Lucania e Bruzio

Regio III Lucania et Bruttii

Regio III Lucania et Bruttii, formata da parte dell’attuale Basilicata col Cilento e il Vallo di Diano (terre degli italici Lucani) e dall’intero territorio dell’odierna Calabria, l’antico Bruzio italico e greco.

Popoli antichi

I Lucani (dal latino lucus, “bosco sacro, spazio luminoso dello stesso”, dunque “radura” o anche “pascolo”, secondo Mele) erano un antico popolo italico di lingua osca (loquela italica, dunque indoeuropea, del ceppo osco-umbro, affine ad umbro e dialetti sabellici) che abitava parte dell’odierna Basilicata e il Cilento. Si spinsero a sud-ovest sino all’attuale Calabria scontrandosi con i Greci siracusani, e ad est con Taranto. Possiamo trovare l’immagine di un guerriero lucano in un affresco presso una tomba di Paestum.

I Bruzi (secondo Strabone da un etnonimo latinizzato derivato dal locale dialetto osco-umbro col significato di “ribelli”, che suonava Brettioi, alla greca, sebbene qualcuno, come Ferri, ci veda un rimando ad un culto traco-frigio della cerva, da cui il messapico brentésion) erano un antico popolo italico del ceppo osco-sabellico derivato probabilmente, tramite ver sacrum, dai Lucani, e stanziato nella quasi totalità dell’odierna Calabria. Secondo una curiosa leggenda i flagellatori del Cristo sarebbero stati bruzi. Antica capitale del Bruzio è Cosenza, a nord-est della quale si trova la Sila grande, coi suoi scorci nordici.

I Mamertini furono dei mercenari di origine osca (il loro nome deriva da Mamers, il Marte osco, come scrive Giannelli), stanziatisi tra Messina e Reggio Calabria. Giocarono un ruolo di primo piano nello scoppio della Prima guerra punica tra Repubblica romana e Cartagine, come alleati dei Romani in terra siciliana.

Gli Enotri (letteralmente “gente della terra del vino”, per i Greci) erano parte del continuum italico latino-falisco ed erano stanziati tra Campania e Calabria, prima dell’avvento degli Osci. Si suddividevano in Siculi, Morgeti ed Itali; quest’ultimi diedero il nome all’Italia primigenia, che consisteva nella punta estrema della Calabria, col significato di “terra dei giovani tori, dei vitelli”, secondo un noto calco osco-umbro (Víteliú), alludendo probabilmente all’animale totemico delle tribù italiche meridionali. Questa è, chiaramente, la tesi classica, sposata dal Silvestri, poiché esistono altre proposte più recenti come quella di Pittau (origine etrusca) e di Zavaroni (che richiama vitelio- = vitalio- come “federato, aderente alla lega (italica)”). Il Monte Cocuzzo, nell’odierna provincia di Cosenza, era una cima sacra agli Enotri.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

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Apulia e Messapia

Regio II Apulia et Calabria

Regio II Apulia et Calabria, costituita dalla Daunia (Foggiano e Gargano), dalla Peucezia (Terra di Bari), dalla Messapia (Salento), all’epoca chiamata Calabria, con coronimo dal gusto greco, e dall’odierna provincia di Avellino (Irpinia), che però era sannitica. Il toponimo Calabria, nel VII secolo dopo Cristo, passò a designare, coi Bizantini, l’antico Bruzio, mentre la Puglia rientrava nel dominio longobardo.

Popoli antichi

Gli Iapigi (dalla nota radice protoindoeuropea *ap-, “acqua, fiume”, secondo gli studiosi) erano un popolo illirico giunto dai Balcani in Puglia, a cui diedero il nome (il latino Apulia è l’esito osco-sabellico di Japigia, coronimo di origine illirica con assonanze daco-misie). Si suddividevano in Dauni stanziati nel Gargano e nel Foggiano, Peucezi nella Terra di Bari e Messapi nell’odierno Salento. Oria, sita tra Murge e Salento, è il più antico centro iapigio.

I Dauni (secondo Ferri dalla voce indoeuropea dhaunos, “lupo”, loro animale totemico) erano la tribù illirica della Japigia/Apulia posta più a nord (nell’odierno territorio foggiano). Sono noti per le classiche stele daunie, decorate con notissimi simboli indoeuropei quali, ad esempio, lo swastika, il fiore della vita e altri dischi solari, e le immancabili anatrelle, connesse alla celeste ideologia ariana e quindi al culto dei morti (incinerati).

