Paolo Sizzi per EreticaMente

Svastika camuno con allineamento astrale

Svastika camuno con allineamento astrale

Lo scorso aprile, subito dopo la svolta italianista, mi fu chiesto di collaborare con il noto sito tradizionalista EreticaMente, punto di riferimento identitario per la galassia genuinamente tradizionale (dunque nulla a che vedere col cristianesimo) del panorama metapolitico italiano.

Dopo un’intervista di esordio, che qui riporto, ho deciso di curare una modesta rubrica settimanale denominata Il Soledì che, come si può intuire dal nome, consiste in un articolo domenicale.

Ne approfitto per ringraziare anche qui i responsabili di quella testata, che hanno voluto coinvolgermi dandomi la ghiotta occasione di poter dire la mia su di un sito importantissimo in campo identitario, tenendo peraltro conto del fatto che chi scrive abitualmente lì sopra pubblica interventi sempre di alto profilo, ed è dunque per me un grande onore.

Io, nel mio piccolo, pubblico un intervento la domenica dove espongo il mio credo etno-nazionalista ed etno-federalista, senza troppe pretese ma conscio del fatto che ogni testimonianza identitaria è importantissima, soprattutto pensando alle nuove generazioni che hanno bisogno di esempi positivi nell’orientamento ideologico quotidiano.  

In un’apposita categoria, pubblicherò anche sul mio blog gli interventi ospitati su EreticaMente. 

Ecco dunque l’intervista d’esordio rilasciata alla testata.

“Una sottile linea rossa fatta col Sangue dei nostri Padri collega l’Italia augustea a quella di Salò, passando per il Sacro Romano Impero e il Risorgimento. Lombardo, ricordati che sei anche tu un Italiano.” (Paolo Sizzi)

“Capisco che qualcuno sia cresciuto col mito di un Nord Italia celtico e germanico semplicemente perché ha la fissa di sentirsi sporco essendo italiano e mediterraneo ma ieri mi sono limitato ad affermare due banalità: primo scusarsi per questi anni di offese spesso gratuite alla civiltà romana e italica senza cui mezza Europa sarebbe ancora “sulle piante” come si suol dire (Roma e Italia sono di tradizione anche indoeuropea specifico, visto che la gente ama menarselo pensando a quanto è ariana), secondo ricordare che i cari Longobardi quando giunsero qui erano un’orda scomposta di barbari veri e propri che di civile non avevano un bel nulla e che SOLO assimilando gradualmente la romanità e la latinità hanno potuto rimettere in sesto l’Italia arrivando addirittura a bramarne l’unità (ma pensa te che folli!). Inutile ricordare che erano una minoranza fino a Liutprando chiusa, discriminatoria verso gli indigeni (leggi su endogamia), “razzista” e “suprematista” come diremmo oggi e che successivamente pian piano si fuse con la realtà autoctona. Avremo anche qualche influsso genetico e fisico germanico ma di qui a blaterare di una Germania meridionale ne passa. Sapete, quando si parla di Identità bisogna mettere in luce tutte le sue sfaccettature mica solo quelle che ci fanno comodo perché ci distanziano dagli odiati “terroni” visti come Saraceni e Turchi cristiani. Queste fisse sono state in parte anche mie ma i livelli patologici li raggiungono certi patetici individui che spesso più sono rimescolati e sradicati da casa propria più fanno i nordicisti per esorcizzare la propria infima condizione di casi umani. Crescere signori, crescere, e riscoprirsi piacevolmente Italiani così come lombardi, toscani, laziali, siciliani, sardi, e sopra ogni cosa Europei e Bianchi.” (Paolo Sizzi)

D. Caro Paolo, innanzitutto EreticaMente ti ringrazia per avere accettato la proposta di collaborazione al nostro progetto culturale. Ma prima di entrare nel merito degli argomenti a te e a noi più cari, vorremmo che tu ci parlassi delle tue origini familiari, territoriali ed etniche.

R. Io ringrazio voi per il gentile interessamento e per l’occasione che mi state offrendo. Io sono nativo e originario del Bergamasco, figlio di un impiegato dalle radici contadine e di una operaia tessile molto legati al territorio di Bergamo, tanto che anche in casa la lingua principale è sempre stata il bergamasco. Mi ritengo quindi bergamasco, lombardo, italiano, ed europeo dunque europide.

