La Catalogna è Spagna

Ci sono principi, ideali, valori che vanno al di là dei manganelli castigliani e delle parate catalaniste, e proprio per questo ridurre la Spagna al governo centrale di Madrid e la Catalogna al separatismo progressista è ingiusto e miope. Sicuramente se migliaia di persone scendono in piazza inneggiando all’identità catalana non possono essere ignorate o liquidate come un branco di perdigiorno ma, prima di questo, occorre comprendere che l’identità catalana è parte della più ampia identità spagnola/iberica che riguarda tutti i popoli della penisola iberica. Quando si parla di patriottismo, identità e tradizione non si può sorvolare sulla storia comune dei popoli, che nel caso di quelli iberici significa Iberi, Celtiberi, Hispania romana, Visigoti, Reconquista, monarchia spagnola, inquisizione (espressione del peculiare cattolicesimo spagnolo), cultura e letteratura di Spagna, franchismo e altro ancora. In questo senso anche il Portogallo è Spagna, terra ibero-romanza e parte della Galizia storica, così come il Rossiglione, oggi sotto la Francia.

L’Iberia/Hispania/Spagna esiste e, quanto l’Italia, è una realtà plurisecolare che riguarda ogni popolo storico della penisola. Castigliani, Catalani, Galiziani, Baschi, per quanto caratterizzati da forte identitarismo regionale, appartengono ad un comune destino che passa anche per una comune identità, pure biologica! I Baschi, ad esempio, sono sicuramente, quanto i Sardi, un fiero popolo isolato e geloso della propria anima e storia, ma la loro peculiare identità genetica è, in parte, condivisa anche dal resto della Spagna, tanto da conferire al genoma iberico un forte effetto mesolitico del fondatore. Io mi domando, perché buttare a mare l’identità nazionale in favore di uno spezzatino di popoli deboli, isolati, senza peso e autorevolezza quando ogni questione può essere appianata con un congruo federalismo anche etno-culturale? Perché gettare il bambino con l’acqua sporca per (dopotutto) faccende economiche? Un popolo sarà sempre più importante del proprio stato, ma qui non è in ballo lo stato spagnolo (per quanto mi riguarda la monarchia può anche essere abolita) bensì la coscienza spagnola che non esiste da ieri ma da millenni. Non vedo contraddizione nella coesione di ambito particolare con quello nazionale, soprattutto se si medita sui pericoli anti-europei di una deriva separatista per tutto il continente.

Annunci
Pubblicato in Sursum crania | Lascia un commento

50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte V

Eccoci all’ultimo appuntamento della rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la quarta parte.

41) Risorgimento. Anche se avvenuto tardivamente e non vissuto da tutte le regioni italiane allo stesso modo (molti fatti controversi sono ancor oggi dibattuti)  rimane una pietra miliare della storia italiana in quanto moderno processo di riunificazione politica dopo le esperienze remote di Romani, Goti e Longobardi. Sappiamo bene quante accuse vengano mosse a questo periodo storico ottocentesco (ma preconizzato dalla calata di Napoleone in Italia), ma i lati oscuri del Risorgimento vanno anche contestualizzati in un quadro politico in cui l’Italia doveva sbarazzarsi degli stranieri e dello strapotere papale, vera e propria piaga antinazionale da secoli.

42) Unità d’Italia. Come sappiamo il nazionalismo sorge con la Rivoluzione francese, sulle ali del giacobinismo antimonarchico e anticlericale, quando cioè nasce il moderno concetto di nazione e l’ancien régime comincia seriamente a scricchiolare. Un passo necessario per andare oltre le antiquate logiche di corone e tiare, e dare voce ai popoli europei da secoli schiacciati sotto il tallone parassitario dei potenti. Non è un caso se Fascismo e Nazionalsocialismo trassero linfa vitale dalla Rivoluzione francese, per quanto ovviamente, raddrizzandone il tiro cassando ogni pericolosa velleità ecumenista ed internazionalista del giacobinismo. L’unità d’Italia raggiunta nel 1861, ma proseguita negli anni seguenti, è stato un passo fatidico e doveroso da raggiungere, poiché l’Italia esiste da millenni, a prescindere dal proprio stato.

43) 150 anni. L’unità politica del Paese è stata raggiunta faticosamente e dura, tra alti e bassi, da 156 anni. Con tutto il sangue versato dai nostri antenati per tentare in ogni modo di raggiungere l’agognata unificazione e liberazione dallo straniero (e dai preti), e con ben due guerre mondiali combattute – al di là di tutto – con coraggio, onore e spirito di sacrificio, noi loro posteri abbiamo il dovere di difendere l’Italia, Roma, i confini del Paese e, anzi, lottare anche per la redenzione di terre rimaste sotto il giogo straniero. Perdersi in separatismi e derive anarcoidi sarebbe un insulto alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra nazione e, chiaramente, a chi in tutti i tempi ha combattuto fino alla morte per l’Italia. E ci ha garantito di essere qui, oggi.

44) Spazio storico. L’Italia s’è ritagliata, nei secoli e nei millenni, un peculiare spazio storico che va ad integrarsi – rafforzandone la bontà – con il quadro geografico, culturale, linguistico. Non si è cominciato a parlare di Italia in senso ampio e completo nell’Ottocento, bensì dall’epoca romana, quando i Romani raggiunsero l’unità politica della Penisola facendo dell’Italia il nerbo, il perno, del loro impero. Senza dimenticare la precedente opera dei popoli italici e degli Etruschi, e quella successiva dei potentati romano-barbarici, dei sovrani medievali, della coscienza nazionale di Umanesimo e Rinascimento giù giù sino al riscatto risorgimentale.

45) Italianità di Nord, Centro e Sud. Il teatrino dei secessionismi anti-italiani ci presenta un leghismo che nega l’italianità del Nord e un duosicilianismo che nega l’italianità del Sud, eppure la storia parla chiaro: pur con le peculiari differenze (anche interregionali) tra Nord, Centro, Sud e isole, l’italianità esiste, a suo modo, dalle Alpi alle isole maltesi, dalla Corsica a Zara, ed è interessante osservare come, in epoca preromana, l’Italia fosse fondamentalmente il Sud/Centro-Sud, mentre dal Medioevo il concetto di “Italia” designasse il Centro-Nord inserito nel quadro imperiale del SRI, da Roma insù. I micro-sciovinismi, nella loro assurdità, hanno il paradossale “pregio” di concordare nell’odio per la verità storica e culturale: per quanto eterogenea, l’italianità esiste, da millenni, al Nord come al Sud, integrando più visioni storiche che accomunano tutto il territorio nazionale caratterizzandolo come italiano.