I Peucezi (o Pedicoli, forse da un dispregiativo usato dai Greci e significante “pidocchi”, per Strabone, ma Gemmellaro evoca invece un indoeuropeo peukos, “pino” o “abete”) erano la tribù iapigia centrale nel quadro dell’antica Puglia, ubicati nell’odierna Terra di Bari. La cosiddetta Tomba delle Danzatrici di Ruvo di Puglia, nota per i suoi affreschi, si trova in territorio peuceto.

I Messapi (dalle radici protoindoeuropee *mes-, “mezzo”, e *ap-, “acqua”, dunque letteralmente “luogo tra le acque” o “tra due mari” > Messapia) costituivano la parte terminale meridionale delle tribù illiriche iapigie giunte in Apulia e Salento (l’allora Calabria, alla greca). I Messapi erano situati tra le Murge, parte del Tarantino e ovviamente nel Salento. Animale totemico messapico era la Cervarezza, la cerva bianca, posta a guardia del Fonte Pliniano di Manduria. Interessante notare come il toponimo Brindisi derivi da quello dell’antica Brention messapica il cui significato è “testa di cervo”, con riferimento alla forma del porto, secondo Alessio.

L’antica Calabria (cioè il Salento) era abitata anche da una tribù diversa dagli illirici Messapi quale quella dei Sallentini. Sembrerebbe, a parere di Cosmai, che il toponimo Salento derivi dal messapico col significato di “mare” (latino salum). Il toponimo Calabria, invece, viene tradizionalmente associato alla radice preromana (presumibilmente anariana) *calabra-/galabra- col significato di “roccia, concrezione calcarea”, a parere di Battisti e Alessio. Tacco e punta d’Italia vanno distinti dal Sud intermedio in quanto Meridione estremo greco-italico, assieme alla Sicilia.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

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Lazio e Opicia

Regio I Latium et Campania

Regio I Latium et Campania, costituita dalle subregioni di Campania, Latium vetus e Latium adiectum.

La fondazione di Roma, nel mito come nella storia, parla squisitamente indoeuropeo. Si insiste molto sulla presunta migrazione di genti anatoliche verso l’Italia e sul presunto levantinismo etrusco ma, se proprio vogliamo cercare storicità nel mito, conviene porre (giustamente) l’enfasi sulla natura ariana dell’epos capitolino. Sono temi decisamente derivati dalla mitologia indoeuropea quelli di Romolo e Remo, duo eroico-divino di fratelli legato a una figura sacra femminile che fa da tramite tra uomini e dei (Rea Silvia, sacerdotessa-prostituta), in cui prevarrà Romolo, fondatore di Roma; e così la stessa lupa capitolina che trova paralleli, ad esempio, nell’epos germanico (essendo lupo e cane animali totemici ariani, e quindi anche italici); per non parlare della fondazione di Roma quadrata, dal solco tracciato da Romolo con l’aratro, secondo un rituale tipicamente indoeuropeo. Al mito della fondazione contribuirono anche elementi etruschi ricollegati ad esso grazie all’influsso tirrenico esercitato sulla monarchia romana, ed è in questo che si colloca Enea, figura mitologica troiana, di discendenza etrusca (Dardano), simbolo dell’Idea imperiale che dal mondo ellenico si sposta sulle rive del Tevere. Del resto, i Romani nacquero da Latini e Sabini, cioè dal dominante elemento italico, indoeuropeo, con un contributo – soprattutto culturale – di marca etrusca (cioè di un popolo decisamente indigeno), e proprio grazie alla mediazione dei Rasenna nella Magna Grecia, la romanità assorbì elementi della civiltà ellenica ponendo le basi per divenire faro di civilizzazione per tutto il mondo occidentale, in senso tradizionale.

Popoli antichi

I Rutuli, sudditi del mitico re Turno immortalato nell’Eneide, erano un antico popolo stanziato sulle coste laziali, con capoluogo Ardea. Il loro etnonimo italico (Rudhuli) significa “i biondi, i fulvi” (Devoto) e probabilmente erano un popolo di origine italica o forse ligure (arianizzata). Vennero assorbiti dai Latini, Italici di ceppo latino-falisco.

