Il Soledì – Presentazione

Eccoci, come preannunciato nell’intervista rilasciata agli ottimi contubernali di EreticaMente, da oggi e per ogni domenica, curerò questa piccola rubrica settimanale sperando di non tediarvi oltremodo e, anzi, di risultare interessante, coinvolgente e dai contenuti edificanti ed utili al fine di erigere una coscienza identitaria italianista in ogni persona che avrà modo di leggermi (erigere o fortificare, naturalmente).

Ringrazio innanzitutto chi ha voluto credere in me e darmi questa ghiotta occasione, di poter scrivere su di un sito che ogni identitario reputa, giustamente, prestigioso per via di chi ci scrive e delle tematiche di alto profilo trattate; spero di non sfigurare troppo ritagliandomi questo angolino di riflessioni personali e sin da ora vi chiedo venia qualora dovessi risultare “indegno” di questa testata. Ma mi impegnerò, ovviamente, per non esserlo.
Ho voluto chiamare questa rubrica settimanale “Il Soledì“, che è quasi una dichiarazione di intenti, perché sin dai tempi di purismo lombardista ho voluto battermi per la demolizione (culturale) graduale del cristianesimo, di questa eresia ebraica che ha per secoli attossicato, plagiato, pervertito, ed essa per prima demolito, l’Europa e noi Europei con la sua mentalità desertica, ancorché filtrata dal pensiero greco-romano, che a lungo andare ha ridotto la nostra atavica Civiltà di stampo indoeuropeo e pagano ad un refugium peccatorum di ogni sorta di degenerazione estranea all’Europa.
Il servilismo, il bigottismo, il relativismo etno-razziale, l’universalismo, l’umiliazione sistematica delle nostre carni e del nostro spirito, la demonizzazione dell’indole umana, il peccato, la fede riposta in patetiche rimasticature del mondo pagano autoctono e dello stesso, estraneo, ebraismo e monoteismo mediorientale, la distruzione della precedente cultura pagana in favore del semitismo assolutista, questo e molto altro la cristianizzazione dell’Europa ha arrecato e oggi, quasi per beffa, dopo secoli di sfruttamento becero dei nostri Padri spesso sfociato in violenza e morte anche fisiche, la Chiesa roncalliana ha aperto a quel modernismo postconciliare che, se da una parte ha edulcorato il fanatismo precedente, dall’altra ha abbracciato il progressismo e le sue sfaccettature buoniste e terzomondiste, finendo per confermarsi nemico d’Europa in una maniera proprio al passo coi tempi.
La crisi identitaria del nostro Continente trae origine e linfa vitale anche dai disvalori suddetti promossi dall’eresia ebraica di Roma, che seppur fiacca spiritualmente continua ad intrigare filosoficamente anche molti addetti ai lavori sinistroidi, liberali e pseudo-identitari, per sopravvivere (investire sull’anti-identitarismo è assai proficuo); sono incline a vedere la nostra rovina in tre tappe: sdoganamento del giudeo-cristianesimo, Illuminismo, mondialismo postbellico.
Quindi ecco l’idea di creare questa rubrica ed animarla la domenica, giorno del (loro) Signore, chiamandola “Il Soledì” ossia il paganissimo giorno del sole conservatosi nel mondo germanico, l’antico dies Solis romano dedicato al Sol Invictus, scrivendoci riflessioni che possano essere illuminanti non solo per rischiarare le tenebre cristiane e semitiche ma anche per corroborare il sentimento etno-nazionalista italiano ed europeo, che appare sempre più minato dai contemporanei veleni, dagli pseudo-patrioti, e da stati ed unioni artificiali e senza senso che risultano essere solo banalizzazioni della questione identitaria, o peggio, minacce per le stesse realtà etniche che dicono di rappresentare: è lo stato che ci fa odiare l’Italia, è la UE che ha pervertito il significato più profondo di Europa, e sono la Chiesa e il cristianesimo in genere che ci fanno odiare la religione e la spiritualità.
Dal 2006 persi gradualmente la fede cristiana, abbandonata del tutto nel 2008, per abbracciare quel coerente identitarismo etnico che ho sempre sentito dentro di me e che la fede in un dio estraneo, assoluto, e partorito dall’umiliazione pecoronica dell’uomo e della sua intelligenza ostacolava con patetici scrupoli di coscienza; oggi, 2014, ho deciso di contestualizzare il lombardismo che mi ha reso noto, senza rinnegarlo, per renderlo coeso con un italianismo etno-regionale che sia federalista a partire dalle identità locali, che solo esaltate in un disegno unitario possono essere valorizzate senza sgorgare in secessionismi da burletta e manie indipendentiste, peraltro tutte incentrate su egoismo, capitalismo e becerume esclusivamente giustificato dalle solite questioni economiche, ma anche senza più quell’odioso centralismo livellatore che tanto ci ha fatto e ci fa detestare la Repubblica Italiana (che, attenzione bene, non è la millenaria Italia nazionale).
Da queste mie due svolte fondamentali voglio rivolgermi, sfruttando questa rubrica, ad un pubblico cui tengo molto, quello giovanile e quello lombardo: al primo voglio dire di sbarazzarsi senza remore del cristianesimo e del monoteismo semitico perché è solo una zavorra creata ad arte per renderci agnelli sacrificali mansueti e pronti ad ingurgitare ogni boiata papalina per ingrassarci, anche a costo di farci rinnegare la nostra natura identitaria; al secondo voglio dire di smetterla di inseguire chimere indipendentiste o etno-nazionaliste fini a sé stesse, alla lombarda, perché entrambe votate al fallimento, alla ghettizzazione, alla ridicolizzazione di argomenti identitari che diventano molto più efficaci se applicati ad un panorama organico come quello italiano e naturalmente europeo.
Ricordatevi sempre cari giovani connazionali che solo riscoprendo le radici indoeuropee e pagane e solo unendo l’identitarismo “micro” a quello storico e nazionale “macro” si può seriamente lottare con probabilità di successo, anche politico, per quello che a tutti, e dico tutti, gli identitari seri sta a cuore: l’Europa delle Nazioni restituita alla grande famiglia pagana ario-europide, dunque genuinamente europea.
Ave Italia!
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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