46) Emigrazione. L’Italia ha una secolare storia di emigrazione che non riguarda solo il nostro Sud, anzi, i primi ad emigrare nell’epoca contemporanea furono gli Italiani nordorientali, seguiti poi da tutti gli altri che andavano a cercar fortuna all’estero. Anche per quanto riguarda l’immigrazione interna non furono i primi, i meridionali, a spostarsi in lungo e in largo per l’Italia, basti pensare ai coloni lombardi della Sicilia svevo-normanna, ai profughi settentrionali finiti a sud per sfuggire alle persecuzioni religiose, ai continui spostamenti di Toscani, Genovesi e Veneti per curare i propri traffici commerciali, oppure – per fare un esempio a me vicino – alla plurisecolare migrazione bergamasca in giro per l’Italia (sino a Napoli!), come manodopera qualificata ma per sfuggire alla sterilità dei monti. Tutti gli Italiani hanno alle spalle una storia di emigrazione e questo dovrebbe rinsaldare la solidarietà tra di essi, più che verso l’esterno…

47) Fascismo. Il nostro Paese è la patria del Fascismo, un movimento, alquanto complesso, che fu la degna prosecuzione dell’avventura risorgimentale. Una parte fondamentale della nostra storia recente, per quanto vilipesa, occultata, rinnegata e sputacchiata in tutti i modi dai filistei contemporanei. 25 anni non si possono cancellare con le ciarle dei tromboni antifascisti e non si può certo ridurre il Fascismo agli ultimi anni o agli aspetti più controversi. Che vi piaccia oppure no l’Italia è stata fascista, il che non deve essere una vergogna (come potrebbe esserlo? ancora una volta l’Italia ha insegnato qualcosa all’Europa), ma occasione di riflessione sull’intramontabile Idea di romanità coniugata alle politiche sociali e nazionali, oltre che a metafisica e cultura.

48) Immigrazione interna. Quando si viene a parlare di migrazioni interne all’Italia si viene principalmente a parlare del famoso esodo meridionale del dopoguerra, quando centinaia di migliaia di meridionali si sono spostati da sud verso centro e nord per motivi di lavoro e di finanze. Sicuramente questo spostamento di massa non è stato indolore, né per chi è migrato né per chi ha accolto (anche perché si trattava di fenomeno solleticato dai grandi industriali padani), bisogna però riconoscere che l’unità d’Italia ha paradossalmente penalizzato il Meridione, tagliandolo fuori dallo sviluppo industriale ed economico che si è concentrato nel Nord della Penisola, e abbandonandolo a sé stesso, tra mafie, degrado e disagio sociale. Altresì è ormai un dato di fatto che nel Centro-Nord vi sia un elevato numero di individui di origine meridionale, che fanno parte della società civile settentrionale. Ogni migrazione di massa è problematica e poteva essere gestita meglio; tuttavia è oggi utile concentrarsi sull’invasione allogena più che su questioni interne regolabili in un secondo momento.

49) Geopolitica. L’Italia deve conservare la propria unità politica (per quanto la struttura dello stato sia da cambiare radicalmente) anche per questioni geopolitiche, di politica internazionale e di strategie, onde evitare che una situazione analoga all’ambito preunitario porti allo stritolamento dei vari popoli d’Italia, a tutto vantaggio dei forestieri. Spiegatemi perché si esalta la grande Germania di Hitler, la grande Russia di Putin, realtà nazionali enormi come Iran, Cina, India, Giappone ecc. ma si dovrebbe volere un’Italia-spezzatino che torni al bailamme di stati esistenti prima dell’unificazione: perché in Italia è così, solleticare le spinte separatiste significa tornare ai liberi comuni, proprio perché nel Paese non esistono grandi identità collettive, condivise, alternative alla millenaria italianità. L’Italia può essere forte, ricca, autorevole, decisiva e sovrana solo con l’unità di intenti di tutti gli Italiani, che è anche l’unico mezzo possibile per farsi rispettare senza diventare gli zerbini di altri stati europei, e non.

50) Interesse comune. Ci sono tematiche che solo un organismo nazionale, e sovrano, italiano può avere a cuore, tematiche che sono nell’interesse di tutti gli Italiani, al Nord come al Sud, e che un’ottica presidenziale non perderebbe mai di vista; esercito, forze di polizia, sovranità (economica e non), dirigismo, politiche estere, alleanze, strategie, socialismo nazionale, religione civica, ambiente, sono alcuni degli aspetti di interesse comune che un sano patriottismo dovrebbe tutelare, mettendo in cima ad ogni cosa il benessere e la prosperità della nazione. Solo gli Italiani possono fare gli interessi dell’Italia: mettete da parte ogni particolarismo e, soprattutto, ogni esterofilia, poiché un’unità politica salutare e liberata da ogni stortura repubblicana è l’unica via da seguire per preservare al meglio l’Italia, l’italianità e il progresso e sviluppo delle nostre genti, naturalmente degnamente protette e rappresentate da uno stato davvero indipendente.

Mi auguro, grazie a queste cinque tappe percorse, di avervi fornito 50 spunti su cui poter riflettere e confrontarvi poiché l’identità nazionale non deve essere qualcosa di scontato, banale e meccanico, ma motivo di approfondimento per tutti noi al fine di maturare uno spirito patriottico adulto, in cui nulla sia lasciato il caso e in cui nulla sia convenzionale, abitudinario e automaticamente dato per certo, come fosse sterile pratica da bigotti ideologico-politici. E questo per arrivare ad integrare felicemente la propria coscienza identitaria locale nella sua naturale sede, che è il patriottismo italico etno-federale, prima ancora di un europeismo etno-culturale. Non riducete l’Italia alla Repubblica Italiana, sarebbe fare un grave torto nei confronti della nazione, e quindi verso noi stessi, che di questa nazione siamo le membra vive.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/09/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-v.html

Pubblicato in Il Soledì, Italia | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte IV

Continua la rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la terza parte.

31) Repubbliche marinare. Un’altra peculiarità medievale di tutta l’Italia consisteva nella presenza delle famose quattro repubbliche marinare di Genova, Venezia, Pisa e Amalfi, città portuali che grazie alle proprie attività marittime godettero di autonomia politica e prosperità economica. Degne di nota anche altre repubbliche “minori” e meno note quali Noli, Ancona, Gaeta e Ragusa (Dalmazia), anch’esse espressione della diuturna potenza marinara di un Paese circondato dai mari come il nostro. Ancor oggi nello stemma della Marina Militare italiana sono presenti i quattro simboli delle quattro repubbliche classiche.

32) Banche, fiere, mercatura. Nel Medioevo in Italia vi fu una grande fioritura, soprattutto nella sua metà centro-settentrionale, di banche, fiere, mercatura (assieme all’artigianato e ai ruoli “borghesi” favoriti nell’ascesa dalla civiltà comunale); la prima banca moderna sorse a Genova nel 1406 (e non dimentichiamo il famoso, o famigerato, Monte dei Paschi di Siena), le fiere lombarde erano tra le più note in Europa assieme a quelle fiamminghe, renane, francesi e i mercanti (ma anche i prestamonete) di Italia settentrionale e centrale erano probabilmente i più abili e famosi, principali frequentatori di fiere di tutta Europa, tanto che all’estero, in quell’epoca, gli Italiani venivano chiamati Lombardi, essendo per lo più originari del Nord e della Toscana, e cioè dell’antico Regno longobardo.

33) Lombardia siciliana. I primi a migrare, internamente, in Italia non furono meridionali, ma settentrionali, invitati da sovrani normanni e svevi a colonizzare la Sicilia per ri-latinizzarla dopo il dominio bizantino e arabo. Questi coloni dell’Alta Italia (chiamati Lombardi per lo stesso motivo esposto sopra e in altre occasioni; in buona sostanza, nel Medioevo, la Lombardia era l’intero Nord) si stabilirono soprattutto nella parte centro-orientale dell’isola di Trinacria, lasciando nei secoli tracce genetiche e pure linguistiche, relative al famoso gallo-italico di Sicilia. Non dimentichiamo, naturalmente, i mercanti e navigatori genovesi, toscani, veneziani che si stabilirono un po’ in tutta Italia e anche all’estero.