I Latini (dal latino latus, “esteso”, secondo Alfoldi) erano un antico popolo ariano del ceppo latino-falisco (ascrivibile alla prima ondata italica in Italia) calato nel Latium da nord (i loro antenati erano insediati in Emilia, nell’area delle terramare e della cultura protovillanoviana, originari dell’Europa centro-orientale). Imparentati ad essi troviamo anche i Venetici e i Siculi. Dobbiamo a loro la lingua latina e l’ascesa della potenza di Roma, pur essendo, inizialmente, un insieme di tribù frazionate e stanziate principalmente ad Alba Longa, Ardea, Laurentum, Lavinium, Ostia e naturalmente nella primigenia Roma. Il centro precipuo era la stessa Alba Longa (Alba è un classico toponimo ariano ricorrente in tutta Europa a partire dall’area ligure), nei pressi del Monte Albano, l’altura che sovrasta il lago vulcanico omonimo (Colli Albani); proprio sull’attuale Monte Cavo si trovava il principale santuario delle tribù confederate latine, dedicato a Giove Laziale. Presso il vicino lago di Nemi era invece sito il santuario di Diana Nemorensis, ossia “Diana del bosco sacro”.

I Falisci (“abitanti di Falerii“, da una voce indoeuropea *fal-, “chiarificazione”, secondo Sciarretta, oppure dal latino-etrusco fala, “palo di legno, palizzata, torre di legno”, secondo Pittau) erano un antico popolo dell’Etruria meridionale, appartenente alla prima ondata ario-italica, quella latino-falisca, appunto. Nel loro territorio antico, l’Ager Faliscus (attorno all’odierna Civita Castellana, Viterbo), si erge il Monte Soratte, utilizzato come luogo di culto da parte di Sabini, Capenati, Falisci ed Etruschi; tale montagna sacra divenne nota soprattutto per i riti collegati all’infero Soranus, divinità italica presente anche nella religione romana.

I Capenati (“abitanti di Capena”, per alcuni da un’antica voce italica cape, “conca, avvallamento”) erano un antico popolo ario-italico della prima ondata, la latino-falisca, stanziato nel Lazio centro-settentrionale. Furono alleati di Etruschi e Falisci nelle guerre contro Roma. Nel loro territorio sorgeva il santuario di Lucus Feroniae, presso la stessa Capena, dedicato alla dea sabina Feronia.

Gli Ernici (da una voce osca herna, “pietra”, per Gatti e Picuti) erano un antico popolo del ceppo osco-sabellico che abitava nel territorio del Latium adiectum, tra il Fucino e il fiume Sacco. L’omonima catena montuosa del Subappennino laziale costituisce il confine naturale tra Lazio (Valle Latina) e Abruzzi. Centri principali Alatri, Anagni e Ferentino.

I Volsci (dalla radice ‘vols‘ rintracciabile anche alla base di toponimi etruschi come Volsinii e Velzna, Bolsena e antico nome di Bologna, forse derivante dalla voce fel/vel, “sole, splendore”, per Di Mario) erano un antico popolo italico, del ceppo osco-umbro, abitatori della pianura di Pomezia pur essendo di origine appenninica, nell’area oggi compresa tra la provincia di Roma e quelle di Littoria e Frosinone (centro precipuo Anzio). Danno il nome alla catena pre-appenninica dei Monti Volsci che include Lepini, Ausoni e Aurunci. Il personaggio virgiliano della vergine guerriera Camilla, nell’Eneide, è di etnia volsca.

Gli Aurunci (dal verbo greco ayo, “brucio”, tramite filtro volsco, che ha dato anche l’etnico degli Ausoni con riferimento alle terre vulcaniche da questi abitate, secondo Federico) erano un popolo osco, strettamente imparentato con gli Ausoni, e stanziato a sud dei Volsci, attorno al vulcano Roccamonfina, nel territorio oggi compreso tra il sud del Lazio e il nord della Campania (Terra di Lavoro). Fondarono la federazione di città denominata Pentapoli aurunca. Da essi l’oronimo che indica il gruppo montuoso dell’Antiappennino laziale interamente situato nell’odierno Lazio meridionale. Località aurunche degne di nota sono Gaeta, Formia, Minturno, Itri, Fondi.

Gli Ausoni (il cui etnonimo ha lo stesso etimo di quello aurunco, pur essendo popoli distinti) erano un antico popolo osco (sebbene linguisticamente messi in relazione coi Latini), della medesima stirpe dei limitrofi Aurunci, anch’essi stanziati tra Lazio meridionale e Campania settentrionale. Da loro il nome dei monti omonimi, compresi tra i Lepini a nord e gli Aurunci a sud, nelle province di Littoria e Frosinone. Terracina è importante centro ausonico.

