Ripartire dall’Italianesimo etnico

Non ho mai gradito il venire incasellato a destra, al centro o a sinistra, perché questa sorta di tricotomia ideologica non è altro che lo sterile riflesso dell’input giacobino dato dalla Rivoluzione Francese nel 1789, al culmine del processo distruttivo ed auto-genocida avviato dall’Illuminismo.
Sono le etichette del sistema, dell’arco costituzionale, della magnanimità (si fa per dire) politica che la plutocrazia concede ai suoi sottoposti per tramite dei ben pagati camerieri in giacca e cravatta, i politici, e ogni altra forma di impegno ideologico e sociale, metapolitico, viene vista malissimo dall’alto e stroncata a partire dalle solite diffamazioni che vengono ormai proposte in automatico (razzisti, nazisti, fascisti, stalinisti e via dicendo). Non fraintendetemi, questi termini di per sé hanno il loro significato storico ben preciso ma oggi vengono sempre e solo usati per calunniare e banalizzare le ragioni di chi se li busca tentando di metterli a tacere quando, con saggezza e scaltrezza, costoro sbattono con le spalle al muro i benpensanti raglianti e i vari manutengoli dei più forti (economicamente, perché oggi non prevale il mondo dei forti ma dei furbi).
Chi è a corto di argomenti è sicuro di poter contare sulla benevolenza dell’uditorio prezzolato se bercia “razzista!” al politico, ma non solo, di turno che lo mette alle strette con ragionamenti logici e buonsenso, riguardo ad esempio tematiche come l’immigrazione, l’etnicismo, il rimpatrio allogeno etc. Ma questo proprio perché la amorfa massa di servi di varia forma e colore ama proprio incasellarsi negli spazi “generosamente” concessi dai maneggioni danarosi, ossia la destra, il centro e la sinistra; il liberalismo, la democrazia cristiana, il progressismo.
Si tratta di chincaglieria ideologica non di idee, di valori, di ideali, sono tre posizioni che differiscono solo per questioni economiche e, molto meno, sociali, perché partendo dal presupposto che tutti costoro non oserebbero mai alzare la testa e parlare schiettamente di Sangue, di Suolo e di Spirito, che sono i valori fondanti dell’identitarismo serio e genuino, il massimo a cui possono arrivare è quel patriottismo untuoso che se deve estrarre un tricolore per sventolarlo lo fa giusto per la partita di calcio o, peggio, per il 25 aprile. Peggio perché festeggiare quel giorno significa prostituirsi ai più forti, a quelli che ci tengono in pugno dal ’45 facendoci quello che han sempre rinfacciato ai Tedeschi, non significa certo onorare l’Italia.
Io pertanto mi rifiuto di dirmi di questa o quest’altra collocazione all’interno dello scacchiere politico; io mi chiamo fuori dal teatrino patetico del compromesso e del servaggio camuffato da patriottismo di serie D, e affermo, ora come quando perseguivo strade sì etno-nazionaliste ma particolaristiche, che si deve ripartire assolutamente dal Sangue, dal Suolo, dallo Spirito, dalla cui unione nasce la Nazione, la Nazione vera, non lo stato che tenta, a volte goffamente, di rappresentarla.
La Nazione italiana comprende difatti tutti i suoi territori storici ed etnici, e dunque anche quelli irredenti, non solo quelli attuali, e soprattutto la Nazione italiana non è il suo stato, che dopo monarchia e Fascismo è oggi incarnato da una repubblica voluta dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale e che di democratico ha sempre meno (pensate all’esistenza di leggi come i reati d’opinione o di vilipendio e poi ditemi se questa può essere una repubblica democratica).
Per questo la politica di un movimento o di un partito che si dice identitario e patriottico, a maggior ragione se il suo impegno riguarda anche il contesto elettorale e amministrativo, deve sganciarsi da questi triti e ritriti modelli gonfi di sterilità, di inutilità, di stereotipi e di banalizzazioni utili solo ai veri padroni delle sorti europee attuali (i presunti paladini del Bene d’Oltreoceano), per seguire coerentemente, finalmente, il razionale culto dell’etnia italiana (Sangue), del suo spazio geografico (Suolo), e della sua civiltà, cultura, indole (Spirito) che riguarda anche l’autoctona religiosità romana (e le sue influenze storiche greche, etrusche, liguri, celtiche).
Fino a non molto tempo fa mi dicevo promotore e sostenitore del cosiddetto Lombardesimo, ossia del nazionalismo etnico alla lombarda; cogliendone tutti i limiti e le contraddizioni, ora lo integro nel più ampio e naturale suo contesto italianista e affermo perentoriamente che quanto a noi serve è l’etno-nazionalismo italico, l’Italianesimo Sangue e Suolo, per così dire. Dall’Italia si deve ripartire e all’Italia si deve approdare, perché delle politiche genuinamente nazionali devono smettere e i panni dell’arido inquadramento conformista e quelli dell’esterofilia che non è l’ovvio afflato patriottico europeo in nome dell’eterno ideale imperiale nato con Roma, ma il perenne scimmiottamento degli altri, sia nelle cose positive che in quelle negative.
Siamo Italiani, abbiamo tutto quello che ci serve, non abbiamo bisogno di niente e di nessuno per recuperare la nostra Identità sempre più obliata e calpestata, e anche a livello politico dobbiamo ripartire da noi stessi per riscoprire chi siamo e per promuovere azioni culturali, sociali e politiche finalizzate al nostro benessere, in tutti i sensi. O per caso pensate che la Terra di Roma e della latinità, dell’Umanesimo e del Rinascimento, del Risorgimento e del Fascismo, che ha fatto scuola ad ogni movimento e partito identitario d’Europa e non solo, debba fare la fine di un gigantesco museo a cielo aperto svenduto a gente che ha più interesse di noi (assurdo ma vero) per la preservazione della nostra grande ed immortale eredità ma che del popolo italiano se ne frega in maniera altrettanto grande?
Ripartiamo dall’Italia, quella vera, erede di Roma e della romanità, e di ogni sua caratteristica regionale corroborata proprio dalle aquile dei Cesari, e mettiamo nel serbatoio il carburante eterno dell’Italianesimo etnico, garanzia di qualità e resistenza e di sicuro approdo. Il nostro viaggio è lungo e irto di ostacoli, ma battersi per il bene supremo di un popolo, ossia la propria Nazione, è l’unico modo per dare un senso compiuto alla propria esistenza di membri di una grandiosa collettività come quella italica.
Ave Italia!
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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