34) Umanesimo. Tra i tanti primati dell’Italia antica, medievale e moderna troviamo la fioritura dell’Umanesimo che altro non è che la riscoperta del proprio inestimabile passato classico greco-romano, ma soprattutto romano, e dunque latino, in contrapposizione all’erudizione scolastica e allo strapotere medievale della Chiesa, anche in campo culturale. Solo in Italia questo fenomeno culturale, letterario, filosofico, politico e sociale, a misura di uomo laico di eredità romana, poteva sorgere, essendo l’Italia la culla della romanità e della latinità, da cui fu poi irradiato al resto d’Europa influenzando il dibattito politico-culturale.

35) Rinascimento. Anche questo imponente e fondamentale movimento di rinnovamento, introdotto dall’Umanesimo, non poteva che nascere in Italia e segnare così, indelebilmente, la vita di tutta l’Europa. Pur non essendo unita, l’Italia di allora seppe dare prova di straordinario rigoglio culturale, artistico, politico e filosofico sulle ali del prestigio incarnato dalle signorie e dai potentati italiani: centri come Firenze (quello propulsore), Roma, Napoli, Venezia, Milano assursero a fari di rinnovata civilizzazione dell’Italia e dell’Europa, principiata con l’Umanesimo, rendendo onore alla riscoperta romanità dell’Italia e confermando quindi il nostro Paese come figlio prediletto della gloria di Roma.

36) Le arti. Non v’è bisogno di tirar fuori chissà quali statistiche per comprendere come l’Italia sia, a livello mondiale, una sorta di museo nazionale del patrimonio artistico grazie al proprio passato romano (ed etrusco o magnogreco), medievale, umanistico e rinascimentale, ma anche moderno; scultura, architettura, pittura, letteratura, teatro, lirica, non c’è campo artistico in cui l’Italia non abbia dato il meglio di sé diventandone spesso e volentieri assoluta protagonista. L’impagabile patrimonio artistico italiano va di pari passo con quello paesaggistico, storico, culturale (anche religioso, sotto certi aspetti), turistico, nonché con l’artigianato, l’agricoltura e l’enogastronomia (l’agroalimentare). Ma arte è anche l’eredità di Roma in campo linguistico, giuridico e urbano, tre aspetti che rispecchiano l’eterno mito della Capitale e la primogenitura d’Italia.

37) Spazio linguistico italiano. Come sappiamo, la lingua italiana è fondamentalmente la versione standardizzata del fiorentino letterario delle famose tre corone: Dante, Petrarca, Boccaccio. Eppure, proprio come l’Italia, anche la nostra lingua nazionale non è un blocco granitico sviluppatosi solo ed esclusivamente in Toscana, avendo ricevuto contributi da diverse aree geografiche e culturali del Paese; l’impulso iniziale nasce, si sa, con la scuola federiciana di Sicilia, dopodiché la palla passa ai copisti toscani del Due-Trecento che rielaborano la lingua volgare siciliana, aprendo le porte ai poeti toscani e soprattutto a colui che è considerato padre della nostra lingua, Dante. Dal Rinascimento al Risorgimento l’italiano risente della codificazione del veneziano Bembo, dei poeti emiliani, dei puristi veronesi e dell’opera del Manzoni, che conferiscono all’italiano una patina settentrionale. Per quanto, di base, sia toscano (emendato), l’italiano non è stato imposto a nessuno ma è andato affermandosi nei secoli in tutta Italia come principe dei volgari, venendo abbracciato dai letterati per via del suo prestigio e della nobiltà culturale dei modelli linguistici di riferimento. Ricordiamo che la lingua italiana si è diffusa in tutta Italia e dunque anche in Corsica, Nizzardo, Canton Ticino, Istria e Dalmazia, Malta.

38) Spazio culturale italiano. L’Italia è divenuta, nei millenni e nei secoli, uno spazio che, per quanto eterogeneo, è reso coeso dalla stabilizzazione della Penisola come peculiare, e condiviso, spazio geografico, storico, romanico, linguistico, e prima ancora che politico, culturale; il nostro grande perno nazionale, che è Roma, grazie alla sua imperitura opera di civilizzazione ha gettato le basi per plasmare l’Italia moderna e contemporanea, passando per quella medievale, che da Nord a Sud è caratterizzata da un continuum che indubbiamente la distingue dal resto delle realtà nazionali storiche d’Europa (Francia, Spagna, Germania, Mitteleuropa, Iugoslavia e mondo ellenico). La romanizzazione, il Medioevo “barbarico”, la natura imperiale, le arti e la lingua nazionale, il cattolicesimo e un certo aspetto mediterraneo (non caricaturale) centrale hanno nei secoli rinsaldato l’unità culturale di questo Paese, ancorché diviso politicamente, che ha saputo mantenere senza soluzione di continuità la propria identità e coscienza italiane parte di un medesimo organismo storico, nato con l’Italia romana.

39) Lega Italica. Fu questo un tentativo rinascimentale, politico, di stabilire pace e cooperazione tra i potentati dell’Italia centrale e settentrionale, al fine di evitare che lo strapotere straniero potesse abbattersi sull’Italia, cosa purtroppo accaduta dopo il 1500. Non fu un tentativo di unificazione nazionale, e infatti servì a poco, ma rifletteva comunque l’esistenza di una comune identità storica e culturale, italica, tra le contrade d’Italia, purtroppo afflitte da particolarismo, decadimento morale e civile, e soprattutto dalla secolare cancrena anti-nazionale cagionata dallo Stato della Chiesa: Francia, Spagna e Inghilterra non dovevano fare i conti con un simile ingombrante (per usare un eufemismo) ospite…

40) Francia e Spagna… Il famoso detto popolare recitava: “Franza o Spagna purché se magna”. E purtroppo questo fu l’andazzo dell’Italia dopo il 1500, con tutta una serie di guerre interne fratricide e il suicida invito ad intervenire contro l’opposta fazione rivolto agli stranieri, che comportò la secolare cattività italica sotto il tallone dello straniero. Francesi, Spagnuoli, Svizzeri e imperiali germanici si contesero per secoli il dominio della Penisola suddividendosela a loro piacimento, mentre il Paese naufragava per le guerre, le carestie, le pestilenze, l’eterno particolarismo/campanilismo autolesionistico e con una Roma quotidianamente umiliata dalle fastose e corrotte corti papali, responsabili prime della decadenza italiana durata sino all’unificazione ottocentesca. Il particolarismo e il settarismo comunale, tipici soprattutto del Centro e del Nord Italia (il Sud fu per secoli regno unitario), facilitarono il lunghissimo parassitismo pontificio, che poteva contare sugli stati nazionali cattolici pronti a salvargli il sedere ogni volta. Nonostante questo, comunque sia, con o senza unità politica l’Italia è esistita, esiste ed esisterà sempre in quanto al di là dei potentati una realtà etnica e nazionale (nonché spirituale e culturale) italiana è realtà da millenni ed è preciso compito di ogni identitario del Bel paese impegnarsi per salvaguardarne la peculiare fisionomia storica senza omogeneizzazioni pacchiane ma anche senza suicide pulsioni anti-italiane di redivivo particolarismo, che costituiscono ancor oggi un masochistico salto nelle fauci del nemico straniero.