Il nome della Campania deriva dalla città di Capua antica (vedi latino campus, “campo”, per alcuni), una delle città più grandi d’Italia dopo Roma antica. Gli Osci, principale ethnos di quella che era la Campania arcaica aggregata al Latium (Campania felix), erano stanziati nell’entroterra del Golfo di Napoli e appartenevano al ceppo della seconda ondata italica, quella osco-umbro-sabellica. Gli Osci si insediarono sul territorio che era già stato dei latino-falisci Opici (l’Opicia) con cui, pare, condividano l’etnonimo riconducibile al latino ops, “risorsa”, che rimanda anche alla dea dell’abbondanza Ops (vedi Devoto). Dalle farse popolari della città di Atella, le atellane, nacquero i primordi della maschera di Pulcinella, un personaggio della Commedia dell’Arte che, come l’orobico Arlecchino, fonde elementi comici antichi con alcuni tratti infernali (la gobba, il naso adunco, la voce chioccia, la veste da lemure) memoria di antiche ritualità pagane demonizzate dalla Chiesa nel Medioevo. 

Le Matres Matutae erano un antico simbolo preromano della Terra di Lavoro (Liburia) e del resto della Campania, emblemi della feracità del territorio creati dagli Osci. Sono affini all’italica Mater Matuta (dea dell’aurora e del mattino) e accostabili ad un altro simbolo della fertilità della Campania felix: le cornucopie.

La romana Liternum, presso il Lago di Patria, odierno territorio napoletano un tempo abitato dai pre-sannitici Opici, deve il suo nome ad un antico opico loudho-, “popolo” (radice ariana *leudh-, come pel tedesco Leute), che in lingua latina sarebbe Luberno o Liberno, in lingua osco-sabellica Louferno (informazioni tratte da Devoto, Sciarretta e Palmer). La lingua degli antichi Opici apparteneva, con tutta probabilità, alla famiglia delle lingue italiche latino-falische, che includeva gli idiomi di Latini, Falisci, Capenati, Ausoni, Enotri, Siculi.

Teanum Sidicinum, odierna Teano, era l’antica capitale dei Sidicini (che i vecchi etimologisti facevano, assurdamente, risalire ad un eroe fenicio, tale Sydic, da cui anche Sidone), popolo osco-umbro stanziato nell’antichità vicino ai territori di Sanniti e Campani, tra odierno basso Lazio e Campania settentrionale.

Nota: le informazioni storiche, etnografiche e geografiche puntuali sono tratte da Wikipedia.

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L’areale etnico dell’Enotria e della Sardegna

Messapia/Salento

Messapia/Salento. Territori di: Lecce (capoluogo), Brindisi + parte del territorio di Taranto. Dal nome degli apuli Messapi, tribù illirica sorella di Dauni e Peucezi, il cui nome potrebbe significare “popolo che vive in mezzo ai due mari”, con voce indoeuropea.

Simbolo: la Cervarezza, la totemica cerva bianca sacra ai Messapi preposta, secondo la leggenda, alla sorveglianza della grotta di Manduria contenente il Fonte Pliniano. Notare come Brindisi prenda il nome dal messapico brention, “testa di cervo” (per via della forma dell’antico porto), e come presso gli Illiri un altro animale cornuto quale la capra avesse grande importanza (tanto da divenire simbolo dell’Istria e dello schipetaro Skanderbeg).

Bandiera: lo stemma della Terra d’Otranto, giallo-rosso emblema etnico del Salento, costituito dal delfino stizzoso che stringe in bocca il crescente islamico, simboleggiante la resistenza e la vittoria anti-ottomana di quella terra, in collaborazione con gli Aragonesi. Il delfino, peraltro, già antico simbolo associato ai Messapi.

Bruzio/Calabria

Bruzio/Calabria. Territori di: Reggio (capoluogo), Catanzaro, Cosenza (senza la parte settentrionale della provincia), Crotone, Vibo Valentia. Quella che oggi viene indicata come Calabria in antico veniva denominata Bruzio, mentre l’antica dicitura designava la Messapia/Salento. Calabria è coronimo greco utilizzato per esprimere la fertilità del suolo, mentre Bruzio deriva dagli antichi italici Bruzi/Bretti, del ramo osco-umbro, il cui etnonimo sembrerebbe significare “ribelli” (nei confronti dei Lucani).

Simbolo: Capo Colonna, con l’ultima colonna del tempio di Hera Lacinia rimasta eretta.

Bandiera: le croci potenziate normanne con barre d’Aragona (Messapia + Bruzio = Calabria, cromaticamente rosso-dorata, a livello di insegne; il giallo e il rosso sono i più tipici colori dell’Italia centro-meridionale, mediterranei e imperiali).