D. Sono ormai anni che studi e affronti pubblicamente i temi dell’identità etnica e culturale. Come ti sei avvicinato alla prospettiva identitaria e quali sono stati gli autori decisivi nella tua formazione culturale?

R. Mi sono avvicinato ad essa nella primavera del 2006, lo ricordo ancora. Scoprii un forum sull’etno-nazionalismo völkisch gestito da un importante autore come Federico Prati che assieme ad altri come Harm Wulf, Grisolia, Waldner-Lorenzoni costituisce la base etno-nazionalista italiana; inoltre grazie a quel forum sono giunto a conoscenza di importanti autori razziologici come Günther, Coon, Sergi, Biasutti, Livi, von Eickstedt, Lundman, Agrippa di The Apricity o localisti come Ciola ed Oneto, o politici e filosofici come Codreanu, Degrelle, Evola, Rosenberg, Chamberlain, Spengler e via dicendo. Prima ero un banale reazionario cattolico senza troppe pretese, da quel momento mi ritenni etno-nazionalista in chiave lombarda: Sangue, Suolo, Spirito come un altro importante autore come Darré suggeriva.

D. La tua precedente esperienza politica e culturale è segnata dal tuo ruolo di cofondatore e ideologo del “Movimento Nazionalista Lombardo”. Cosa ritieni ancora valido e cosa, invece, superato di questa tua importante esperienza?

R. Innanzitutto non rinnego affatto il prima perché ha rappresentato per me un periodo fondamentale di formazione identitaria e senza quello non sarei qui ora; la vita, anche culturalmente e ideologicamente, è un divenire continuo che serve per provare le proprie convinzioni e capire per cosa vale davvero la pena lottare e per cosa no. Del passato conservo il forte attaccamento alla terra bergamasca, insubrica e lombarda che non mi abbandonerà mai perché vengo da lì, mentre invece abbandono la visione politica estremista e quasi solipsistica dell’etno-nazionalismo radicale applicato alla sola Lombardia (sebbene intesa storicamente), e in senso indipendentista, perché alla luce della nostra Identità “macro” non possiamo non dirci italiani così come non possiamo non dirci europei.

D. Il tuo passaggio da “nazionalista grande-lombardo” a “nazionalista italico etno-federalista” ha stupito molti, ma gli osservatori più attenti lo hanno correttamente interpretato un’evoluzione coerente verso un identitarismo organico, che non nega il lombardismo ma lo esalta includendolo in un contesto più ampio. È così?

R. È esattamente così: non un taglio netto col passato ma una naturale evoluzione su cui meditavo da tempo. Una evoluzione che tenga realmente conto da dove veniamo senza più escludere quelle secolari realtà come Roma che a certi localisti del Nord piace sempre occultare per esagerare l’eredità celtica e germanica. La mia esperienza mi ha insegnato che l’etno-nazionalismo indipendentista non è solo radicale e poco investibile ma è anche privo di sbocchi concreti perché comporta inevitabilmente delle prese di posizione e delle rielaborazioni culturali che i più non accetterebbero perché divengono forzature che solo chi le idea può accettare e difendere. Inutile inventarsi identità alternative a quelle storiche e ben presenti nella mente del popolo e negare l’italianità di fondo che ci accomuna tutti e ci mette d’accordo tutti, senza più dover discutere su futilità come l’estensione della Lombardia (termine vago ed arbitrario), se Orobia ed Insubria possano andare d’accordo, se il Friuli sia considerabile come Lombardia e la Liguria come protettorato, e soprattutto proiettare casa mia in un mondo mittel transalpino che la riguarda solo marginalmente.

D. La tua recente rivalutazione di Roma e dell’Italia come idee-forza non solo per le popolazioni italiche, ma per tutto l’Occidente ario, ha carattere unicamente politico-culturale, ovvero risente anche di suggestioni legate alla dimensione spirituale e religiosa dei nostri antenati romano-italici? 