Appuntamento a soledì prossimo per l’ultima parte.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/09/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-iv.html

Pubblicato in Etnonazionalismo, Il Soledì | Contrassegnato , , , , | 1 commento

50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte III

Continua la rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la seconda parte.

21) Pilastro imperiale romano. Nel primo periodo imperiale, soprattutto con Augusto e la dinastia giulio-claudia, l’Italia già unita politicamente fu il perno su cui ruotava l’Impero romano e che beneficiava di uno statuto privilegiato (ad esempio esentata dalla tassa diretta), essendo distinta dalle province e unificata sotto un unico regime giuridico; l’estensione dello ius latii, la deduzione di colonie romane, la latinizzazione, trattati e confische plasmarono una sorta di stato-nazione avanti lettera che anticipò il processo di unificazione risorgimentale di oltre 2.000 anni. I cambiamenti più rilevanti principiarono sotto Diocleziano e proseguirono con Costantino, e posero fine alla supremazia italica. Tuttavia, con Diocleziano, le isole di Corsica, Sardegna e Sicilia vennero annesse all’organismo politico “italiciano” (diocesi d’Italia).

22) Odoacre. La trasformazione (più che crollo) dell’Impero romano d’Occidente in una serie di entità romano-barbariche cominciò, convenzionalmente, con l’avvento al potere di Odoacre nel 476, che segnò la nascita del suo regno germanico in Italia. Per quanto, come tutti gli altri conquistatori germanici, egli sia stato demonizzato dalla propaganda della Chiesa cattolica, ripresa nell’800 dalla retorica manzoniana, riuscì a ristabilire un certo ordine e a dare stabilità all’Italia, in un contesto di anarchia, declino e miseria reso ancor più drammatico dall’erosione identitaria attuata dal cristianesimo e dalle invasioni barbariche.

23) Teodorico e i Goti. La calata degli Ostrogoti in Italia liquidò Odoacre e il suo regno ma mantenne un quadro unitario in tutta la Penisola, con il maggior addensamento della minoranza germanica nella sua parte centro-settentrionale. Teodorico il Grande fu un sovrano veramente illuminato per quel periodo, e seppe mirabilmente coniugare la forza militare germanica (i romanici avevano ormai smesso di combattere da un pezzo) con lo straordinario patrimonio culturale latino degli Italici, evitando ghettizzazioni dei nativi in favore dell’integrazione reciproca. Purtroppo, vuoi per i successori di Teodorico (con la luminosa eccezione del grande Totila) e vuoi, soprattutto, per i consueti intrighi preteschi supportati dalle armi bizantine di Giustiniano, il regno ostrogoto d’Italia durò poco e sprofondò nella sanguinosa guerra greco-gotica voluta da Costantinopoli.

24) Longobardi. L’infame propaganda di clericali antichi e moderni colpì soprattutto i Longobardi, la cui conquista dell’Italia fu una grande occasione per stabilire un’unità politica duratura in tutta la Penisola sgominando la cancrena pontificia che si era impossessata come un tumore di Roma; proprio per via della mancata impresa, fattasi assai concreta con gli ultimi sovrani da Liutprando in poi, e la quasi conquista di Roma ai danni dei papi, sin dai tempi di Gregorio Magno questi conquistatori germanici vennero liquidati dalla Chiesa cattolica come barbari, belve sanguinarie, individui ferocissimi e satanici, a tutto vantaggio dei Franchi che di fatti li sconfissero (chiamati proprio dal papa) inglobandone il regno. La presenza longobarda fu forte al Nord e in Toscana, ma notevole anche il loro dominio dell’area mediana (Spoleto) e meridionale (Benevento).

25) Cattolicesimo. Che ci piaccia oppure no, da Italiani, dobbiamo più di tutti in Europa fare i conti con la Chiesa cattolica e il cristianesimo cattolico romano, che da circa duemila anni caratterizza il nostro Paese. Lasciando perdere il periodo postconciliare della moderna Chiesa, l’identità italiana è effettivamente (non possiamo ignorarlo) intrisa di cattolicesimo segno non solo di fede cattolica ma anche, purtroppo, degli effetti del potere temporale papista esercitato in Italia, che è ciò che dopo Roma ha di fatto impedito per secoli e secoli l’unificazione naturale dell’Italia. Un potere temporale, oltretutto, giustificato per secoli da quella grandissima impostura che fu la fittizia donazione di Costantino. Del cattolicesimo possiamo giusto salvare l’arte, la letteratura, alcuni aspetti esteriori, di facciata, che mostrano (e grazie tante!) prossimità ai culti tradizionali italico-romani cioè gentili ma, per quanto sicuramente influenzati dalla morale cattolica (che spadroneggiava dalle Alpi alla Sicilia), da identitari coerenti possiamo solo che distanziarci dall’essenza cristiana e dalla dottrina della Chiesa in quanto corpi estranei anti-europei. La verità è che il cattolicesimo ha goffamente sostituito (e in parte assorbito) la pietas romana che prima di esso caratterizzava, grazie alla romanizzazione, tutte le lande italiche conquistate dall’Urbe.   

26) Regno d’Italia. Il Regno Longobardo, che fondamentalmente comprendeva Nord Italia e Toscana, evolvette nel Regno d’Italia parte del Sacro Romano Impero, che includeva tutta l’Italia centrale, e che durò dal 781 al 1014. Il più noto dei “reucci” italici dell’epoca è di certo Arduino, che durante il Risorgimento venne ritenuto – seppur troppo pomposamente – un precursore dei re d’Italia sabaudi. Ad ogni modo l’esperienza del Regnum Italiae, che includeva solo Nord e Centro, è una testimonianza anti-leghista sulla presunta inconsistenza del toponimo “Italia” relativamente alla “Padania”, e una fase storica che, in continuazione con il regno dei Longobardi, simboleggia la rinnovata natura di pilastro imperiale dell’Italia – cinta dalla Corona Ferrea – nel contesto del SRI.

27) Pilastro imperiale del Sacro Romano Impero. Come accennato sopra, anche nel Medioevo, l’Italia rappresentò una fondamentale colonna dell’ente imperiale occidentale che riviveva grazie al Sacro Romano Impero germanico e italico (sebbene, certo, l’Italia fosse in secondo piano, anche per cagione del papa). Chiaramente ci si riferisce sempre al Nord e al Centro con Roma, perché il Sud rimaneva sotto il dominio longobardo, bizantino, arabo e poi normanno, ed è certo per questo che il nome Italia, in epoca moderna, finì per designare più la metà peninsulare centro-settentrionale che quella meridionale (sebbene in origine fosse il contrario). Al di là comunque della politica degli imperatori teutonici, ciò che conta sottolineare, come già fece Dante, è l’ideale imperiale europeo, che non può in nessun modo prescindere da Roma e dall’Italia, nonostante il papa e i suoi tirapiedi guelfi.