Sicilia/Trinacria

Sicilia/Trinacria. Territori di: Palermo (capoluogo), Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani + Isole Maltesi. Dal nome degli italici Siculi (famiglia latino-falisca), il cui etnonimo sembra mettersi in rapporto con la voce latina sica/sicula, “pugnale”, ma anche “falcetto da guerra”, arma di questi Indoeuropei.

Simbolo:  il cane, animale totem dei Siculi, ovviamente derivato dal lupo, quasi a simboleggiare la filiazione italica, latino-falisca, del popolo italico di Sicilia. Il lupo è l’animale totemico per antonomasia degli antichi Ario-Italici.

Bandiera: la Trinacria, vessillo etnico della Sicilia. Nobile simbolo denso di significati arii e solari (triscele), neolitici e greci (Gorgone) e romani (le spighe e il cromatismo mediterraneo panormita). Ricordiamo anche la Croce di Malta, insegna delle Isole Maltesi.

Sardegna

Sardegna. Territori di: Cagliari (capoluogo), Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Sassari. Dal nome dei Sardi antichi, anche Shardana/Sherden (parte dei famosi pirati del mare, gli Hyksos), popolo autoctono dell’isola il cui etnico dovrebbe derivare dal teonimo del dio eponimo Sardus (Pater), mitico fondatore della stirpe. Sardus potrebbe quindi valere “creatore dell’universo” (vedi radicale sard-, di origine mediterranea).

Simbolo: la bandiera arborense, antico simbolo del Giudicato di Arborea. L’albero sradicato è un emblema molto caro ai sardisti.

Bandiera: la bandiera dei quattro Mori, vessillo storico della Sardegna. Simbolo della riconquista europea dei territori anticamente sottratti dagli invasori islamici mori e saraceni (i quattro Mori dovrebbero essere quattro teste mozzate di re saraceni, con la benda abbassata sugli occhi in segno di sottomissione).

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L’areale etnico dell’Ausonia

Abruzzo

Abruzzo. Territori di: Pescara/Aternum (capoluogo), Chieti, Teramo, area aquilana orientale + brandello molisano del territorio di Rionero Sannitico (l’Abruzzo linguistico, insomma). Dal nome dei Pretuzi, popolo osco-umbro il cui etnonimo allude all’antico centro teramano di Aprutium, ad indicare una terra ricca di cinghiali, vedi latino aper.

Simbolo: il Guerriero di Capestrano, simbolo artistico dell’Abruzzo. Ritrae un principe-guerriero italico di probabile origine sabellico-picena. Da ricordare che in Abruzzo trovarono spazio gli ario-italici Pretuzi, Vestini, Marsi, Peligni e Marrucini (con un dominio piceno sul Teramano).

Bandiera: il vessillo etnico dell’Abruzzo con il cinghiale (tratto dallo stemma dell’Abruzzo Citeriore, antica unità amministrativa meridionale), un secolare simbolo di questa etno-regione.

Sannio

Sannio. Territori di: Benevento (capoluogo), Avellino, Campobasso, Isernia + Matese, Vulture e territori sannitici pugliesi. Prende il nome dagli Italici osco-umbri Sanniti che come per “Sabelli” (loro sinonimo) e “Sabini” deriva da una radice indoeuropea conservata nel germanico sibja, “parentela di sangue”. Interessante il superstrato longobardo della zona.

Simbolo: il noce “delle streghe”, uno dei simboli più suggestivi del Beneventano, frutto dell’antico tradizionalismo pagano; i Longobardi del Ducato vennero accusati di preservare i loro antichi miti tra cui il culto degli alberi sacri e l’adorazione delle vipere (da cui il Biscione, il simbolo per antonomasia del Popolo Lombardo), uniti al culto di Gòdan. La sopravvivenza della venerazione per dee come Iside, Ecate e Diana fece il resto, portando alle leggende delle janare, le “streghe” beneventane.

Bandiera: un ipotetico vessillo del Sannio potrebbe essere costituito dal cinghiale (stolato), che è simbolo di Benevento, nonché animale totem dei Sanniti (Caudini). Quello dei Pentri era invece il bue e quello irpino il famoso lupo. Cinghiali, buoi, lupi, tutte bestie sacre presso la famiglia indoeuropea italo-celtica.

