Le nuove priorità dell’Occidente globalizzato

Sfottò ad un omosessuale: lutto nazionale; morte di un operaio sul posto di lavoro: indifferenza totale

I cosiddetti “diritti civili” di pochissimi hanno sostituito i diritti sociali di moltissimi, oscurando le vere emergenze sociali del Paese. Se un omosessuale subisce la più piccola delle angherie (fatto riprovevole, per carità) apriti cielo! la notizia ha un’eco spropositata e viene appositamente gonfiata per suscitare indignazione in un popolo ormai drogato dall’omofilia (come da antirazzismo ed antifascismo). Per converso, nessuno si indigna più per le morti bianche, che rimangono un’emergenza sociale importante, e la tragica sorte di sfortunati lavoratori passa sotto silenzio. Che importa dei diritti sociali? Ormai vanno di moda quelli “civili”, quelli variopinti dei capricci lobbistici, che sostituiscono le istanze sociali di tutti in nome del progressismo, del liberalismo e del relativismo arcobalenato. L’invenzione di nuovi bisogni è funzionale alle logiche del capitalismo che non di uomini ma di consumatori va alla ricerca, individui senza identità da buttare nel tritacarne del mondialismo per arricchire i soliti noti impoverendo tutti gli altri. Non è un caso che le multinazionali si schierino dalla parte degli arcobaleni, visto che questi sono puro consumismo mascherato da buoni sentimenti. Arido materialismo che suona come una beffa pensando a quei poveri disgraziati che perdono la vita lavorando.

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Li vedremo mai in tribunale?

Non so perché ma qualcosa mi dice che non vi sarà mai una Norimberga per Americani e Israeliani…

Non vi sarà mai una Norimberga per giudicare i crimini degli Americani, della Nato e di Israele, ma con tutta probabilità non li vedremo mai nemmeno all’Aia. Costoro si permettono di giudicare gli altri ma non vogliono essere giudicati a loro volta, nonostante le loro mani grondino di sangue. I crimini degli Usa, della Nato e dell’entità sionista sono sotto gli occhi di tutti, anzi, la loro storia è profondamente intrecciata con massacri, guerre, abusi e violazioni, solamente che nessuno si sognerebbe di istituire tribunali internazionali per giudicarli. Questo anche per via dell’unipolarismo americano, che guida l’Occidente e lo appiattisce sulla linea della volontà statunitense, dell’imperialismo a stelle e strisce che anima anche la Nato e Israele. Con la scusa della Seconda Guerra Mondiale, gli Usa si ergono a giudici e gendarmi del globo e tutto ciò che fanno, atrocità incluse, viene giustificato come “missione di civiltà e di pace”. Dietro Usa, Nato e Israele si cela un torvo imperialismo guerrafondaio, che resta impunito, e l’Europa trasformata in Unione Europea regge la coda, rivelandosi complice delle guerre e dei crimini dell’Occidente unipolare all’americana.

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Dalla craniometria alla fallometria, come per magia!

Con i segnalatori da tastiera dalla craniometria si scolora facilmente nella fallometria

Vita grama per la libertà d’espressione, sui cosiddetti social; siamo arrivati al livello di dover pesare persino le virgole poiché basta un nulla per essere sospesi o bloccati. E ci sono stuoli di personaggi ipocriti ormai specializzati nelle segnalazioni di massa, personaggi che mentre si ergono a paladini della libertà si battono per cacciare dalle reti sociali tutti coloro che la pensano diversamente, spesso esponendo verità scomode. Capiamoci: non sto parlando di chi usa la rete per diffondere messaggi di odio, istigare alla violenza, propalare idee fondate sulla (concreta) discriminazione, ma di chi la utilizza per esporre le proprie idee e opinioni, il proprio punto di vista, che esula dalla vulgata dominante del pensiero unico antifascista. Cranio e membro coincidono nel caso di quei soggetti che si improvvisano garanti della democrazia, ma sono poi i primi a diventare squadristi, violenti, discriminatori verso chi non la pensa come loro. E i social li assecondano cacciando i “reprobi” che osano esprimere dissenso contro un sistema di cose malato, che si regge sulle menzogne del mondialismo.

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Il sangue senza spirito rimane lettera morta

Il sangue senza spirito rimane lettera morta

Senza lo spirito che lo anima il sangue rimane un mero fluido biologico, ed essere europei perde di significato perché si ridurrebbe quasi a materialismo zoologico. Fondamentale che vi sia uno spirito che animi un popolo, una nazione, un’etnia, perché altrimenti sarebbe impossibile combattere contro il mondialismo e i suoi tentacoli: lo spirito è carattere, mentalità, cultura, grande anima che guida e permette di seguire la via del bene, contro quella che conduce alla degenerazione anti-identitaria. Non può esserci, infatti, un serio identitarismo senza spirito, poiché questo dà vigore al dato materiale del sangue rendendolo bene inestimabile, baluardo contro il relativismo, il progressismo, l’antifascismo e la grande minaccia meticciatrice, che tutto distrugge in nome di un barbaro cosmopolitismo multirazziale. Non basta dunque essere europei, bisogna andarne fieri e comportarsi di conseguenza, perché essere alti, biondi e con gli occhi azzurri ma privi di spirito non giova a nulla e nessuno, e vediamo tutti in che condizioni pietose versi il Nord Europa, annichilito da una modernità auto-genocida che calpesta il sangue proprio perché figlia di un arido materialismo occidentale. Sangue, suolo, spirito sono inscindibili e rappresentano la via della riscossa per un’Europa esangue preda di tutto e padrona di nulla.