28) Affinità tra Centro e Nord Italia. Come detto, dal Medioevo, si era soliti indicare come Italia il Settentrione e l’Italia centrale, spesso in alternanza con l’accezione primigenia di “Lombardia” (da Langobardia Maior) e, proprio in tempi medievali, l’affinità tra Nord e Centro andò rafforzandosi non solo grazie ai Longobardi e alla dominazione carolingia ed imperiale ma anche in virtù dell’esperienza di liberi comuni e signorie, di una comune visione politica ed economica che si contrapponeva al forsennato accentramento dei regni meridionali di Napoli e Sicilia, e naturalmente delle sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini, che imperversarono lungo tutta l’Italia centro-settentrionale durante tutto il Medioevo. D’altronde, anche biologicamente, il vero stacco presente in Italia non è tra Nord e Centro-Sud ma tra Centro-Nord e Sud, con la Toscana che fa da cerniera d’eccezione tra la Val Padana e l’area mediana.

29) Guelfi e ghibellini. Per l’appunto, in un’area divorata da sempre dai campanilismi (anche questo tratto identitario comune italiano, lo Strapaese) come la Toscana e la Lombardia storica, la secolare lotta tra i sostenitori del papa e quelli dell’imperatore accomuna gran parte d’Italia, in particolare il Nord e il Centro a partire dalla Toscana. Il guelfismo e la continua litigiosità delle città ritardarono per secoli l’unità d’Italia facendo il giuoco non solo del papa ma pure degli stranieri che egli puntualmente chiamava in Italia per dilaniarla e impedirle di riprendersi la Capitale. Da qui il diuturno disfattismo del “Francia o Spagna, basta che se magna”.

30) Civiltà comunale. L’elemento più originale introdotto dalla cultura sociale, economica e politica d’Italia, in epoca medievale, fu senza dubbio rappresentato dai liberi comuni, la cui culla si colloca tra Toscana e Italia settentrionale. Questa esperienza riflette il dinamismo e l’intraprendenza dell’allora ceto cittadino “borghese” e laico, che effettua la sua scalata sociale a partire non dal blasone ma dalle libere professioni, dalla mercatura, dall’artigianato, dalla partecipazione alla vita politica del comune. Anche le corporazioni medievali, a partire da quelle medievali, sono degne di menzione; non a caso lo stesso Fascismo prese ispirazione dal periodo storico comunale per plasmare la propria idea di corporativismo, e in molti altri aspetti si richiamò a quella civiltà comunale, cittadina, per esaltare il patrimonio storico e culturale italiano. Del resto l’identitarismo italiano più concreto, al di là della nazione, passa per l’orgoglio storico cittadino e territoriale più che regionale o macroregionale.

Appuntamento a soledì prossimo.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/09/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-iii.html

Pubblicato in Il Soledì, Italia | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte II

Continua la rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la prima parte.

11) Mediterranei, alpini, dinarici. Come l’antropologia fisica ci insegna, in Italia sono presenti, primariamente, tre fenotipi (un tempo chiamati “sottorazze”) della sub-subspecie europide (subspecie/razza caucasoide): il mediterraneo, caratterizzato da cranio e viso lunghi e stretti, statura medio-bassa, corporatura gracile/ectomorfa, pigmento scuro (ovviamente rispetto agli altri fenotipi europidi), diffuso per lo più nel settore sardo e centromeridionale – ancorché frequentemente alterato da elementi alpini e dinarici – mentre al Nord può sfociare nel tipo progressivo atlanto-mediterraneo; l’alpino, con cranio e viso corti e larghi, bassa statura, corporatura endomorfa (tozza e infantilizzata), pigmento intermedio, diffuso, allo stato puro, soprattutto a Nord ma grossomodo presente ovunque in Italia; il dinarico, con cranio alto ma corto, viso lungo, naso convesso/aquilino, statura elevata, corporatura ectomorfa, pigmento scuro, diffuso soprattutto nel settore adriatico d’Italia e che, solo nell’estremo Sud, di tanto in tanto mostra tendenze levantine. Sebbene spesso mescolati (o tra di loro o, molto meno, con altro) questi tre fenotipi sono alquanto diffusi in Italia, e la loro netta predominanza rende, anche fisicamente, il nostro Paese parte dell’Europa meridionale.

12) R1b-U152. Questa nomenclatura, tratta dal mondo della genetica delle popolazioni, indica il ramo paterno (Y-DNA), trasmesso di padre in figlio, tra i più comuni (se non il più comune in assoluto) in tutta Italia, in particolare nel Nord e nel Centro, un subclade della macrofamiglia R1b, che caratterizza i popoli derivati dagli invasori indoeuropei occidentali (Italici, Celti, Germani, Dori, popoli anatolici antichi come Ittiti e Armeni, ma anche Tocari), recato in Italia fondamentalmente da genti protoceltiche, celtiche e italiche.

13) Liguri antichi. Nella loro fase più antica (ce ne fu una protostorica in cui vennero arianizzate), le genti “ibero-liguri” legate al Neolitico e ai costruttori megalitici si trovavano a nordovest, a nordest (Euganei), lungo la costa tirrenica (vedi i Rutuli di Turno), in Corsica e persino in Sicilia, essendo Elimi, ma soprattutto Sicani, parte di questo continuum cosiddetto ligure (si confrontino i toponimi liguri EntellaSegesta e Lerici con i siciliani EntellaSegestaErice); successivamente, in epoca romana, è ben nota la presenza di Liguri arianizzati in tutto il Nord Italia occidentale, nell’alta Toscana e pure nel Sannio, per via di una deportazione romana di Apuani. Oggi i linguisti considerano il ligure antico lingua indoeuropea, una sorta di intermedio tra italico e celtico.

14) Italici. Per tradizione quando si parla di popoli (indoeuropei) italici si intendono la famiglia latino-falisca, prima ad entrare in Italia dall’Europa centro-orientale e artefice delle culture delle terramare e protovillanoviana, e soprattutto quella osco-umbra (secondo taluni studiosi entrata in Italia via Balcani e dunque di ceppo differente rispetto alla prima); ai Latino-Falisci vanno associati i Venetici, gli Opici, gli Ausoni, i Siculi, agli Osco-Umbri (che andrebbero comunque distinti in Umbri al Centro-Nord e Sabellici al Sud) altri popoli come Piceni, Sabini, Sanniti, Lucani, Bruzi, per citare i principali. Nonostante i cosiddetti Italici fossero addensati nel Centro-Sud del Paese non vanno scordati i loro limpidi legami col Settentrione tramite Veneti antichi (storici alleati di Roma, oltretutto), terramare e cultura protovillanoviana, nonché la commistione tra genti liguri e umbre nell’area emiliano-romagnola.

15) Protovillanoviani e “Grande Umbria”. Come detto sopra, gli artefici della cultura protovillanoviana erano di stirpe veneto-latino-falisca, protolatina potremmo dire, entrati in Italia da nordest e attestati, a livello di prima grande stazione protostorica, nell’odierna area centrale dell’Emilia. Costoro erano strettamente legati ai Celti, tanto che i linguisti sono soliti distinguere una fase comune italo-celtica prima della differenziazione delle due storiche lingue indoeuropee. Suggestivo pensare a come questo continuum italico andasse da Nord a Sud, e venisse successivamente rafforzato dall’ingresso di popoli umbro-sabellici, segnatamente dagli Umbri che, prima di essere scacciati da Etruschi e Galli a nord, riuscirono a creare una sorta di “Grande Umbria” che andava dalla Val Padana sino al territorio storico della Sabina incluso, conservando poi il suo cuore pulsante genuinamente umbro, nell’Italia centrale (la terra del ver sacrum).