Opicia/Campania

Opicia/Campania. Territori di: Napoli (capoluogo), Caserta, Salerno, basso “Lazio”, Isole Ponziane. Dal nome dei latino-falisci Opici (assunto poi dagli Italici della seconda ondata, gli Osci), significante “popolo dei lavoratori”. Vedi latino ops, “risorsa”.

Simbolo: il cavallo rampante nero su sfondo dorato, antico simbolo di Napoli.

Bandiera: la Croce Amalfitana, ipotetico vessillo dell’Opicia/Campania tratto dall’emblema della Repubblica marinara campana.

Apulia/Puglia

Puglia/Apulia (detta anche Japigia). Territori di: Bari (capoluogo), Barletta-Andria-Trani, Foggia, Taranto + arcipelago di Pelagosa. Il nome deriva dagli Apuli (Dauni, Peucezi, Messapi), popolo illirico il cui etnonimo latino (Apulia) è l’adattamento dell’originale Japigia, in cui forse si può intravvedere una radice indoeuropea *ap- per “acqua”. Il Salento (Messapia), seppur parte in origine di questo territorio, è più etnicamente e culturalmente affine a Bruzio e Sicilia, e non a caso ebbe per primo dai Greci il nome di Calabria.

Simbolo: animale totemico di Dauni-Peucezi-Messapi (Japigi), molto probabilmente, il lupo (animale nazionale italiano, assieme all’aquila). Questi popoli venivano dalla Tesprozia (Epiro), ed erano di ceppo illirico, collegati da un culto totemico del lupo che affondava le proprie radici nei rituali dedicati a Zeus Lykaios, lo Zeus-lupo.

Bandiera: tratta dal blasone degli Altavilla (azzurro con banda a scacchi rosso e argento), uno dei simboli della Puglia, nonché primo blasone del Regno di Sicilia. Altra potente immagine è quella di San Michele Arcangelo (Capitanata), derivata dalla devozione guerriera dei Longobardi.

Lucania/Basilicata

Lucania/Basilicata. Territori di: Potenza (capoluogo), Matera + Cilento e Calabria settentrionale. Il suo etnonimo nasce dagli italici Lucani, osco-umbri il cui nome allude al lucus latino (da lux), la radura, lo spiazzo nel bosco in cui penetra la luce, e diventa così spazio sacro.

Simbolo: il lupo era animale totemico anche degli antichi Lucani, ramo del gruppo osco-umbro; la sua distribuzione lungo tutto l’arco appenninico, e la sua importanza negli antichi culti italici, fa di questa bestia il principale animale-simbolo d’Italia (il secondo è ovviamente l’aquila reale, “romana”). In alternativa vedrei bene anche il mitologico basilisco, che campeggia oggi nello stemma di Melfi, prima vera capitale normanna del Sud e fedelissima di Federico II di Svevia (sebbene sannitica, più che lucana).

Bandiera: una suggestiva ipotesi di vessillo storico lucano è rappresentata da un’aquila nera sveva su croce normanna potenziata bianca, in campo rosso (Blutfahne).

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L’areale etnico dell’Etruria/Tirrenia

Tuscia/Toscana

Tuscia/Toscana. Territori di: Firenze (capoluogo), Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena e territori minori “umbri”. Dall’etnonimo greco degli Etruschi, chiamati in origine Tyrsenoi, “costruttori di torri”, a partire da un tyrsis, “torre”, sardo-etrusco. E qui ecco l’antico legame tra le due regioni, Toscana e Sardegna, che denota la natura essenzialmente mediterranea/autoctona del popolo tirrenico.

Simbolo: la stele funebre di Aule Feluske, ritrovata a Vetulonia, che raffigura un guerriero etrusco con un classico emblema solare sullo scudo; il cosiddetto “sole delle Alpi” è un simbolo presente in moltissime culture antiche, italiane e non. Da ricordare anche la nota Chimera di Arezzo, con l’iscrizione votiva, sulla zampa anteriore destra, dedicata a Tinia/Tin, il Giove etrusco.

Bandiera: lo stemma di Ugo di Tuscia, margravio di Toscana. Da questo blasone un’ipotetica bandiera regionale a strisce verticali bianco-rosse, un cromatismo comunale ben presente in Lombardia e Toscana medievali.

