Lo svastika camuno

Quando mi è stato chiesto di scegliere una immagine a mo’ di testata per questa rubrica de “Il Soledì”, la scelta è ricaduta su di una versione stilizzata della cosiddetta “rosa camuna”, incisa nelle rocce della Val Camonica. Non però su quella consueta che, deturpata dalla Regione Lombardia, è divenuta una specie di manopola di rubinetto, ma su quella meno conosciuta che è a tutti gli effetti uno svastika (si usa al maschile per essere fedeli al sanscrito da cui il termine proviene e in cui, sostanzialmente, significa “portafortuna”), e che è stata rinvenuta nella località Carpene, nel comune di Sellero.
Si tratta proprio di un disco, di una ruota solare nella sua versione a svastika, che è il più classico dei simboli indoeuropei legati al culto solare dei nostri Padri, un simbolo sacro e nobile scempiato e pervertito dalla propaganda postbellica come se fosse assurto a simbolo del Male per via di Hitler, che lo scelse come emblema del nazionalsocialismo e della Germania nazionalsocialista.
Lasciando perdere qui il dibattito etico sul nazionalsocialismo (come se i suoi avversari storici avessero il potere di distribuire patenti di moralità), mi preme contribuire alla salvaguardia di questo simbolo così storico, prestigioso e denso di profondi significati sacrali, che volutamente la cultura di regime ha demonizzato e spedito nel dimenticatoio, bollandolo di infamia; ho dunque proposto l’inserimento fisso, nella rubrica che curo, di questo svastika levogiro camuno che ho reso graficamente semplificato mantenendo anche le forme sferiche che, nel reale, dovrebbero essere delle coppelle, e nel simbolico invece rappresentano o guerrieri che danzano attorno alla ruota o simboli astrali, perché questa caratteristica versione della rosa camuna potrebbe avere anche significati astronomici e sicuramente solari.
Il mio ramo paterno è di origine scalvina e la Val di Scalve è una valle tributaria della Camunia, pur essendo in provincia di Bergamo e non di Brescia; quale miglior simbolo di questo per rappresentare il mio pensiero, profondamente intriso e rispettoso dell’indoeuropeismo, che non serve solo a tributare un omaggio alle mie ataviche radici paterne (quelle materne sono brembane), ma anche e soprattutto a legare indissolubilmente il mio territorio regionale, la Lombardia/Insubria, alle sue vere radici italiche.
Ci tengo a sottolineare che il termine “italico” designa, solitamente, le realtà etniche indoeuropee che a partire dall’Età del Bronzo raggiunsero la nostra Penisola e pertanto presero questo nome; di solito si intendono per Italici i popoli indoeuropei che si stanziarono nel Centro-Sud e nel Veneto ma ci dimentichiamo sempre che Italici e Venetici erano fratelli dei Celti, Celti che molto influirono culturalmente sul nord-ovest italiano ma non si sa quanto etnicamente: questo lo dico perché con tutta probabilità l’etnia indoeuropea precipua dell’Italia nord-occidentale fu quella ligure con qualche gruppo celtico, come Salassi e Leponzi, sulle Alpi.
I Camuni, che sono il popolo in questione riguardo lo svastika camuno, vengono dati per reto-liguri, ma siccome i Reti storici erano sostanzialmente Etruschi dispersi sulle Alpi dalle invasioni galliche storiche del IV secolo avanti era volgare, è più probabile che fossero dei Liguri come Triumplini ed Euganei, celtizzati culturalmente e poi etrurizzati. E non credo sia poi così blasfemo designare come gentes italiche anche i Liguri celtizzati dell’Italia nord-ovest: la comunanza italo-celtica non è solo linguistica e culturale, ma anche etnica, dato che la storicità di questa comunanza è conclamata anche per via della medesima provenienza danubiana. Inoltre la Cultura di Villanova fu un’importantissima stazione proto-italica attestata nell’area centro-settentrionale e che venne irradiata in Emilia, Romagna e Toscana, e poi Umbria con gli Umbri e così via.
Di svastikas ne sono stati comunque trovati in tutta Europa e non solo, come ben sappiamo, in Eurasia, Medioriente, in India soprattutto dove è tuttora un basilare simbolo religioso beneaugurale, e naturalmente nel mondo mediterraneo etrusco, perché gli Etruschi con ogni probabilità furono un popolo dalla triplice identità: mediterranea autoctona d’Italia, indoeuropea italica e anatolica, legata al Neolitico agricolo. Ma vi sono esemplari anche al Sud grazie al mondo ellenico e dunque ha contribuito ad unificare l’Italia nel nome della radiosa civiltà aria.
Si tratta di un nobile e millenario emblema che sigla la sacralità e la veridicità delle nostre più genuine radici, ed essendo legato al culto solare, all’augurio, alla salute, alla luce è giusto che venga recuperato e riabilitato, quantomeno culturalmente, anche in Europa per dissipare quelle assurde tenebre oscurantiste che gravano sul nostro Continente dal 1945, inducendo gli Europei al masochismo e all’auto-estinzione.
Ave Italia!
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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