16) Etruschi. La misteriosa civiltà etrusca (fondamentalmente autoctona ma con contributi italici e, molto meno, anatolici in senso indoeuropeo) ebbe il suo fulcro tra odierni Toscana meridionale e Lazio settentrionale ma si irradiò verso nord, giungendo sino al di qua del Po (Mantova, ad esempio), e verso sud, sino a Pontecagnano (Salerno). Nel settore nordorientale d’Italia si trovavano invece i Reti, una sorta di confederazione di genti alpine, primariamente anariane, che parlavano una lingua, quanto l’etrusco, tirsenica, e cioè il retico/nord-etrusco. L’egemonia culturale tirrenica accomunò vaste aree italiane, Corsica inclusa, e preparò il terreno all’avvento di Roma e dei Romani, che devono molto alla civilizzazione dei Rasna. Sembra inoltre che la lingua etrusca, non indoeuropea, avesse un collegamento con il sardiano (e anche con il basco e le lingue caucasiche, forse), andando a formare un ideale ponte tra l’area alpina retica, la Pianura Padana, la Tuscia e la Sardegna. Del resto il famoso uomo dei ghiacci, la mummia del Similaun (area tirolese), geneticamente era assai somigliante ai moderni Sardi.

17) Roma. Roma è quell’eterno ideale civilizzatore che ha investito proprio l’Italia della primogenitura, grazie a Cesare e Augusto, giungendo ad edificarla come nazione politicamente unita prima di 2.000 anni fa, dopo che i Romani della Repubblica ebbero gettato le basi della conquista romana del territorio che va dalle Alpi alla Sicilia. La culla della romanità è l’Italia, l’Italia è la romanità, e la terra di Saturno e Roma sono da sempre e per sempre inscindibili grazie all’imperituro legame tra Italici, Latini e Romani e Italiani, popolo che esiste da millenni, e non dal secolo XIX, come, dopotutto, gli stessi Greci.

18) Conquista romana. I Romani conquistarono in lungo e in largo la nostra Penisola a partire dall’epoca repubblicana, e la conquista venne poi consolidata dall’opera preconizzatrice di Giulio Cesare e successivamente dalla fase augustea dell’Impero, il cui perno fondamentale era proprio l’Italia. Il primo periodo imperiale era in tutto e per tutto italocentrico e mos maiorum con la pax deorum rappresentavano il sostrato italico-romano comune che dettava la linea politica di Roma, sino a quando, ovviamente, l’apparato imperiale non prese una piega cosmopolita, decentrata e sempre meno romana, lasciando spazio a invasioni e diffusione corruttrice del cristianesimo.

19) Romanizzazione e latinizzazione. Naturalmente, la conquista romana, ha comportato, tra le altre cose, la deduzione di colonie con la ricollocazione anche di nuclei consistenti di popoli (come i citati Liguri Apuani nel Sannio), oppure con l’acquisizione di patrizi, veterani di guerra e senatori di terreni lontano da Roma; al Nord fu davvero consistente la colonizzazione italico-romana dell’Emilia e della Romagna, mentre nella Transpadana la romanizzazione fu più che altro culturale, e ovviamente linguistica. Il latino venne esteso a una grande fetta dell’Europa ed è, ovviamente, nella sua versione volgare il padre delle loquele di tutta Italia.

20) Unità romana. È bene ribadire il concetto: i primi ad unificare politicamente l’Italia intera furono i Romani con Augusto, e non Savoia e Garibaldi nemmeno due secoli fa. Per quanto, dunque, l’Italia sia eterogenea e abbia vissuto 1.500 anni (circa 1100 se consideriamo la quasi unità longobarda) di separazione politica, rimane a tutti gli effetti la cornice nazionale storica, geografica, culturale, sotto certi aspetti anche etnica, che accomuna Nord, Centro, Sud e isole, e che ha radici antichissime (al di là della politica anche preromane), le quali traggono linfa vitale dal comune quadro sud-europeo, sub-continentale, mediterraneo, neolitico, tirrenico e adriatico, indoeuropeo.

Appuntamento a soledì prossimo.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/09/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-ii.html

Pubblicato in Il Soledì, Italia | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte I

Ho pensato di enumerare una cinquantina di buone e valide ragioni (a tappe, dieci per cinque soledì) per difendere l’esistenza e l’unità (non solo politica) della nazione italiana, che per quanto – come ormai risaputo – variegata e caratterizzata da una grande ricchezza identitaria, mantiene a tutt’oggi un aspetto patrio che è segno di secoli e millenni, sebbene non vadano certo dimenticati 1500 anni di frammentazione post-romana, così come i peculiari sostrati preromani che permettono di delineare dei precisi confini etno-culturali interni al Paese. Ne approfitto per ricordare brevemente che le macro-aree etno-culturali italiane, a mio avviso, sono sei: Lombardia (nordovest gallo-italico), Venezie (nordest venetico e retico), Etruria (Italia centrale tirrenica e italica), Ausonia (meridione italico-greco), Enotria (estremo meridione greco-italico) e Sardegna (isola anche genetica, contraddistinta da una netta identità propria).

Questo articolo vuole essere una risposta al “nazionalismo” civico ed inclusivo alla catalana, un separatismo progressista e dunque idiota che, come abbiamo potuto tragicamente notare nei giorni scorsi, si fa cavallo di Troia dell’immigrazione, della società multirazziale e di tutte le conseguenze del degrado che esse generano, dal terrorismo islamico alla criminalità allogena. Preferisco di gran lunga un’Italia unita ma etno-federale, rispettosa dell’identità nazionale come di quelle sub-nazionali, piuttosto che un indipendentismo suicida che, con pretesti pseudo-culturali usati per celare le vere ragioni di fondo (economiche), finisce per collimare con le derive attuali fomentate dal mondialismo per dividere e distruggere dunque i popoli europei indigeni, dilaniati da folli pulsioni auto-genocide. Veniamo ora a noi.

1) Europa meridionale. Tutta l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia (o meglio alle isole maltesi, per questioni di spazio geografico), è parte integrante del sud europeo, del bacino mediterraneo, per essere più precisi si trova in una posizione centrale in tale contesto, mentre ad ovest troviamo gli Iberici e ad est Balcani pre-slavi (l’Illiria), Romeni ed Ellenici; naturalmente non si tratta di uno spazio omogeneo, come la stessa Italia dimostra, perché troviamo influssi atlantici ad ovest, centro-europei in Italia, slavi nei Balcani, tuttavia – anche da un punto di vista genetico – i popoli che rientrano in questo areale sono meridionali, grazie soprattutto all’isolamento geografico.

2) Mediterraneo. Europa meridionale significa bacino mediterraneo, fondamentalmente, per quanto, anche qui, vi sia della variazione nella geografia, nel clima, nei biomi; tuttavia quello mediterraneo è l’aspetto principale del sud europeo, anche dell’Italia, e nelle aree periferiche di questo scenario (ad esempio nel nostro Nord) la presenza di influenze esterne non ha certo una consistenza tale da negarne la precipua filiazione. È un discorso che vale, davvero, per svariati campi. Va da sé che, ancor oggi, il Mediterraneo dovrebbe essere mare nostrum.

