culturali, ma di certo il mio identitarismo localista presupponeva l’auto-determinazione del popolo lombardo in chiave separatista e non ero nel modo più assoluto un fanatico dell’unità d’Italia; anzi, in essa vedevo il più chiaro sintomo di giacobinismo massonico, e mafioso, anti-lombardo.
Ma si sa, queste sono semplificazioni da osteria o bar sport perché l’Italia, come abbiamo visto, è un conto, e lo stato italiano, la repubblica, la costituzione, un altro. Lo stato italiano solletica l’indipendentismo e l’etno-nazionalismo esasperato perché è sbagliata l’impostazione di questa repubblica: centralista, assistenzialista, clientelare e nepotista, priva di qualsivoglia serio rimando identitario, e soprattutto ostaggio degli enti sovranazionali e delle solite cricche di boiardi, magistrati, dinosauri, politici e “pensatori” di area gauche caviar, la cui ultima preoccupazione è la sovranità dell’Italia e degli Italiani. Ma si tratta appunto dello stato, sempre più, volutamente, confuso con la Nazione.
Da una parte è naturale che di fronte a questo disastro taluni pensino che i “leghismi” siano una risposta efficace al degrado politico italiano, ma dall’altra è del tutto infantile, sterile e patetico, pensando anche a come gli stessi leghismi siano sempre finiti per adattarsi all’andazzo governativo, trovando ben più vantaggioso, per essi, amalgamarsi al marasma piuttosto che battersi sul serio per la loro base di poveri militanti/militonti allo sbaraglio. Dico leghismi, perché in area settentrionale ogni movimento pseudo-identitario localista è di squisita matrice leghista ed è Bossi la fonte primaria di tutte le fole indipendentiste; salvo quei pochi e sparsi personaggi che affrontano la questione da un mero punto di vista etno-culturale, chi fa politica autonomista/federalista/secessionista al Nord esce sempre e comunque dalla fucina di via Bellerio, dove oggi badano a ben altro che alla Padania (anche se per sopravvivere, si capisce).
L’indipendentismo italiano è una inconsistente sciocchezza. Si tratta di uno scimmiottamento di movimenti stranieri (uno dei tanti sport dei cerebrolesi, l’esterofilia), spesso decisamente sinistrorsi ed anti-identitari, basato solo ed esclusivamente sui soldi, sulle tasse, sul welfare, sulle pensioni ossia su cose sì importanti ma non fondamentali ai fini della promozione identitaria (e ho sempre detto che l’indipendentismo senza identitarismo diventa ciarpame). Sono le solite lagne settentrionali nei confronti di uno stato meridionalista e centralista che fagociterebbe di continuo tasse erogando in cambio pessimi servizi, spesso da terzo mondo. Verissimo, lo sa chiunque, ma questo va a scapito del Nord, del Centro e del Sud, a scapito di chiunque non sia ammanicato con i giusti contatti e sia lontano dai palazzi del potere, anche regionali non solo statali romani. E la soluzione non è certo la secessione.
La secessione non ha alcuna base in Italia ed è una scempiaggine perché impossibile e senza storia, frutto di qualche nostalgico di epoche mai vissute che vuole fare l’alternativo proponendo mete illusorie, da raggiungere ovviamente senza Sangue e Suolo ma solo con ragionamenti fiscali il più possibile sgombri da implicazioni anche solo culturali. Io questa gente la conosco: è fatta di personaggi dall’indole levantina che sperano di sfruttare certi mal di pancia popolari col qualunquismo legaiolo per ottenere qualche poltroncina comunale; personaggi che blaterano di continuo “Prima l’indipendenza, poi il resto” traducibile come “Prima l’utopia che mi garantisca il posticino al sole in qualche consiglio comunale delle vallate prealpine, il resto (che sarebbe l’Identità, NdA) mai, perché mi complicherebbe le cose” o, peggio ancora, “veneto/lombardo è, chi il veneto/lombardo fa” perché se sente parlare di questione nazionale o di sangue comincia ad avere le convulsioni e ripiega sulle solite pacchianate da industrialotti di provincia che suonano tipo “Meglio negri che terroni” o robaccia simile.
L’intento di questi figliocci della Lega, che però ora è da loro rinnegata e sputacchiata, è superarla a sinistra giocando a fare i Baschi, i Catalani, gli Scozzesi e gli Irlandesi, identificando l’Italia col male assoluto (incuranti di quello che “Italia” voglia sul serio dire), elemosinando consensi in giro per l’Europa, e finendo per fare gli stessi identici ragionamenti di parassiti come preti, radical-chic e industriali corrotti, pescecani.
C’è gente di questa area indipendentista che brama un Veneto indipendente ma sotto UE, ONU e NATO, solidale con Israele, l’oppressore dei Palestinesi, e amante degli USA (salvo poi lamentarsi del liberticidio italiano), oppure che vuole una Lombardia da liberare mediante referendum (ma poi quale Lombardia? La regione inventata dall’Italia o quella medievale che racchiudeva tutto il nord-ovest? O quella linguistica? Tutte entità senza storia politica e identità unitarie) appoggiandosi a soggetti inquietanti come la European Free Alliance, un soggetto dell’Europarlamento alleato dei Verdi europei, sì quelli di Cohn-Bendit. Individui comici, se si pensa che mentre demonizzano Roma e l’Italia sono pronti a vendere l’anima ai nemici dell’Italia (e dunque anche del Nord, ma non ci arrivano).
A mio avviso la questione localista ha senso solo come comunitarismo rurale per il recupero del contatto con la natura, ma senza mettere in discussione l’innegabile identità italiana che riguarda tutti i territori storici dell’Italia. Per il resto ogni farsa indipendentista è da stroncare perché diventa il cavallo di troia del mondialismo, della società multirazziale, del liberalismo e dell’affarismo pecuniario, di chi vuole dividere l’Italia non per il bene degli Italiani ma del proprio portafogli e di quello dei burattinai globalisti.
Il bene degli Italiani si fa con una coerente forma di nazionalismo etnico armonizzato dall’ovvio federalismo, che in Italia, più che altrove, è necessario per risolvere molti conflitti mai sanati dai governi succedutisi in questi decenni, anche leghisti.
Piantiamola una buona volta con le chimere irrealizzabili che per trovare qualche pezza d’appoggio si prostituiscono al più forte a livello europeo e mondiale, e cerchiamo di impegnarci per un’Italia italiana e dunque anche piemontese, lombarda, veneta, retica, friulana, ligure, emiliana, romagnola, un’Italia restituita agli Italiani mediante l’educazione, la cultura e l’impegno politico nazionalista ed irredentista che non prescinda mai da politiche regionali sensate, ossia italianiste e identitarie. Non è un controsenso, perché quando si parla di Italia non si parla di un’invenzione virtuale o di giochini politici ma di una millenaria Nazione che proprio nella sua ricchezza regionale trova la sua atavica forza, convogliata nell’Impero Romano dai Cesari e dai loro continuatori. Germanici, per la cronaca.
Ave Italia!
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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