R. Non mi sono mai focalizzato sull’aspetto spirituale perché purtroppo il disgusto per la religione cattolica e il monoteismo semitico mi ha portato, erroneamente, a mettere in secondo piano l’ambito religioso ma spero ora di recuperare il tempo perduto: l’ambito spirituale è sempre un importante collante per popoli del medesimo retaggio, al pari della lingua, della cultura, del Sangue che è quello che più mi sta a cuore e rappresenta il legame più forte che c’è tra i popoli della Penisola in nome della eredità mediterranea, pre-indoeuropea, ariana, latina e anche germanica visto che Goti e Longobardi si diedero da fare sul serio per unificare il Paese, ostacolati però dall’eterno problema petrino.

D. Quale idea ti sei fatto della svolta storica rappresentata dal tramonto del paganesimo e dalla successiva affermazione del cristianesimo in Europa, e delle ripercussioni che ciò ha avuto sull’identità etnica e culturale dei popoli europei?

R. Col cristianesimo ho rotto ormai anni fa ed ho volutamente preso le distanze con sommo disprezzo dalle sue istanze semitiche: io penso che il tramonto dell’Europa segua tre tappe ossia la cristianizzazione, l’Illuminismo, e il 1945 che ha segnato la crisi completa dei valori identitari europei, però fortunatamente riaffioranti ancora grazie a Uomini di ferrea Volontà. Ritengo che il cristianesimo a lungo andare ci abbia rovinati perché da una parte ha cancellato e anzi parassitato la religiosità autoctona e dall’altra ha snaturato e pervertito lo Spirito europeo gettandolo in inutili e dannose avventure, che col passare dei secoli hanno fatto divenire l’Europa un refugium peccatorum di ogni disperato e di ogni veleno ideologico; l’Europa castrata dalla croce di Cristo ha perduto gli anticorpi per lottare contro la depravazione modernista e s’è sacrificata ad un culto desertico totalmente estraneo alle nostre radici, seppur filtrato e costruito dalla filosofia greco-romana e scolastica, europee.

D. Quali sono, a tuo parere, gli snodi fondamentali dell’etnogenesi della Nazione Italiana e in particolare dell’italianità settentrionale, scaturita dall’incontro dei coloni romani con il substrato ligure, celtico, reto-etrusco e proto-italico (veneto-camuno), fino all’arrivo di goti e longobardi e alla loro fusione con gli autoctoni?

R. Roma, latinitas, Italia augustea sono il nostro strato irrinunciabile e sarebbe da rinnegati dimenticarne il decisivo apporto nella formazione storica della nostra Identità anche e soprattutto in chiave secessionista: l’idea globale di Italia esiste almeno da 2000 e rotti anni; a livello di substrato invece, riguardo il Nord, da ricordare la cultura celto-ligure, lepontica, di Golasecca e Canegrate, nel nord-ovest, quella di Este e Polada nel nord-est legate a Liguri, Camuni, Venetici, il substrato etrusco nella Val Padana e quello retico sulle Alpi che ci legano al Centro-Sud assieme alla comunanza italo-celtica. Teniamo presente anche le Terramare e soprattutto lo strato mediterraneo che interessò tutta Italia, recato dalla cultura della ceramica cardiale, e neolitico recato dagli Etruschi. Sì, perché il Nord è anche mediterraneo e neolitico e troppo spesso ce ne dimentichiamo demonizzando tutto quello che non sa di celtico e germanico. Infine da notare la discreta germanizzazione della Val Padana, quel superstrato che ci ha lasciato il nome “Lombardia” e ci rende anche in virtù del passato celtico, e della geografia ovviamente, mediatori tra mondo mediterraneo e centro-europeo.

D. Oggi la globalizzazione euro-mondialista minaccia in tre modi principali le Nazioni europee. Da un lato le espropria della propria sovranità, in particolare monetaria. Dall’altro ne modifica permanentemente l’assetto demografico con l’afflusso, totalmente ingiustificato, di masse allogene. Infine promuove la distruzione della famiglia tradizionale e la denatalità. Quale futuro per la nostra gente?

R. Un tempo vi avrei risposto dicendo che la soluzione sarebbe stata l’etno-nazionalismo radicale e secessionista. Ora no: cogliendo la portata negativa del mondialismo e dell’europeismo finanziario e stritola-Europa (quella vera), e dando un occhio alla Realpolitik, vi rispondo dicendo che l’Europa andrebbe riorganizzata in macroregioni omogenee che prendano il nome dalla realtà precipua e annettano tutti quei territori che per svariati motivi gravitano attorno alla stessa: nel nostro caso si tratterebbe dell’Italia (anche se la vedo più come federazione) e assieme a quella ufficiale gradirei anche l’annessione di tutti quei territori irredenti che quantomeno si trovano nel nostro spazio geografico (Nizza, Corsica, Svizzera italiana, Istria, Quarnero, Pelagosa, Malta). Una cosa buffa è che mentre gli indipendentisti (solitamente animati da rancori economici e fiscali) sembrano ammirare Putin o persino Hitler bramano un’Italia ridotta a spezzatino, una cosa francamente ridicola.