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Accogliere non risolve problemi, li aumenta

Non è un reato migrare, è vero, il reato dovrebbe essere fomentare a farlo

I problemi del terzo mondo non si risolvono con l’emigrazione di massa verso l’Europa, poiché questo serve solo a riversare le grane di quei popoli su noi Europei scatenando guerre tra poveri e altri drammatici disagi (per non parlare della criminalità). Migrare non è un reato, ma rimane sbagliato; reato dovrebbe essere quello di fomentare le migrazioni, svuotando il Sud del globo per farcire all’inverosimile l’Europa, perché chi istiga a migrare non è altro che un parassita che vuole sfruttare gli immigrati per portare avanti l’agenda del mondialismo. I problemi del terzo mondo si risolvono proprio evitando le migrazioni, affinché ogni popolo possa autodeterminarsi a casa propria, al limite con l’aiuto esterno dei Paesi più ricchi e sviluppati. Un aiuto che, comunque, va rivolto anzitutto al controllo delle nascite, perché sappiamo tutti quanto il terzo mondo sia una vera e propria bomba demografica, con ricadute perniciose anche sull’ambiente, oltretutto. Non guasterebbe nemmeno un po’ di sano isolazionismo, a dirla tutta, perché i Paesi industrializzati non devono promuovere nuove forme di colonialismo, anzi, devono mettere quelli in via di sviluppo nelle condizioni di camminare con le proprie gambe. Cosa impossibile fomentando a lasciare l’Africa e dintorni per raggiungere il nostro continente.

 

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Libertà è fare il bene del proprio popolo

Libertà non è fare ciò che più ci pare e piace, è fare il bene del popolo

La libertà si realizza quando si persegue il bene e l’interesse della collettività, di cui gli individui fanno parte, non quando facciamo ciò che più ci pare e piace, a scapito delle nostre comunità. Un individuo può per davvero divenire qualcuno nel momento in cui si realizza all’interno della propria comunità, in armonia con gli altri individui, in nome del benessere collettivo; diversamente, fare i propri comodi in barba alla comunità è anarco-individualismo, il che va a scapito di tutti e tarpa le ali al vero progresso, che per essere tale deve abbracciare i destini di ciascuno. Per questo il comunitarismo è fondamentale, soprattutto oggidì, perché promuovendo solidarietà tra simili sviluppa un forte sentimento identitario, che funge da collante, e avversa fieramente il sistema-mondo, ossia ciò che disintegra le nostre comunità, per fare il gioco del più ricco, del più potente, del più corrotto. Non dobbiamo cadere nella trappola di liberalismo e liberismo poiché la vera libertà sta nel battersi per l’auto-affermazione del proprio popolo, contro ogni stortura mondialista figlia del marciume finanziocratico.

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La libertà, questa sconosciuta

Difendere i reati d’opinione ha poco a che vedere con la libertà

I reati d’opinione, o “d’odio” come li chiamano, sono reati ideologici e politici che limitano gravemente la libertà d’espressione e mettono la mordacchia al dissenso, affinché il popolo si conformi ai dettami di chi comanda senza fiatare. Una legge come la cosiddetta Mancino andrebbe abrogata perché sanziona delle idee, delle opinioni, decidendo arbitrariamente cosa è bene e cosa è male e cosa si può dire e cosa no; oltretutto, si parla di odio ma cos’è l’odio se non un sentimento? Che la legge debba davvero occuparsi di perseguire un mero sentimento? E che dire del reato di vilipendio alla bandiera o del Presidente della Repubblica, leggi dal retrogusto antiquato che pongono l’accento sull’offesa ad un pezzo di stoffa, e ad un ruolo istituzionale messo al di sopra di tutti? Non siamo tutti uguali, scusate? Ci sarebbero da menzionare anche le leggi antifasciste come la Scelba, o l’anti-negazionismo, che si occupano di stroncare argomenti ben poco amati dai vincitori dell’ultimo conflitto mondiale, e qui si capisce che i reati d’opinione sono reati ideologici sanzionati dall’alto e, fondamentalmente, in quanto contrari ai valori promossi dall’antifascismo repubblicano. I tifosi di leggi come la Mancino hanno poco da spacciarsi per paladini della libertà: magari avrebbero condannato al rogo uno come Giordano Bruno…

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