Corsica

Corsica. Territori di: Aiaccio (capoluogo), Bastia, Corti, Sartena.  Dal nome degli antichi Còrsi, un popolo affine ai Liguri, poi influenzati da Etruschi e Romani (che l’etnonimo abbia a che fare con l’indoeuropeo *krs, “carro da guerra”?). E i moderni Còrsi sono proprio un popolo a metà strada tra Toscani e Liguri, con un certo contributo paleo-sardo. Altro che Francia…

Simbolo: l’antica civiltà torreana, collegata a quella nuragica della Sardegna, il cui simbolo è (come dice il nome) la Torre, ossia una costruzione troncoconica similare al nuraghe. In alternativa il toro, animale sacro non solo presso gli Italici ma anche presso i Liguri (vedi incisioni del Monte Bego). Una leggenda vuole che una donna ligure, Corsa, inseguendo in acqua un toro fuggito dal suo armento giungesse nell’isola che ne prende il nome (Corsica). Un mito, che però suggerisce la filiazione etnica ligure degli antichi Còrsi.

Bandiera: Testa Mora, vessillo della Corsica. Nella bandiera originale il Moro è bendato (in ricordo dei Mori fatti prigionieri, o giustiziati, ai tempi delle Crociate e delle incursioni saracene in Europa), non sbendato, alla faccia del politicamente corretto (medesimo discorso per la bandiera sarda).

Umbria

Umbria. Territori di: Perugia (capoluogo), L’Aquila, Rieti, Terni (la Sabina dunque). Dal nome degli italici Umbri, il cui indoeuropeo etnonimo (come nel caso dell’endonimo ligure Ambrones) sembra avere a che fare con acqua/pioggia/fiumi, come il latino imber, “pioggia”. Interessante notare come la presenza umbra, dunque italica, sia attestata anche in diverse zone del Nord Italia, soprattutto in Emilia.

Simbolo: alcune statuette votive degli antichi Umbri. Si pensa che da questo popolo italico protovillanoviano (osco-umbro, successivo alla prima espansione ario-italica latino-falisca) si siano originati, mediante ver sacrum, Sabini, Piceni e Sabelli (Sanniti). A livello simbologico, degni di nota sono anche i famosi tre ceri di Gubbio.

Bandiera: l’Umbria è una di quelle regioni che per simbolo si ritrova una baggianata senza storia creata quarant’anni fa, che sembra presa in prestito da un supermercato. Sicuramente il Grifone perugino è una insegna ben più seria.

Piceno/Marche

Piceno/Marche. Territori di: Ancona (capoluogo), Ascoli (e Valle del Tronto), Macerata. Dall’etnonimo degli italici Piceni (derivati dagli Umbri), ossia “quelli del picchio”, loro animale totemico (latino picus).

Simbolo: il picchio verde, animale totemico degli antichi Piceni, presente in tutta Italia, dalla suggestiva livrea verde-bianco-rossa.

Bandiera: la croce greca anconitana, gialla su sfondo rosso, un vessillo storico bizantino del Piceno. In alternativa il Cavaliere Armato, che secondo una tradizione rappresenterebbe l’imperatore Traiano, colui che portò l’Impero Romano al suo apogeo.

Lazio

Lazio. Territori di: Roma (capoluogo e capitale d’Italia), Littoria/Latina, Frosinone (ma senza la parte orientale della provincia), Viterbo + Orbetello (tecnicamente Tuscia, ma ormai ampiamente umbro-laziali). Dal nome dei Latini, l’elemento dominante della Stirpe romana antica, rappresenta il fulcro della Saturnia tellus. Parrebbe che l’etnonimo latino derivi da latus, ovvero “esteso”, riferito al territorio pianeggiante abitato e in contrapposizione alla selvaggia natura montuosa del cuore appenninico dell’Italia centrale.

Simbolo: il lupo e l’aquila, due animali totemici indoeuropei fondamentali per il Lazio antico e la regalità di Roma, oggi banalizzati dalle futilità calcistiche. Il primo, animale sacro presso i popoli italici del Lazio e non, può essere simbolo solare (vedi etimologia affine di lupo e luco/luce) e datore di vita (la lupa-nutrice), ma anche forza negativa e minacciosa, il guardiano etrusco degli inferi; la seconda è animale uranico che rappresenta elevazione spirituale, potenza delle legioni romane, e compimento della gloria capitolina, associato direttamente a Giove. Roma si lega intimamente alla Lupa, da cui trae linfa vitale e nutrimento spirituale ponendosi all’inizio della sua storia, mentre il Lazio, epicentro della Saturnia tellus, al più generico lupo italico e all’aquila, colei che simboleggia la forza militare di Roma e della sua espansione.

Bandiera: ispirata al labaro imperiale rosso con alloro e dicitura SPQR dorati, classico cromatismo romano e mediterraneo.

