Una battaglia di libertà

Nel 2010 e nel 2012 ho avuto due infortuni giudiziari legati ai cosiddetti reati d’”odio”, a mezzo Internet; per il primo sono stato condannato per due gradi di giudizio ad un anno di reclusione e sei mesi di servizi sociali. Ora vedrò il da farsi.
 
Secondo la magistratura avrei violato la cosiddetta Legge Mancino (istigazione alla discriminazione razziale), in realtà vergata da Modigliani e Taradash, e l’offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica, nella fattispecie Napolitano, mediante due blog gestiti nel 2009-2010 in cui, usando spesso lo ammetto, un tono esasperato e sopra le righe esponevo il mio punto di vista ideologico e politico o commentavo i fatti precipui di attualità.
 
Non ho alcun problema ad ammettere di aver sbagliato nei toni e di aver esagerato ricorrendo a violenza verbale, e come ho fatto altrove ne approfitto anche qui per scusarmi delle intemperanze (sempre inutili e dannose, un boomerang), ma resta il fatto che reati come quelli di vilipendio e d’opinione, legati a faccende politiche, rimangono una nota stonata in un Paese che si dice democratico e dalla parte della libertà d’espressione.
 
In realtà si sa, c’è sempre qualcuno che è più uguale degli altri, vedi i presidenti della repubblica, e la liberalità nei confronti del diritto di espressione è un concetto assai vago come vago è il concetto di odio che la legge intende sanzionare: scusate, ma che vuol dire “odio”? Cosa è? La legge come può punire un sentimento? E chi decide cosa è odio e cosa no? Sembrano domande molto ingenue perché le risposte possiamo intuirle tutti molto bene, soprattutto l’ultima, ma sono più che legittime considerando che chi si macchia di questi crimini il più delle volte non fa, concretamente, del male a nessuno, sebbene la giustizia rischi di farne molto a lui. Non parlo naturalmente di chi picchia la gente, stila liste di proscrizione, minaccia pubblicamente violenza ed istiga al crimine vero e proprio ma di ragazzi che, come me, si sono lasciati prendere la mano sul web e sono finiti per dire cose, esagerate ed esasperate, che sotto sotto nemmeno pensano.
 
Guardate, non ci sarebbe nemmeno bisogno di una pena, perché la pena esiste già: se uno si espone pubblicamente dicendo cose sopra le righe la spietatezza della Rete lo mette automaticamente alla berlina coprendolo di insulti, parodie e minacce di ogni genere, che possono anche riflettersi nel reale nonostante Internet sia popolata da conigli senza identità e dignità.
 
Poi chiariamoci: l’istigazione a delinquere è una cosa, i reati d’opinione un’altra; se uno istiga ad uccidere qualcuno è giusto che venga fermato e sanzionato, ma se uno, seppur aspramente, espone su di un blog le sue critiche e le sue polemiche verso la società moderna che male farebbe, nel concreto? Le idee signori si combattono con le idee, non con le manette; lo stato che si mette a perseguire reati del genere è alla frutta e di sicuro teme più la libertà d’opinione di reati veri e propri.
 
Io non sono stato arrestato, fortunatamente, ma c’è gente che, per la propaganda a mezzo Internet, in carcere c’è finita veramente. Si tratta di pene esemplari inferte a poveri diavoli come me. Alcuni partiti italiani come la Lega Nord o il Movimento 5 Stelle ne dicono di cotte e di crude da anni ma nessuno sembra sognarsi di portarne in tribunale gli esponenti. E perché? Perché evidentemente sono funzionali a qualcuno, mentre un povero diavolo che scrive su Internet ed è un signor nessuno diventa il capro espiatorio punito per far capire che aria tiri nell’Occidente europeo, perennemente intento a leccare i piedi dei padroni americani. Paradossalmente però negli USA vige veramente la libertà d’opinione e reati come la Mancino non sono previsti.
 
Credo proprio sia una battaglia di libertà importantissima quella di battersi contro leggi simili o il vilipendio di una persona che dovrebbe essere considerata come tutte le altre, a maggior ragione perché deve essere d’esempio, ossia il PdR, poiché costituiscono un preoccupante campanello d’allarme circa quello che si può o non si può dire pubblicamente riguardo politica, società, attualità. Badate che io non ho insultato Napolitano: feci solo un paragone un po’ irriguardoso nei suoi confronti, ma se pensate a quello che ogni giorno gli vomitano addosso i Berlusconi o i Grillo, quanto da me detto risulta risibile. Purtroppo (per modo di dire) non ho né i soldi né il nome di questi due però.
 
Non è solo un problema italiano logicamente, anzi, in stati come la Germania o l’Austria le situazioni arrivano ad essere più ridicole ancora, per via del passato nazionalsocialista di queste due realtà, tanto che si raggiungono livelli realmente demenziali di illiberalità, dove ogni argomento di critica all’attualità politica europea viene tacciata di nazismo, razzismo, fanatismo, populismo e prontamente messo alla berlina, spesso in tutti i sensi. Addirittura si finisce in galera perché si dubita della cosiddetta “Shoah”. Ma c’è ancora in giro Bellarmino?
 
Purtroppo la situazione è questa e dobbiamo fare buon viso a cattivo gioco per non prestare il fianco ai nostri virulenti detrattori: non venga mai meno in noi la capacità di saper usare con intelligenza la Rete per diffondere messaggi identitari poiché ricordiamocelo, non facciamo solo il gioco del nemico, col becerume, ma rischiamo solo di tirarci la zappa sui piedi.
 
Ciò nonostante, non venga mai meno neppure la denuncia di situazioni sempre più frequenti in cui mentre il regime mondialista diffonde le sue demonizzazioni della nostra area noi fatichiamo a poter controbattere senza paura che l’indomani ci si trovi la digos all’uscio.
 
Ave Italia!
 
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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