D. Come giudichi l’attuale scena identitaria in Italia, a livello sia politico che culturale?

R. A livello culturale o metapolitico noto che ci sono molte persone che si associano e costituiscono entità interessanti che hanno a cuore l’aspetto sociale, piuttosto che culturale o religioso, di determinate zone o anche di tutta Italia. A livello politico è invece uno strazio perché manca del tutto un soggetto compatto, unito, solido e determinato che invece di perdersi per strada con le solite beghe tra primedonne o soggetti simili (o futilità varie di secondo piano) marci risoluto verso obiettivi seri che a mio avviso dovrebbero essere la questione etnica e migratoria, un federalismo serio contro il centralismo corrotto che ci fa odiare lo stato e dunque, purtroppo, l’Italia, una suddivisione etnica delle regioni, un europeismo Sangue e Suolo amico della Russia, e una lotta culturale non solo contro le solite ideologie dannose come capitalismo e anarco-individualismo “rosso” ma anche contro il monoteismo semitico e il terzomondismo di questa Chiesa, per la rivendicazione delle nostre vere radici indoeuropee e pagane. Naturalmente nel nome di quel genuino socialismo nazionale che dica sì alla lotta identitaria piuttosto che a quella di classe (spesso anche tra poveri) tra Italiani.

D. Qual è il messaggio fondamentale che intendi lanciare dalle pagine di EreticaMente per gli Italiani ancora memori del proprio Sangue, della propria Patria e della propria Cultura e in particolare per le giovani generazioni?  

R. Io ho particolarmente a cuore due cose oltre all’Italia: i giovani e il Nord, che è parte irrinunciabile della Nazione italica. Voglio impegnarmi non più per cianciare di utopici indipendentismi o intontire gli stessi giovani con estremismi controproducenti, inutili, reticenti, e poco obiettivi e incuranti della realtà delle cose, ma voglio darmi da fare conciliando il lombardismo precedente con l’italianismo di adesso affinché possa davvero essere utile a tutti i giovani italiani e tutti gli Italiani in genere. Io credo nel Sangue, nel Suolo, nello Spirito; volere una Lombardia italiana e non “a spasso” per il Centro Europa elemosinando attenzioni è un imperativo morale preciso perché l’Italia non può permettersi il lusso di perdere il Nord, e il Nord non può permettersi il lusso di fare a meno di quello che gli ha permesso di diventare grande e di battersi, nei secoli, per l’unificazione della Penisola (Goti, Longobardi, Risorgimento nella sua accezione positiva, e tutti coloro che hanno versato il proprio sangue sui campi di battaglia non per dividere ma per unire). L’italianismo non rinnega il prima, lo contestualizza; io non rinuncio all’etno-nazionalismo, affatto, perché un italianismo etno-federale rispettoso di ogni realtà locale, ma critico di ogni ammucchiata centralista selvaggia e corrotta, è un’esaltazione, razionale, degli eterni valori del vero nazionalismo völkisch, etnico. Sono sicuramente più utile come italianista etnico che come lombardista contro i mulini a vento, e quindi sono fiero di questa mia maturazione doverosa, all’alba dei 30 anni peraltro.

 D. Tu sei giovane e ti rivolgi ai giovani con quale messaggio pensi di penetrare nelle loro coscienze e innescare il seme della difesa culturale della propria identità culturale?