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L’areale etnico della Grande Lombardia orientale (Venethia)

Veneto

Veneto. Territori di: Venezia (capoluogo), Belluno (senza Cadore), Padova, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza + Trento e Trentino orientale (venetofono o misto). Dal nome degli italici Venetici (da una radice indoeuropea *wen che significa “amare” e dunque “i cari, gli amati, gli amabili”), un etnonimo che richiama limpidamente quello dei latino-falisci Venetulani del Lazio.

Simbolo: il cavallo, animale totemico presso gli antichi Veneti, bestia sacra agli Ariani ed emblema della loro forza militare (assieme al carro da guerra).

Bandiera: Leone di San Marco, vessillo storico del Veneto. Nella versione con spada impugnata e libro chiuso rappresenta una simbologia popolarmente intesa come “venti di guerra”. Suggestivo rimando quanto mai attuale.

Rezia cisalpina

Rezia cisalpina/Alto Adige. Territori germanofoni e reto-romanzi (ladini) del Trentino-Alto Adige + Cadore e Val Monastero, con capoluogo Bolzano. Dal nome dei nord-etruschi Reti, dovuto ad un loro capo chiamato Reto (ipotesi peregrina, vedi sotto). Gli Etruschi rappresentano un importante collante etnico nella storia d’Italia. Si potrebbe anche unire Trento e Bolzano in una medesima etno-regione retica cisalpina.

Simbolo: Reitia, antica divinità femminile venetica, forse connessa etimologicamente anche ai Reti; il suo nome sembra ricollegarsi ad una base idronimica indoeuropea (“ciò che è in rapporto col fiume”, da *reito-), oppure alla radice *rekt- indicante il diritto e la scrittura. Dea degli animali (vedi uccelli acquatici ed equini, classici animali-totem ariani), della fertilità, del parto, della salute, del commercio. Ricorda Artemide/Diana e Minerva.

Bandiera: vessillo bianco-blu caricato con l’aquila nera romanica di San Venceslao e quella rossa germanica sud-tirolese, connubio cisalpino tra romanzi e germanofoni. Ricordo che Tirolo è un toponimo cisalpino. In alternativa la bandiera con la sola aquila di San Venceslao, simbolo dell’antico Principato Vescovile di Trento.

Carnia/Friuli

Carnia/Friuli. Territori di: Udine (capoluogo), Pordenone, Portogruaro + Goriziano. Dal nome dei celti Carni, il cui etnonimo ha a che fare con il celtico carn, “mucchio di sassi, pietraia”. Carnia, Carinzia, Carniola sono accomunate da questo popolo.

Simbolo: la tipica femenate epifanica romboidale di Paularo, una antichissima usanza di origine carnica connessa ai riti propiziatori celtici di inizio anno, per favorire un buon raccolto. Nel resto dell’etno-regione vi sono i pignarûi, fuochi epifanici. 

Bandiera: la bandiera storica della Carnia/Friuli, con aquila dorata dal volo spiegato (in origine dotata di capperone) su sfondo blu, che riprende l’insegna dell’antico Patriarcato di Aquileia (dove lo sfondo era rosso in caso di guerra).

Istria/Venezia Giulia

Istria/Venezia Giulia. Territori di: Trieste (capoluogo), Bisiacaria, Carso, Fiume, Isole Quarnerine (qui senza Arbe, essendo più verso la Dalmazia), Istria, Litorale. Dal nome dagli Istri, popolo a metà strada tra Illiri e Venetici, la cui etimologia si collega al nome romano del Danubio, Hister, idronimo indoeuropeo. Ricordo che la Liburnia, compresa tra Istria orientale e Dalmazia settentrionale, era un territorio abitato da Italici.

Simbolo: swastika destrogiro di Nesazio (e la Cultura dei castellieri, borghi fortificati posti su alture, che interessò Friuli, Venezie e Dalmazia, partendo dall’Istria).

Bandiera: il vessillo storico istriano con la capra, simbolo dell’antica regione sin dai tempi romani.

Dalmazia

Il territorio dalmata, per quanto esuli dallo spazio geografico italiano, è per svariati motivi legato al nostro Paese, a cominciare dall’area storica detta Liburnia (tra il Quarnaro e Zara), che già in antico era popolata da Italici (Paleoveneti). La sua sistemazione politica ideale è quella di satellite italiano, a metà strada tra Italia e Iugoslavia. Un po’ come l’Albania. La Dalmazia può essere considerata la nostra storica sponda orientale, ancorché non esattamente Italia. La Serenissima insegna.

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