La mia testimonianza

Nell’intervista che rilasciai a EreticaMente ho potuto a grandi linee abbozzare quelli che sono i tratti salienti della mia figura, ovviamente riguardo il contesto identitario. Fin da piccolo, per educazione e indole, ho sentito il richiamo della difesa e preservazione di quelle che sono le radici mie e del mio popolo e anche se nel corso della mia gioventù ho attraversato, come è giusto e ovvio che sia, varie fasi di pensiero sempre mi ha contraddistinto l’attenzione e la sensibilità incentrate sul retroterra etnico e culturale di me stesso e di quello che mi circonda.
 
Sia chiaro, io non mi ergo a maestro di nessuno, porto senza presunzione ma con piglio deciso la mia testimonianza di vita a quanti hanno tempo e voglia di ascoltarmi, sperando che dalla mia esperienza altre persone, giovani soprattutto, possano trarre spunto per concorrere assieme a me alla buona battaglia identitaria, che mi sta a cuore e che sta a cuore ad ogni coerente patriota etnico europeo.
 
Come ho già avuto modo di dire sono di origine bergamasca e vado per i trent’anni; di estrazione rustica e montanara, famiglia di modestissime origini contadino-operaie (e me ne vanto perché sintomo di genuinità e di durezza/purezza d’identità e di indole), al di là della bigotta e asfittica formazione cattolica non mi è mai mancata la sete di conoscenza riguardo quelle che sono le mie radici bergamasche, lombarde, italiane ed europee. Anche se per un certo periodo della mia vita (2006-2014) la mia attenzione si è concentrata sul radicalismo lombardo, non è mai mancata in me la sete di sapere riguardo tutto il mondo europeo che mi circonda a partire da quello che, comunque, concerne anche la Lombardia essendo la sua ovvia cornice: l’Italia.
 
La storia, la geografia, la letteratura e gli altri aspetti culturali dell’italianità come la linguistica e la dialettologia, l’onomastica (soprattutto riguardo i cognomi), la toponomastica, la cura per l’ambiente e le bestie (senza sfociare in deliri ambientalisti e animalisti di un certo tipo) e inoltre lo studio etno-antropologico a livello sia fisico che genetico di Lombardi e Italiani, e poi Europei in genere, sono tutte quante discipline che mi hanno sempre affascinato e che continuo a seguire soprattutto riguardo la parte etno-razziale. Vissute nella giusta direzione di auto-determinazione hanno contribuito alla formazione della mia coscienza patriottica assieme alla lettura di grandi antropologi ormai dimenticati, volutamente, per confondere le acque e farci credere burattini tutti uguali manovrati dalla globalizzazione.
 
Assieme a questo ho sempre difeso la visione nazionalista, anche se fino a poco tempo fa declinata in senso particolaristico-localistico lombardo, e la sensibilità per l’argomento mi ha sempre spronato e motivato a farmi valere nel marasma relativista del mondialismo, facendomi sentire e andando controcorrente, sia da cattolico e reazionario, che da lombardista laico ed empio (verso il monoteismo abramitico) per giungere alla odierna tappa di maturazione, doverosa, come etno-nazionalista italico, federalista, aperto alla gentilità italica e classica (anche se, ora come ora, per motivi culturali più che spirituali) e desideroso di approfondire comunque la visione filosofico-spirituale di quella che a ben vedere dovrebbe essere l’unica forma di religiosità insegnata, ad esempio, nelle scuole: la religione romana modellata su quella italica comune e le influenze greche ma anche etrusche e celtiche, autentico collante tra Nord, Centro e Sud come la stessa eredità latina.
 
Trovo fondamentale unire il proprio scibile, che è sempre da ampliare alimentandolo, alla cultura politica e all’azione; quello che difatti servirebbe per risollevare le sorti della politica italiana, umiliata e banalizzata da guitti sempre più intemperanti e vuoti culturalmente o da arrivisti molto al passo coi tempi che di Identità non sanno nulla, è una azione educativa e culturale al fine di instradare da subito i giovani sulla retta via evitando di dover curare più tardi le ferite loro inferte da cattivi maestri e mondialismo, e nel contempo il contatto da parte loro con il reale affinché non si perda mai il rapporto genuino con la vita vera rischiando di finire schiavi del multimediale e di relazioni che nascono sulla Rete e che non conducono a nulla di concreto. La mia esperienza lombardista mi ha proprio insegnato questo: il virtuale è un conto, e sviluppa paranoie pericolose che non conducono a nulla se non a sterili polemiche tra identitari e guai, spesso seri, e il reale invece è un altro e solo una conoscenza approfondita di questo aiuta davvero a capire quale sia la via migliore da seguire riguardo la tenzone identitaria.
 
Io sono fiero della scelta che ho fatto evolvendo il mio pensiero dal regionalismo esasperato, estremizzazione dell’etno-nazionalismo, al nazionalismo italiano, declinato però in chiave federalista per garantire rispetto di ogni identità italiana e coesione tra le varie realtà. Sono sicuro che questa è la via migliore per essere utili a sé stessi e agli altri, alla propria Comunità, e il modo migliore per affrontare le sfide dell’oggi e del domani che con toni da secessionismo leghista, anche se fatto meglio, non solo non vengono vinte ma nemmeno affrontate perché ben oltre il contesto localista che, isolato, verrebbe inghiottito in un sol boccone dal sistema-mondo.
 
Lasciando inoltre alle spalle il radicalismo di prima, mi sono anche lasciato alle spalle una certa mentalità (con annessa fauna tipica) che conduce alla auto-segregazione, perché riconoscere la natura storica millenaria dell’Italia e agire di conseguenza senza disperdere forze è assai più serio e maturo che dividere gli Italiani con tematiche controverse e sterili. Devo dire che uno capisce che è ora di svoltare quando si circonda di personaggi che sono la parodia di sé stesso. E devo dire che prima, con certe idee, ero pittoresco già di mio.
 
So di aver fatto la scelta giusta e me ne vanto: difendere l’Italia non nega, ma anzi integra, la difesa delle radici locali e regionali, mentre difendere solo il proprio orticello rischia di diventare mero egoismo economico da libero mercato e capriccio individualistico dove il macro positivo, l’Italia, viene ingiustamente demonizzato per via delle solite banalizzazioni in stile Italia = stato italiano/repubblica italiana.
 
Un gravissimo errore questo perché confondere l’Italia, quella vera, con l’entità statuale italiana, attuale, sarebbe come confondere la Lombardia con la Regione Lombardia ma soprattutto l’Europa con la Unione Europea.  
 
Non perdiamo altro tempo con inutili indipendentismi italiani ma diamoci da fare coesi, razionalmente, per difendere ogni ambito regionale italiano nel nome degli Italici, di Roma, del mondo classico latino, e di quella tradizione indoeuropea che ha reso grande il nostro Paese unendolo e non dividendolo.
 
Ave Italia!
 
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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