3) Spazio geografico. L’Italia geografica comprende il sunnominato territorio dallo spartiacque alpino alle isole di Malta, che include anche, ad ovest, Nizzardo, alcuni scampoli di territorio cisalpino ceduti alla Francia, Corsica; a nord la Svizzera italiana, ovvero Sempione, Ticino, Mesolcina, Grigioni lombardofono, Val Monastero; ad est gli storici territori della Venezia Giulia ceduti alla ex Iugoslavia tra cui il bacino isontino, l’Istria, Fiume, il Carnaro, mettiamoci pure la Dalmazia (sebbene fuori dall’Italia geografica), le isole di Pelagosa; a sud le isole maltesi (qualcuno si addentra più a sud ancora includendo l’Isola della Caletta e, a sudest, le Ionie).

4) Mare e montagna. Oltre ad avere un ben definito territorio geografico, plasmatosi nei millenni a braccetto con la storia, l’Italia tutta è caratterizzata da questo suo peculiare aspetto marittimo da una parte e montuoso dall’altra, con quattro grandi mari (mediterranei) che la circondano, le Alpi a coronarla smarcandola nettamente dal mondo mitteleuropeo germanico e slavo e una dorsale appenninica, a mo’ di colonna vertebrale, che dai territori gallo-italici di Liguria ed Emilia, passando per l’Italia centrale, culmina nell’Aspromonte calabrese, continuando idealmente nelle catene montuose della Sicilia tirrenica. E non dimentichiamoci del cuore montagnoso di una terra aspra e fiera come la Sardegna.

5) Paesaggio. Il nostro ambiente naturale è qualcosa di semplicemente straordinario, e non è certo casuale se la nostra terra viene chiamata “giardino d’Europa”, e da sempre è mirabile soggetto e fonte di ispirazione per poeti, pittori, letterati, artisti in genere. E non ne siamo nemmeno consapevoli sovente, visto come finiamo per trattare il territorio circostante; analogo discorso si può fare con un altro inestimabile patrimonio italiano, quello artistico. Mari, montagne, foreste, laghi, isole, le campagne e la pianura… L’Italia è un capolavoro della natura.

6) Terremoti. Questo è un dato tragico e doloroso, eppure, paradossalmente, la frattura unisce l’Italia da Nord a Sud escludendo solo la Sardegna, e la unisce soprattutto nella solidarietà tra connazionali, che non manca mai. Terremoti, ormai da tempi immemori, ci sono in Friuli e nel Nord-Est come in Sicilia, in Emilia come nel Sannio, in Toscana come negli Abruzzi, ma più che una maledizione della natura il vero problema sta, come quasi sempre accade, nell’incuria e nella barbarie dell’uomo, nella sua rapacità, nell’abusivismo, nell’affarismo che distrugge l’ambiente, al che la natura si ribella con esiti spesso catastrofici. Quello sismico è, oltretutto, un aspetto del più vasto problema del dissesto idrogeologico che caratterizza tutto il Paese.

7) Agricoltura. Che dire dell’innato aspetto rustico e “pagano” (anche etimologicamente, un termine esaltante) della Penisola, dato comune nell’ambito padano, in quello toscano, nell’agro romano come sugli Appennini, in Puglia, Sicilia e Sardegna, dappertutto, tanto che fino all’unità moderna d’Italia la nazione era considerata un’appendice agricola dell’Europa? Per qualcuno segno di ritardo e sottosviluppo, ma prima di tutto di genuinità, semplicità, virtù, tenace attaccamento alle proprie origini e radici. L’agricoltura è da sempre una nobile arte, basti solo pensare a quanto, il mondo latino arcaico (e la lingua latina stessa), ne sia debitore.

8) Vino, ulivi, stagionatura. Sono alcune caratteristiche che uniscono l’Italia differenziandola dall’ambito centro-europeo, dove si trovano, oltre al vino, la birra (spesso preponderante), una cucina decisamente meno mediterranea, e l’affumicatura. In questo senso l’Alto Adige fa da cerniera tra territorio transalpino e cisalpino, dove questi elementi si mescolano. Giustamente, bisogna sottolineare come, probabilmente, nei tempi antichi si consumasse a Nord qualcosa di analogo alla birra (ricordo che l’attestazione più antica di consumo di birra proviene da Pombia, ambito golasecchiano celtico), e come l’ulivo sia stato introdotto sulle pendici dei laghi prealpini lombardi dai Romani. Ovviamente ulivi autoctoni nel Settentrione possono essere trovati nella fascia ligure mediterranea.

9) Dieta mediterranea. Risaputo quanto la Penisola sia una (se non la precipua) terra della cosiddetta dieta mediterranea, basata su frutta, verdura, cereali, legumi, semi, olio d’oliva, con un moderato consumo di carni e latticini (sovente non freschi), di pesce, uova e dolci, nonché di vino (che in Italia, complessivamente, è secondo – ma dipende – solo a quello francese). Naturalmente, ribadisco, che nell’Italia settentrionale, soprattutto transpadana, vi sono chiari influssi continentali, anche germanici, con una dieta che varia nella qualità di pasta consumata (all’uovo, non di grano duro, spesso ripiena), nella quantità e qualità di carni (rosse, suine e bovine) e in alcuni piatti tradizionali, come i lombardi, che mostrano un’impronta “celtica” o longobarda, o germanica più recente, e un’ampia gamma di latticini freschi. Del resto, la Pianura Padana è una gigantesca industria del latte, sebbene gli Italiani (tutti, soprattutto scendendo a sud) non brillino per particolare tolleranza al lattosio da adulti, segno di precipua identità alimentare mediterranea.

10) Neolitico. Da un punto di vista biologico tutti gli Italiani sono sud-europei o mediterranei per la loro precipua componente genetica che è quella neolitica, recata in Europa dalle migrazioni di migliaia e migliaia di anni fa effettuate da agricoltori del Levante. Per intenderci è quella dei primi agricoltori anatolici (parliamo di circa 10.000 anni fa) e dell’uomo dei ghiacci Ötzi, la famosa mummia del Similaun, il cui genoma è assai simile a quello degli odierni Sardi. La genetica italiana segue, tuttavia, un cline genetico da Nord a Sud perché variano le percentuali delle varie componenti genetiche antiche – così come variano i fenotipi – sicché il Nord risulterà più continentale ed indoeuropeo e il Sud più mediterraneo e levantino arcaico, con il Centro intermedio (sebbene i Toscani siano più centro-settentrionali che centrali/mediani), con la Sardegna isolata. La Corsica, invece, pare essere un 80% di geni tosco-liguri e un restante 20% di geni simili a quelli sardi. Il grande ammontare di quota neolitica rispecchia anche alcuni elementi elencati sopra, corroborati dal naturale isolamento geografico italiano e dalla diffusione preistorica di culture unificatrici come quella della ceramica cardiale impressa, così come gli analoghi aspetti di culture del Calcolitico quali quella di Remedello al Nord e del Rinaldone al Centro.

Appuntamento a soledì prossimo.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/08/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-i.html

Pubblicato in Il Soledì, Italia | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Separatismi? L’Europa ha bisogno di Reconquista!