R. Cercherò di far capire loro che, come la Storia insegna, ogni società che sputa sui propri Avi e recide le proprie radici è destinata al fallimento totale; solo il marciume interno permette agli aggressori esterni di assalirci e di conquistarci, e questo paradossalmente ci fa capire che i nostri peggiori nemici siamo noi stessi. La chiave della vittoria, ma anche della sconfitta europee, sono in noi stessi: con le nostre scelte presenti condizioniamo il futuro ed è inutile demonizzare allogeni, Ebrei, ideologie negative, USA, sinistre e via dicendo se innanzitutto non liberiamo le nostre stesse coscienze e cambiamo sbarazzandoci di tutto quello che ci lascia fagocitare dal nemico: l’individualismo, il consumismo, il materialismo, il relativismo, e quell’edonismo fatto di bassi appetiti che alla lunga seppelliscono l’Europa nella fossa scavata da tempo dai suoi avversari. Giovani, non buttiamo le nostre vite in pasto alla superficialità del quieto vivere o alla follia della trasgressione: riscopriamo quel salutare equilibrio identitario che solo ci può permettere di conciliare lo sviluppo positivo che garantisce benessere con l’imprescindibile amor patrio che garantisce a quel benessere di essere finalizzato alla Comunità, e non a quei pochi cattivi maestri lobbisti che non vogliono giovani vitali ma larve in balia delle mode.

 D. Godendo appunto di un grande seguito giovanile e conoscendo i temi esistenziali che affrontano i tanti variegati gruppi da dx verso sx tu pensi che si possa abbattere questo muro reazionario per creare i presupposti di una grande rivoluzione culturale?

R. Destra-centro-sinistra sono una divisione sterile, inutile, superata e pacchiana, uno specchietto per le allodole utile per far litigare connazionali su questioni sì importanti ma anti-nazionali. C’è bisogno di unirsi in Sangue, Suolo, Spirito non di dividersi in dx-centro-sx: chi ha a cuore quella triade etnica e identitaria si dimostra Uomo, chi invece persiste con quelle trite e tristi etichette nate dal 1789 si dimostra burattino manovrato da chi se ne approfitta delle nostre liti sghignazzando, ossia il mondialismo universalista e livellatore.

 D. Si avvicinano sempre meno i giovani alla politica e quei pochi presentano nei propri curricula partecipazione a GF, XFactor, Talk Show edonisti etc etc. Ritieni che si possa vincere la battaglia contro l’evanescenza ed il materialismo  per far riemergere l’Amor patrio e la sacralità della nostra esistenza?

R. Per chi mette impegno, coraggio, Volontà e ovviamente buonsenso nulla, di razionale, è impossibile. Dobbiamo farla finita con la schiera di pervertitori della nostra gioventù che insegna ad essa solo a saziare gli appetiti più bassi e biechi come fosse carne da macello per rimpinzare il mercato e il suo turpe spregio dei valori e degli ideali eterni e sacrali: una gioventù senza radiosi esempi può solo sbandarsi con gli idoli. Altresì va cambiato lo stato, che è quello che ci fa odiare l’Italia e la sua politica, così come il cattolicesimo ci fa odiare la religione, perché, e parlo da Lombardo, con la sua corruzione, il suo malgoverno, il suo centralismo nichilista e anti-identitario e il suo italianismo di cartapesta basato su falsi valori giacobini non può che continuare ad alimentare e giustificare fenomeni come l’indipendentismo, che addirittura raggiunge l’assurdo di scomporre il Nord in mille pezzi più o meno coesi solo dalla questione fiscale e dalle recriminazioni capitalistiche. Con conseguenze devastanti come la vergogna di essere italiani, l’esterofilia, il servaggio pro Ue, la ricerca di stupidaggini anti-nazionali che sopperiscano l’orgoglio patrio. Ormai cos’è l’Italia per certuni? Una statale di calcio multirazziale. Dobbiamo ripartire dalla cultura e dall’educazione, affinché tutti gli Italiani non sentano più la necessita di odiare l’Italia, e dunque sé stessi, ma avvertano invece la necessità impellente di tutelare la propria unica, originale, immortale eredità ed identità che chiunque ci invidia ma che proprio noi non sappiamo investire e valorizzare, presi come siamo da egoismi, campanilismi, individualismi, disfattismi, relativismi acefali e catastrofici.

Dobbiamo batterci per un etno-federalismo italiano che invece di opprimere valorizzi ogni identità regionale e locale ma nel solco di quella unicità italo-romana che nessuno più si deve permettere di mettere in discussione e sputacchiare, e magari barattare con la cianfrusaglie che riempie di spazzatura il cervello dei giovani italiani plagiati dalle americanate televisive.

Ave Italia!

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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