In questi giorni abbiamo assistito, per l’ennesima volta, ad una serie di attacchi islamisti all’Europa e al mondo europeo: Germania, Finlandia, Siberia e Catalogna. L’attentato più sanguinoso, anche per la dinamica e gli intenti dei terroristi (ovviamente, come sempre, di estrazione afroasiatica), è stato senza dubbio quello che ha colpito la capitale catalana, Barcellona, in cui sono morte 14 persone, tra cui due Italiani. Il terrorismo islamico, in Europa, colpisce dove la degenerazione morale e materiale è ai massimi livelli: in Inghilterra, in Germania, in Francia ovviamente, in Iscandinavia, nel Benelux e ora nel cuore della Catalogna, una regione iberica dalla radicata storia indipendentista, e dal disgustoso orientamento politico progressista.

Barcellona è una delle capitali europee del degrado, dell’”apertura mentale”, dello sballo, della generazione Erasmus, degli eccessi e dunque, immancabilmente, della società cosmopolita, iper-tollerante, auto-genocida. Catalani etnici ne esistono sempre meno, soprattutto a Barcellona, una metropoli farcita di immigrati e di iberici meridionali come gli Andalusi e per di più, come se non bastasse, flagellata da questo vomitevole separatismo per nulla etnicista basato sull’egoismo economico e l’odio per gli altri Spagnoli. Badate bene: odio per gli altri Spagnoli ma xenofilia a mille. A Barcellona non vogliono Castigliani e turisti, ma i “rifugiati” sono sempre i benvenuti. Chi semina vento, raccoglie tempesta.

Il catalanismo, d’altronde, non ha mai avuto nulla a che fare con l’etnonazionalismo, poiché l’unico accenno molto vagamente etnico riguarda la questione linguistica. Un fenomeno inquadrabile, del resto, nell’ampia galassia del classico indipendentismo antifascista (dunque antirazzista, anti-identitario, anti-comunitarista), quello progressista (ma legatissimo al vil danaro, come tutta la galassia della sinistra europea), dove si sputa addosso ai propri vicini simpatizzando per gli immigrati più esotici possibile. Fenomeno tipico di tutta l’Europa atlantica od occidentale in genere: Catalani, Baschi, Galiziani, Sardi, Còrsi (popolo però dotato di attributi), Occitani, Gallesi, Irlandesi, Scozzesi ecc. Si tirano un po’ fuori dal novero Bretoni e Fiamminghi o anche (in parte) i Tirolesi meridionali, che si discostano dal separatismo di sinistra (di chiara ispirazione terzomondista antifascista) avvicinandosi a qualcosa di più “bianco” o identitario. Non meriterebbero alcuna menzione, ma ci sono pure alcuni separatisti siciliani che vorrebbero re-islamizzare la Sicilia per staccarla dal continente; in casi simili qualche maledizione il Basaglia se la meriterebbe…

In questi movimenti secessionisti rimane, comunque, la follia di voler rendere indipendenti popoli sì storici ma rappresentati da pochi milioni di anime, le cui istanze (ragionevoli) verrebbero tranquillamente soddisfatte con un congruo etno-federalismo. Come vedete, anche e soprattutto a Barcellona, questi secessionismi rossi divengono altrettanti cavalli di Troia dentro cui si nascondono i feroci nemici d’Europa pronti ad irrompervi  e farne scempio dopo essersi furbescamente presentati come “poveri fratelli migranti che fuggono da guerre, fame, miseria e bla bla bla”; ma in realtà i terroristi dell’Isis sono l’ultima ruota del carro, perché i nemici principali dell’Europa sono i traditori, i collaborazionisti, i gregari dei mondialisti e cioè di quelli che vorrebbero popoli e nazioni annientati dalla società cosmopolita, quindi apolide, priva di identità e spina dorsale, traboccante cemento e smog.

Fenomeni come il catalanismo alimentano il mondialismo perché si basano su mere questioni pecuniarie mascherate da rivendicazioni etno-culturali, bramosie egoistiche che se ne fregano dei vicini di casa (pensate che Castiglia e Catalogna hanno perfino il medesimo etimo…) per abbracciare il mondo, la massa allogena, ossia quelle pedine che loro credono di sfruttare per le secessioni suicide ma che in realtà hanno il coltello dalla parte del manico. Non serve comunque andare sino in Catalogna, basta analizzare il primo leghismo e i cialtroneschi movimenti attuali, soprattutto venetisti, che ne ripropongono le confusionarie istanze: antifascismo, anti-romanismo, italofobia, anti-meridionalismo ma grande inclusivismo nei confronti degli immigrati, purché ovviamente votino per le loro fantascientifiche indipendenze, e soprattutto grande attaccamento ai denari.

Stiamo parlando di quella tendenza vetero-leghista di opporsi al nazionalismo, anche etnico, per sposare l’indipendentismo europeo classico, oggi riproposta dai replicanti delle prime leghe per sorpassare la Lega Nord a sinistra, in un momento in cui Salvini sta decisamente virando verso una sorta di lega nazionale italiana. Paradossalmente, per quanto il separatismo dei Catalani sia storico, posizioni come le loro sarebbero più sensate (ma egualmente perniciose) in Italia, poiché decisamente più eterogenea dell’Iberia. Non corre un abisso tra Castigliani e Catalani, due realtà oltretutto confinanti, mentre in Italia c’è un netto stacco tra Centro-Nord e Sud, più Sardegna. Ma ribadisco: rendere indipendenti (ma da cosa?) regioni abitate da pochi milioni di persone rimane una follia poiché ci penserebbe un razionale federalismo a sistemare sia le questioni economiche (che alla fine sono quelle che interessano alla gente comune e ai politicanti) sia quelle identitarie, che stanno più a cuore ai sinceri etnonazionalisti.

L’Italia non è l’India, signori: in India vi sono ben 4 gruppi razziali distinti, mentre in Italia ne esiste solo uno, del medesimo sotto-gruppo (europide) per quanto variegato, epperò vorreste tenere unita l’India ma non l’Italia, una realtà che al di là delle contraddizioni esiste geograficamente-storicamente-culturalmente da millenni? E allo stesso modo vorreste vedere una penisola iberica a pezzi quando, anch’essa, ha una storia comune millenaria che passa per la Hispania romana, i Visigoti e culmina nella Reconquista?

Già, la Reconquista, eccola qui la parola d’ordine oggi più che mai attuale. Riconquistare, con l’unità d’intenti delle nazioni europee e dei loro popoli storici, le proprie terre cacciandone gli invasori e prima ancora i loro mallevadori politici, sociali e religiosi che sono il cancro interno che permette agli allogeni di invaderci e di dedicarsi, per giunta, a criminalità e terrorismo. Se l’Europa intera recuperasse anche solo un briciolo della sua gloria passata non si farebbe mai e poi mai mettere sotto scacco da un branco di beduini assassini, il cui miglior alleato è il nostro becero conformismo ai canoni postmoderni del relativismo e della liquidità anti-identitaria, secondo cui non esistono più razze, etnie, generi sessuali, orientamenti sessuali, credi religiosi, condizioni psicofisiche ma solo un devastante marasma nichilista dove a contare sono esclusivamente gli appetiti più bassi e biechi che foraggiano la scandalosa epa del dispotismo mondialista. Il trionfo del dio danaro, lo stesso che dà linfa vitale ai separatismi dei più ricchi.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/08/separatismi-leuropa-ha-bisogno-di-reconquista.html

Pubblicato in Europa, Il Soledì | Contrassegnato , , , , | 8 commenti